Dal 19 aprile al 21 giugno 2026, le sale del Castello Gamba di Châtillon (Aosta) accolgono un’esposizione che approfondisce la relazione artistica e personale tra Gio’ Pomodoro (Giorgio Pomodoro; Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002), figura centrale della scultura del XX secolo, e la Regione Valle d’Aosta. L’iniziativa, intitolata Sole caduto Aosta. Gio’ Pomodoro, inserita nel progetto espositivo denominato Détails, nasce con l’intento di valorizzare il patrimonio artistico permanente del museo attraverso approfondimenti tematici mirati. Curata da Stefano Bruzzese, la mostra ricostruisce un capitolo significativo dell’attività del maestro marchigiano, focalizzandosi su una serie di lavori che testimoniano la sua costante attenzione per il paesaggio e lo spazio pubblico valdostano. Il fulcro dell’intero percorso è rappresentato dallo studio per un progetto di riqualificazione per Piazza Roncas ad Aosta, una visione architettonica e plastica concepita tra il 1998 e il 2002 che, a causa della scomparsa dell’artista, è rimasta allo stato di proposta ideale senza mai trovare un’attuazione concreta. Per la prima volta, il pubblico ha la possibilità di ammirare materiali precedentemente conservati nei depositi del museo e mai esposti in precedenza, tra cui spicca l’imponente modello di Sole caduto Aosta realizzato in marmo di Trani, l’opera al centro della mostra. Accanto a questa struttura sono presentati quattro disegni eseguiti a china che illustrano la genesi dell’idea, permettendo ai visitatori di comprendere come l’artista intendesse trasformare uno snodo urbano allora degradato in un luogo di sosta e aggregazione sociale.
La mostra non si limita però a documentare l’intervento, ma approfondisce le idee alla base della scultura Sole caduto Aosta, opera in marmo che avrebbe dovuto costituire l’elemento centrale del nuovo spazio cittadino. A completare la narrazione contribuiscono prestiti da collezioni private e dall’Archivio Gio’ Pomodoro, come una versione in bronzo lucido del sole e il grande acquerello Solvecchio, realizzato nel 1998 per la Biennale del Cairo. L’esposizione è il risultato di una stretta collaborazione tra la Struttura Patrimonio storico-artistico della Soprintendenza regionale, diretta da Viviana Maria Vallet, e gli eredi dell’artista, in particolare il figlio Bruto Pomodoro. Oltre alla visita tradizionale, la programmazione prevede una serie di eventi collaterali, tra cui percorsi guidati con il curatore e laboratori didattici pensati per avvicinare i bambini al linguaggio plastico della scultura. Attraverso questi documenti e opere, la rassegna restituisce l’immagine di un artista che ha saputo dialogare con la storia antica della città di Aosta, cercando di integrare le sue forme contemporanee con i resti archeologici della porta romana sottostante la piazza. L’evento rappresenta dunque un’occasione per riscoprire non solo la grandezza di uno scultore internazionale, ma anche la vitalità culturale di un territorio che ha saputo attrarre e ispirare i maggiori protagonisti dell’arte moderna. La scelta di esporre questi “dettagli” della collezione regionale conferma la missione del Castello Gamba come centro di ricerca e conservazione dinamica, capace di far riemergere storie di progetti ambiziosi e visioni utopiche che continuano a interrogare il presente delle nostre città.
La ricerca plastica di Gio’ Pomodoro ha trovato nel tema dell’astro solare un perno concettuale e simbolico attorno al quale si è sviluppata una parte fondamentale della sua produzione a partire dai primi anni Settanta. Per lo scultore, il sole non rappresentava soltanto un soggetto figurativo, ma veniva inteso come un principio generatore di energia e una misura universale capace di regolare i ritmi del cosmo e dell’esistenza umana. L’artista definiva le sue figure solari come una fabbrica senza proprietari, una metafora che sottolineava la natura libera e collettiva di una fonte luminosa che appartiene a tutti e non può essere soggetta a possesso individuale. Questa visione, carica di implicazioni etiche e sociali, portò Pomodoro a concepire i suoi interventi non come oggetti isolati, ma come luoghi scolpiti, spazi praticabili dove la comunità poteva ritrovarsi e vivere l’arte in modo quotidiano e condiviso. All’interno di questo vasto ciclo, l’artista esplorò le forme dell’astro attraverso rigorose applicazioni geometriche e matematiche, distillando la complessità dell’universo in tre direttrici fondamentali: la linea verticale, quella orizzontale e il cerchio. Le opere nate da questa indagine si presentano spesso come solidi geometrici che sembrano scaturire da una massa informe, evocando le forze dinamiche che governano la materia. Pomodoro parlava deliberatamente di soli al plurale, riconoscendo che l’immagine dell’astro muta continuamente in base alla sensibilità di chi lo osserva e ai contesti culturali in cui viene celebrato.
