Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: quattro mostre di sperimentazione e nuove produzioni


Dal 15 aprile al 2026, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino inaugura un ciclo espositivo con opere di Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk. Le mostre approfondiscono linguaggi audiovisivi, materiali tecnologici, scultura e pittura contemporanea.

Il 15 aprile 2026, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino inaugura un ciclo espositivo con quattro mostre personali di artisti internazionali: Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk. Le inaugurazioni saranno accompagnate da un talk dal titolo Framing Problems / Biennale Tecnologia, al quale parteciperanno Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Guido Saracco, Massimiliano Gioni, Hans Ulrich Obrist, Xin Liu e Diego Marcon.

La prima opera in esposizione è Krapfen di Diego Marcon, visibile fino al 2 agosto 2026. Si tratta della prima produzione nata grazie al New Futures Production Fund, collaborazione tra la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e il New Museum di New York, volta a sostenere la realizzazione di nuove opere di rilievo. Marcon, tra gli artisti italiani più riconosciuti a livello internazionale, sviluppa un’indagine sul linguaggio cinematografico, combinando spazio, immagine in movimento e suono. La sua ricerca attinge a generi classici come horror, musical, slapstick comedy e melodramma, integrando riferimenti che spaziano dal cinema strutturale a quello d’intrattenimento.

Krapfen ha per protagonista Violet Savage, un ragazzetto dal genere ambiguo, e quattro indumenti, guanti, foulard, pantaloni e maglione, che animano una coreografia musicale composta da Federico Chiari. L’opera assume una struttura simile a un musical, ispirandosi all’animazione statunitense dell’età d’oro e al teatro d’opera italiano. L’atmosfera fanciullesca si accompagna a un registro perturbante, in cui un dolce diventa pretesto per evocare emozioni di terrore e annientamento. L’opera è stata realizzata in collaborazione con Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society e The Vega Foundation, con il supporto di Sadie Coles HQ Londra e Galerie Buchholz di Berlino, Colonia e New York.

Diego Marcon, Krapfen (2025; [Filmato] video digitale, colore, sonoro durata: 4 min 44 sec, in loop) Crediti fotografici: © Diego Marcon. Su concessione dell’artista, Sadie Coles HQ, London, e Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York. Prodotto da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society, The Vega Foundation
Diego Marcon, Krapfen (2025; [Filmato] video digitale, colore, sonoro durata: 4 min 44 sec, in loop) Crediti fotografici: © Diego Marcon. Su concessione dell’artista, Sadie Coles HQ, London, e Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York. Prodotto da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, The Renaissance Society, The Vega Foundation

La seconda mostra, EXHAUST di Xin Liu, sarà visitabile fino all’11 ottobre 2026. La prima personale in Italia dell’artista cinese residente a Londra, presentata con il supporto curatoriale di Hans Ulrich Obrist e in collaborazione con K11 Art Foundation di Hong Kong, indaga le conseguenze delle aspirazioni tecnologiche e scientifiche attraverso i residui generati dal progresso. Liu esplora detriti spaziali, materiali degradati, codici e organismi alterati, trasformando obsolescenza e scarti in possibilità generative.

Il progetto EXHAUST include opere come The White Stone (2021), un film di venti minuti ambientato in un futuro prossimo, che segue la ricerca di detriti di razzi tra deserti e villaggi remoti della Cina occidentale. Durante le riprese, l’artista ha documentato paesaggi disabitati e frammenti recuperati prima che fossero rimossi dalle autorità. The Map: Karamay (2026) è un arazzo in Vivomer, bioplastica ricavata da biomassa di scarto, in fase di degradazione, che mappa la città natale dell’artista nel Xinjiang, immaginandone l’evoluzione come terreno vivente soggetto a erosione e degrado. Infine, The Lab funge da archivio operativo, contenente testi, diagrammi e modellini che illustrano il ciclo di trasformazione dei materiali e il concetto di metabolismo cosmico, principio guida della mostra.

Veduta dell’installazione The White Stone (2021) The Ground is Falling di Xin Liu. Su concessione dell’artista e Aranya Art Center.
Veduta dell’installazione The White StoneThe Ground is Falling di Xin Liu (2021). Su concessione dell’artista e Aranya Art Center.

June Crespo è protagonista della terza esposizione, Danzante, visitabile anch’essa fino all’11 ottobre. La prima personale istituzionale italiana dell’artista spagnola, a cura di Bernardo Follini, riunisce sculture e installazioni che interagiscono con il corpo e la percezione dei visitatori. I lavori traggono ispirazione dai fiori iris e uccello del paradiso, ma senza intento naturalistico, e privilegiano le superfici e le texture rispetto alla pittura. Crespo concepisce i materiali come agenti autonomi e si definisce assistente del proprio lavoro, costruendo esperienze viscerali che coinvolgono il visitatore nella spazialità e nella corporeità degli oggetti.

Le opere di Crespo, realizzate in gesso, bronzo, cemento e tramite scansioni 3D, combinano elementi organici con materiali industriali e tessuti personali, creando un dialogo tra natura e tecnologia. Tra i lavori principali figurano Molar (2024), che intreccia bronzo, acciaio e tessuto, The Dancing Column II (2025), composta da pilastri di cemento annidati, e TW, TG 2025 III (2025), griglia di teloni industriali forati da tubi. La ripetizione e la coreografia spaziale degli oggetti stimolano il movimento e l’osservazione del pubblico, favorendo un’interazione dinamica e non prescrittiva. La mostra Danzante di June Crespo è stata realizzata e coprodotta in collaborazione con la Secession di Vienna, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e il MO.CO. di Montpellier.

June Crespo, Danzante (2025)
June Crespo, Danzante (2025)

Infine, Theatre of the mind di Lenz Geerk, visitabile fino all’11 ottobre 2026, costituisce la prima personale in Italia dedicata alla pittura dell’artista. Geerk sviluppa figure, oggetti e paesaggi in atmosfere silenziose e introspettive, dove il significato emerge da tensioni emotive sottili più che da narrazioni esplicite. La pittura di Geerk privilegia colori pastosi e sfumature controllate, costruendo immagini sospese e sognanti. Le opere presentano corpi e nature morte collocati in spazi psicologicamente densi, evocando momenti intimi e soglie tra presenza e assenza.

Attraverso ritratti, nature morte e paesaggi ricorrenti, Theatre of the mind documenta la ricerca disciplinata ed evocativa di Geerk, concentrata sulle complessità del vedere e del fare. La mostra offre una visione esaustiva del suo approccio, in cui ogni elemento contribuisce alla rappresentazione di esperienze sensoriali e psicologiche, configurando la pittura come processo continuo e come forma di registrazione del tempo e della condizione umana.

Lenz Geerk, Nude (2022; acrilico su tela, 30 x 24 cm)
Lenz Geerk, Nude (2022; acrilico su tela, 30 x 24 cm)



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