Dal 17 marzo al 10 maggio 2026 la Galleria Borghese a Roma riavvia il programma delle mostre dossier con due progetti di ricerca dedicati a opere della collezione e a momenti importanti della storia del museo. Le esposizioni, intitolate Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese, riportano l’attenzione su due capitoli rilevanti della vicenda collezionistica dell’istituzione, tra questioni attributive, storia delle opere e ricostruzione dei contesti storici.
La prima mostra, curata da Lucia Calzona, segna il ritorno nella collezione di una tavola attribuita a Giovan Francesco Penni, l’Allegoria della Buona Speranza, acquistata all’asta il 14 maggio 2025. L’acquisizione si inserisce nel progetto della Galleria Borghese volto a ricostruire l’aspetto originario della propria raccolta attraverso il recupero di opere documentate negli inventari storici del museo. La tavola, di formato centinato, risulta infatti registrata negli inventari seicenteschi della collezione come opera di Raffaello, maestro con cui Penni collaborò strettamente.
L’opera viene presentata nella sala dedicata alla pittura rinascimentale, accanto ai dipinti del maestro umbro e toscano e alle opere della sua cerchia, creando un dialogo con la Carità, il pendant originario oggi conservato in collezione privata. La ricomposizione del dittico, separato alla fine del Settecento, consente di rileggere un passaggio noto della storia della collezione Borghese. La dispersione delle due tavole avvenne infatti nel contesto delle vendite Ottley tra il 1797 e il 1799, quando numerose opere furono alienate sotto la pressione delle vicende napoleoniche.
Accanto alla ricomposizione delle due allegorie, il percorso espositivo propone un approfondimento sulla figura di Giovan Francesco Penni, tra i principali interpreti della diffusione del linguaggio raffaellesco nella Roma del primo Cinquecento. A questo scopo la mostra include l’Adorazione del Bambino con San Giuseppe e San Giovannino, proveniente dall’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, considerata una delle poche opere certe dell’artista. Il dipinto costituisce un importante termine di confronto per lo studio attributivo delle tavole provenienti dalla collezione Borghese. L’integrazione delle tre opere con i capolavori già presenti nella sala consente di delineare un quadro più articolato del funzionamento della bottega di Raffaello, evidenziando le continuità stilistiche e le dinamiche collaborative che caratterizzarono la produzione del gruppo. Il progetto espositivo intreccia così storia del collezionismo, analisi attributiva e riflessione sul lavoro di bottega nel primo Cinquecento.
La seconda mostra è dedicata a Marcello Provenzale da Cento e nasce dalla collaborazione con la Pinacoteca Civica “il Guercino” di Cento, dove il progetto verrà riproposto in una configurazione diversa dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. L’esposizione intende riportare l’attenzione sulla figura dell’artista emiliano, protagonista della rinascita del mosaico nella Roma di Paolo V, in uno dei momenti più importanti del rinnovato interesse per questa tecnica tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. L’iniziativa coincide con il 450° anniversario della nascita di Provenzale, nato a Cento nel 1576. Formatosi inizialmente come pittore, l’artista si specializzò a Roma nell’arte musiva e partecipò, a partire dal 1600, ai cantieri della Basilica di San Pietro. Fu attivo nella Cappella Clementina e nella decorazione della cupola, distinguendosi per la capacità di tradurre in tessere vitree gli effetti pittorici di colore e luce.
Le sue competenze gli valsero incarichi di rilievo da parte di Paolo V, tra cui la realizzazione dello stemma Borghese nella navata della basilica e il restauro della Navicella di Giotto tra il 1617 e il 1618. Nel 1616 il pontefice gli riconobbe ufficialmente l’invenzione di un nuovo metodo per la realizzazione del mosaico, descritto come “un nuovo modo di far mosaico assai diverso e più bello dell’antico”.
Provenzale fu tra i primi a utilizzare il cosiddetto mosaico filato, una tecnica che consentiva di ottenere mezze tinte e sfumature cromatiche particolarmente raffinate. Grazie a questo procedimento l’artista realizzò opere in grado di competere con la pittura, come testimoniano i mosaici da cavalletto Madonna col Bambino del 1600, Orfeo del 1618 e il Ritratto di Paolo V del 1621, oggi conservati alla Galleria Borghese. A questi si affiancano la Civetta con uccelli del 1615, oggi al Museo degli Argenti di Firenze, e il Volto di Cristo, eseguito prima del 1603, già appartenuto alla collezione di Federico Zeri e oggi nella collezione Grimaldi Fava.
In tali opere il mosaico assume anche un valore simbolico legato alla durata della materia vitrea, che diventa strumento di celebrazione dinastica e mezzo di conservazione della memoria. Il ritratto del pontefice, realizzato in tessere vitree, si configura come un oggetto portatile di rappresentazione del potere e dell’identità della casata Borghese. Dopo la morte di Provenzale, avvenuta nel 1639 nel Palazzo Borghese a Campo Marzio, la sua esperienza fu proseguita da Giovan Battista Calandra, che contribuì allo sviluppo dell’arte musiva verso le forme della piena stagione barocca. La mostra costruisce il proprio percorso intorno ai principali capolavori dell’artista e intende restituire il ruolo svolto da Provenzale nella trasformazione del mosaico in un linguaggio aggiornato alle esigenze culturali e religiose della Roma della Controriforma.
| Città | Roma | Sede | Galleria Borghese | Date | Dal 17/03/2026 al 10/05/2026 | Artisti | Giovan Francesco Penni, Marcello Provenzale da Cento | Curatori | Lucia Calzona | Temi | Roma, Seicento, Cinquecento, Galleria Borghese, Arte Rinascimentale |
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.