La sua ricerca lo spinse ad analizzare antiche tradizioni e sistemi simbolici, come dimostrano i riferimenti iconografici che partono dal Sole di Cerveteri del 1971 per arrivare alle dediche a scienziati e filosofi come Galileo Galilei e Keplero. In questi lavori, la precisione dei calcoli astronomici si fonde con una tensione poetica altissima, traducendo l’astrazione del numero in una forma tangibile e monumentale. Un aspetto cruciale di questa sperimentazione riguarda il contrasto tra il moto ascendente del sole verso lo zenit e la sua deposizione sul piano orizzontale.
Se alcune sculture celebrano l’impeto verticale dell’astro, opere come Sole caduto Aosta rappresentano la polarità opposta: un sole che si posa a terra, non per indicare una sconfitta, ma per segnare un momento di transizione ciclica simile all’alba o al tramonto. In queste creazioni, il marmo o il metallo vengono lavorati per esaltare il dialogo tra superfici perfettamente levigate e zone sbrecciate o non rifinite, un richiamo evidente alla lezione michelangiolesca del non finito. Questo contrasto materico simboleggia la tensione costante tra l’ordine geometrico del pensiero e il cataclisma originario della natura. Attraverso il ciclo dei soli, Pomodoro ha dunque costruito un linguaggio universale che parla di rinascita e di energia vitale, trasformando la pietra in un campo di forze visibili. La presenza di queste opere nelle collezioni valdostane sottolinea come l’artista considerasse il territorio montano un ambiente ideale per la sua statuaria pubblica, capace di armonizzarsi con i materiali locali come il marmo verde della valle. In definitiva, i soli di Pomodoro rimangono testimonianze di un umanesimo contemporaneo che cerca di riportare la misura del mondo alla scala dell’uomo e del suo abitare lo spazio comune.
In mostra anche l’opera Sole Serpente, che occupa un posto di eccezionale rilievo nel percorso di Gio’ Pomodoro, rappresentando un momento di svolta sia tecnica che storica nel suo legame con la Valle d’Aosta. Realizzata nel 1988, questa scultura segna l’unica occasione in cui l’artista si è cimentato con la lavorazione dell’acciaio, un materiale che richiedeva competenze industriali specifiche e un approccio plastico differente rispetto al marmo o al bronzo. La genesi del lavoro è legata a un evento singolare nella storia dell’arte italiana: la partecipazione della Valle d’Aosta alla quarantatreesima edizione della Biennale di Venezia con un proprio padiglione dedicato, caso unico di una comunità regionale ammessa tra le grandi rappresentanze nazionali. L’iniziativa era nata dalla volontà dell’amministrazione regionale di rispondere alla crisi del settore siderurgico puntando sul connubio tra arte e industria. Pomodoro venne invitato a collaborare con le storiche acciaierie DeltaCogne di Verrès, dove trascorse un periodo di intensa attività lavorando a stretto contatto con le maestranze locali per sperimentare l’antico processo della fusione a cera persa applicato all’acciaio inox. Il risultato fu una serie di fusioni che riuscirono a conferire al metallo industriale la stessa espressività e qualità plastica solitamente riservata al bronzo.
