Gli effetti della distruzione ambientale negli scatti di Nick Brandt, alle Gallerie d'Italia di Torino


Per la prima volta, alle Gallerie d’Italia di Torino, i quattro capitoli della serie fotografica globale di Nick Brandt sugli effetti della distruzione ambientale su persone, animali e paesaggi. 

Alle Gallerie d’Italia di Torino, dal 18 marzo al 6 settembre 2026, è visitabile la mostra Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno, a cura di Arianna Rinaldo. Il progetto espositivo è dedicato a uno dei più significativi fotografi contemporanei impegnati nell’affrontare, attraverso il linguaggio artistico, i temi della crisi climatica e della devastazione ambientale.

Avviata nel 2020, nel pieno della pandemia, The Day May Break è una serie fotografica globale articolata in quattro capitoli, che segna una nuova fase nel percorso artistico di Brandt. Il progetto concentra l’attenzione su persone, animali e paesaggi segnati dagli effetti della distruzione ambientale, in aree del pianeta che, pur contribuendo in minima parte al cambiamento climatico, ne subiscono le conseguenze più gravi e sproporzionate.

Per la prima volta alle Gallerie d’Italia di Torino, i quattro capitoli della serie sono presentati insieme in un percorso immersivo composto da 63 fotografie di grande formato, che offrono una visione intensa e allo stesso tempo poetica di ciò che resta del mondo naturale e di ciò che, nonostante tutto, continua a suggerire una possibilità di speranza. Il quarto capitolo della serie è stato realizzato su commissione di Intesa Sanpaolo.

Nick Brandt (Londra, 1964) è un artista fortemente impegnato, il cui sguardo unisce rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Fin dagli inizi degli anni Duemila, la sua ricerca artistica si concentra sulla progressiva scomparsa della natura e sulle conseguenze devastanti delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, siano essi animali o persone. Il lavoro di Brandt si distingue per un metodo rigoroso e accurato: ogni capitolo nasce da mesi di preparazione, pianificazione e collaborazione con team locali che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, mentre luce e atmosfera derivano dall’attesa del momento ideale e dalla capacità di reagire agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi segue un lungo processo di stampa e selezione delle immagini, con l’obiettivo di instaurare un dialogo diretto e profondo con il pubblico.

Nick Brandt, Fatuma, Ali and Bupa, Kenya (2020) © Nick Brandt
Nick Brandt, Fatuma, Ali and Bupa, Kenya (2020) © Nick Brandt
Nick Brandt, Jame and People in Fog, Bolivia (2022) © Nick Brandt
Nick Brandt, Jame and People in Fog, Bolivia (2022) © Nick Brandt

Chapter One, The Day May Break (2021), realizzato in Kenya e Zimbabwe, è ambientato in santuari che accolgono animali salvati dalla distruzione degli habitat naturali e dal bracconaggio. In queste fotografie, animali e persone colpite dagli effetti del cambiamento climatico, sfollate a causa di cicloni devastanti o impoverite da prolungate siccità, vengono ritratti insieme nello stesso scatto. Le immagini, sospese e quasi irreali, raccontano una dignità condivisa e un comune sentimento di perdita.

Chapter Two, Sanctuary (2022), fotografato in Bolivia, prosegue questa riflessione in un altro contesto geografico. In un Paese caratterizzato da un’enorme biodiversità ma sempre più minacciato da incendi, inondazioni e siccità, Brandt ritrae individui e animali segnati dagli effetti del collasso climatico, accomunati da un destino condiviso affrontato con resilienza e dignità. Con SINK / RISE, Chapter Three (2023), realizzato nell’arcipelago delle Fiji, il fotografo volge lo sguardo verso il futuro imminente. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua mentre compiono gesti quotidiani, rappresentano le comunità che nei prossimi decenni rischiano di perdere terre, abitazioni e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare. Alla bellezza dell’ambiente marino si accompagna una tensione silenziosa che suggerisce l’idea di una perdita imminente.

Il percorso espositivo si conclude con The Echo of Our Voices, Chapter Four (2024), realizzato in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo. In questo capitolo Brandt ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. Il paesaggio desertico diventa simbolo della crescente scarsità d’acqua, aggravata dal cambiamento climatico. Le immagini restituiscono scene di forza collettiva, dignità e speranza, mettendo in evidenza la resilienza e il desiderio condiviso di costruire un futuro migliore.

Una sezione della mostra è dedicata al dietro le quinte del lavoro di Nick Brandt, per offrire al pubblico l’opportunità di entrare nel processo creativo dell’artista e di comprenderne la complessità produttiva. Attraverso fotografie e un contenuto video realizzati durante le fasi di lavoro nei diversi Paesi coinvolti, questa parte dell’esposizione consente di scoprire l’impegno e il lavoro necessari per realizzare ogni immagine, in cui esseri umani e animali sono stati fotografati contemporaneamente all’interno della stessa scena.

Nick Brandt, Onnie and Keanan on Seesaw, Fiji (2023) © Nick Brandt
Nick Brandt, Onnie and Keanan on Seesaw, Fiji (2023) © Nick Brandt
Nick Brandt, Aisha and Mariam, Giordania (2024) © Nick Brandt
Nick Brandt, Aisha and Mariam, Giordania (2024) © Nick Brandt

La mostra si propone dunque come un appello silenzioso ma urgente: attraverso immagini di straordinaria forza visiva ed emotiva, Nick Brandt invita a riconoscere una verità spesso ignorata, ovvero che il destino degli esseri umani, degli animali e dell’intero pianeta è profondamente e indissolubilmente interconnesso.

Il catalogo della mostra, pubblicato da Società Editrice Allemandi in italiano e in inglese, include un saggio della curatrice e testi scritti in prima persona dal fotografo. L’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi e incontri gratuiti inseriti nel public program #INSIDE, che si svolgerà ogni mercoledì presso il museo. Il 18 marzo, giorno dell’inaugurazione della mostra, alle ore 18.30 nella sala immersiva del museo si terrà una conversazione tra l’artista Nick Brandt e la curatrice Arianna Rinaldo.

“Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt”, ha dichiarato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia. “Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa di un viaggio che per la prima volta viene svelato integralmente al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che, grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini, aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica, senza rinunciare a una possibile ”luce alla fine del giorno“. Il museo di Piazza San Carlo continua ad ospitare lavori originali, collaborando con i più importanti fotografi internazionali”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraNick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno
CittàTorino
SedeGallerie d'Italia di Torino
DateDal 18/03/2026 al 06/09/2026
ArtistiNick Brandt
CuratoriArianna Rinaldo
TemiFotografia, Torino



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