Brun Fine Art a Milano ospita dal 16 aprile al 15 maggio 2026 Cagli e il simbolo. Nella contemporaneità materica di ABI, una mostra che propone un confronto tra l’opera di Corrado Cagli (1910–1976) e una selezione di oggetti in pietra egiziana concepiti come sculture d’uso da ABI, brand di design contemporaneo che utilizza la pietra, attivo tra Il Cairo e Milano, con la collaborazione di Marmonil. L’esposizione, a cura di Alberto Mazzacchera e realizzata in partnership con l’Archivio Corrado Cagli, trae ispirazione dal simbolo inteso come struttura di pensiero e dispositivo conoscitivo capace di attraversare epoche, linguaggi e materiali.
Nel percorso artistico di Cagli, il simbolo evolve da elemento di allusione narrativa a strumento analitico, emancipandosi dalla rappresentazione per sondare ulteriori dimensioni della realtà e della psiche. Dopo l’esilio, la guerra e il confronto con la cultura newyorkese, l’artista percepisce i limiti di un sistema monologico dell’arte. È in questo contesto che si sviluppa il suo interesse per la geometria non euclidea e per la cosiddetta “quarta dimensione”, concetto che, pur rimanendo utopico, si rivela fertile dal punto di vista creativo. L’ipercubo, nella visione di Cagli, diviene metafora di una pittura capace di suggerire dimensioni oltre il visibile, mentre il cubo rimane misura del tridimensionale.
Le opere esposte, dai dipinti alle sculture fino alle Carte del 1958–59, illustrano questa ricerca: la polverizzazione del colore genera vibrazioni ottiche che dissolvono la distinzione tra materia e immagine, tra bidimensionale e tridimensionale. Pur rimanendo un’illusione di nuova spazialità, il risultato pittorico si traduce in una “liberazione espressiva del segno”, come osservò Enrico Crispolti, collocando Cagli in una posizione centrale rispetto alle prime elaborazioni informali italiane.
In questo scenario si colloca il dialogo con ABI, che unisce tradizione artigianale egiziana e pensiero progettuale europeo trasformando il limestone delle cave di Assuan, già impiegato in epoca faraonica, in oggetti contemporanei. I prodotti, concepiti come sculture d’uso, non si limitano alla funzione pratica ma assumono un ruolo plastico nello spazio. La pietra egiziana diventa materia simbolica, veicolo di memoria e permanenza, che integra funzionalità e valore scultoreo. Se per Cagli il simbolo interroga lo spazio invisibile, per ABI la materia si configura come simbolo silenzioso, principio ordinatore tradotto in forma essenziale.
Un esempio emblematico del progetto è la trasposizione in marmo, curata da Marmonil e autorizzata dall’archivio dell’artista, di una maschera di Cagli originariamente concepita come maquette in cartone. La tiratura limitata a nove esemplari preserva il carattere di unicità dell’opera. La maschera, ricorrente nell’immaginario di Cagli come perimetro tra identità e archetipo, acquisisce nuova presenza plastica: mantiene la struttura originaria del segno e assume, attraverso la densità del marmo, una dimensione di permanenza che si contrappone alla fragilità del materiale originale.
Il progetto espositivo evita toni celebrativi, proponendo invece una lettura critica dell’attualità dell’artista. Cagli, che rifiutò ogni classificazione rigida, affermò la coesistenza dei generi come condizione necessaria della modernità. In un’epoca dominata dall’effimero, la mostra mette a confronto il segno simbolico, che permea di significati atemporali la superficie dell’arte, e la materia, che attraversa i secoli, restituendo al simbolo la capacità di strutturare il tempo.
| Titolo mostra | Cagli e il simbolo. Nella contemporaneità materica di ABI | Città | Milano | Sede | Galleria Brun Fine Art | Date | Dal 16/04/2026 al 15/05/2026 | Artisti | Corrado Cagli | Curatori | Alberto Mazzacchera | Temi | Arte contemporanea, Scultura, Design |
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