Dal punto di vista iconografico, Sole Serpente sviluppa una complessa indagine sul tema mitologico del conflitto tra l’aquila e il serpente, simboli universali del contrasto tra spirito e materia, tra luce e oscurità. Nella visione di Pomodoro, il sole si manifesta come l’elemento aereo che cerca eroicamente di liberarsi dalla morsa dell’elemento ctonio, ovvero terrestre, rappresentato dalle spire serpentine che trattengono ancora frammenti di materia informe. La struttura della scultura è caratterizzata da una torsione a spirale che conferisce un senso di dinamismo e di slancio verso l’alto, richiamando il moto apparente dell’astro verso lo zenit. Questa composizione servì inoltre come studio preparatorio per Sole Aerospazio, l’opera monumentale in bronzo commissionata dalla società Aeritalia e donata alla città di Torino nel 1989. La versione di Sole Serpente conservata al Castello Gamba, in acciaio patinato, permette di apprezzare pienamente la sensibilità dell’artista per la materia riflessiva, che trasforma la scultura in una sorta di reliquia luminosa capace di catturare e restituire la luce circostante. Il confronto tra questa edizione in metallo e i modelli in marmo di Carrara evidenzia come Pomodoro fosse in grado di declinare lo stesso concetto plastico attraverso linguaggi materici differenti, mantenendo intatta la potenza espressiva di un’opera che sembra tradurre la lezione dei Prigioni di Michelangelo nel vocabolario dell’informale novecentesco. L’acquisizione della scultura da parte della Regione al termine della Biennale di Venezia ha sancito definitivamente l’ingresso di questo capolavoro nel patrimonio collettivo valdostano, testimoniando una stagione di straordinario fervore culturale in cui l’arte è stata utilizzata come strumento di riscatto e di valorizzazione delle eccellenze tecniche del territorio. Sole Serpente resta dunque un simbolo della capacità della scultura di dialogare con la realtà produttiva, trasformando un prodotto della siderurgia in un oggetto di altissima tensione poetica e filosofica.
“La mostra Sole caduto Aosta. Gio’ Pomodoro”, dichiara la soprintendente Laura Montani, “offre l’occasione per approfondire un capitolo significativo della presenza dell’artista marchigiano nel nostro territorio e per valorizzare alcuni materiali di particolare interesse conservati nelle collezioni regionali. Dopo la fusione alla DeltaCogne dell’opera Sole Serpente nel 1988, il legame di Pomodoro con la Valle d’Aosta è andato rafforzandosi fino a tradursi nel progetto di riqualificazione di Piazza Roncas ad Aosta, di cui la Regione conserva oggi un prezioso modello progettuale, insieme a disegni preparatori e a un bozzetto per la scultura Sole caduto Aosta. Su Piazza Roncas, peraltro, si affaccia l’omonimo palazzo, decorato con preziosi cicli ad affresco, oggetto di un recente intervento di restauro e rifunzionalizzazione e attualmente sede della Soprintendenza per i Beni e le attività culturali. Attraverso la presentazione di questi materiali, affiancati alle opere già presenti nel percorso museale, la mostra consente di restituire al pubblico una testimonianza significativa della ricerca plastica di Pomodoro e del suo dialogo con lo spazio urbano e con l’architettura della città. Allo stesso tempo, l’esposizione conferma l’importanza del lavoro di studio, conservazione e valorizzazione svolto dal Castello Gamba sulle proprie collezioni, rendendo accessibili al pubblico documenti e opere che contribuiscono ad arricchire la conoscenza della storia artistica recente della Valle d’Aosta”.
“Sul nascere del nuovo millennio, a seguito della mostra personale del 1998 tenutasi al Centro Saint-Benin”, ricorda Bruto Pomodoro, “Gio’ propose alla Giunta regionale di intervenire nel progetto di riqualificazione di Piazza Roncas, proprio di fronte al Museo Archeologico. Sfortunatamente il ‘luogo scolpito’ – come mio padre amava chiamare le piazze che andava a progettare – rimane a tutt’oggi un luogo utopico, insieme ad altre due grandi opere pubbliche mai realizzate, commissionate dai Comuni di Colle di Val d’Elsa e di Taranto, a causa della prematura dipartita di mio padre nel dicembre del 2002. Di questo ‘passaggio’ rimane fortunatamente una documentazione esaustiva, oggi nucleo centrale del progetto espositivo a cura del professor Stefano Bruzzese; a queste opere l’Archivio Gio’ Pomodoro ha affiancato un altro ‘Sole’ iconico della produzione plastica dello scultore (Sole Aosta in bronzo lucido) e una grande carta acquerellata intitolata Solvecchio, opere coeve alla progettazione di Piazza Roncas. Il visitatore sarà così guidato attraverso un percorso attentamente studiato, corredato da tavole sinottiche ad ausilio di un’interpretazione scientifica sul lavoro dello scultore, incentrato sulla figura del grande astro – il Sole – fabbrica comune senza proprietari che irradia energia e luce a tutte le genti”.
| Titolo mostra | Sole caduto Aosta. Gio’ Pomodoro | Città | Châtillon | Sede | Castello Gamba | Date | Dal 19/04/2026 al 21/06/2026 | Artisti | Gio' Pomodoro | Curatori | Stefano Bruzzese | Temi | Novecento, Scultura, Valle d'Aosta, Arte Moderna |
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