Koen Vanmechelen presenta a Palazzo Rota Ivancich la sua prima esposizione personale di sculture a Venezia, in occasione della 61ª Biennale di Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Intitolata We Thought We Were Alone (Pensavamo di essere soli) e a cura di James Putnam, l’esposizione riunisce oltre quaranta tra sculture e installazioni inedite, concepite appositamente per gli spazi di questo storico edificio.
Superando una visione centrata esclusivamente sull’essere umano, la mostra vuole indagare il rapporto in continua evoluzione tra organismi viventi e ambiente inorganico. Sui tre livelli del palazzo, i visitatori avranno la possibilità di confrontarsi con i temi fondamentali della ricerca artistica di Vanmechelen: l’incrocio, l’ibridazione e l’identità, interpretati attraverso la sua idea di un Rinascimento cosmopolita.
Il palazzo diventerà parte dell’opera espositiva. Le sue trasformazioni e i restauri accumulati nel corso dei secoli riflettono la questione centrale della mostra: in che modo esistiamo in relazione agli altri? Attraversando ambienti stratificati, il visitatore percepisce l’edificio come un “bozzolo”, uno spazio in cui le forme si dissolvono, si riorganizzano e riemergono trasformate.
Materiali come bronzo, marmo, vetro, fotografia e video instaurano un dialogo tra passato e futuro, tra individuo e collettività, tra materia e forma. Le sculture di matrice classica vengono rilette e accostate a figure animali, creando intrecci tra biologia e cultura, dimensione locale e globale, isolamento e solidarietà.
Questa mostra rappresenta un ulteriore sviluppo nella pratica artistica di Vanmechelen. Le opere prendono spunto da reinterpretazioni di sculture classiche, come Medusa o le Tre Grazie, ma si spingono oltre, concentrandosi sul modo in cui l’arte si costruisce attraverso relazioni e processi collaborativi. Piuttosto che esistere come entità isolate, le opere emergono da una rete di connessioni umane, animali ed ecologiche, in cui la comunità assume un ruolo fondamentale nella produzione di significato.
“Per secoli abbiamo creduto di essere soli. Ci siamo immaginati al centro di ogni cosa: la misura del progresso, gli artefici della pace, i custodi del paradiso e l’apice dell’evoluzione. Man mano che la mostra si dipana, gli animali si rivelano non come metafore o reliquie, ma come messaggeri di una verità diversa. Nel loro sguardo, ci confrontiamo con il prezzo della nostra domesticazione: come abbiamo domato il mondo e, così facendo, abbiamo perso la nostra selvatichezza”, afferma Vanmechelen. “Non si tratta di nostalgia per un Eden perduto, ma di un confronto con i limiti dell’eccezionalismo umano. La natura non ha bisogno della nostra pietà, ma solo della nostra volontà di coesistere. La chiave per la sopravvivenza non è la conquista, ma la reciprocità e l’ibridazione”.
“Vanmechelen non si limita a illustrare l’idea di una vita interconnessa; piuttosto, crea le condizioni affinché essa si manifesti in modo visibile. Mettendo in scena ibridi, soglie e sistemi fragili all’interno del palazzo, trasforma una premessa familiare in un’esperienza fisica: una continua negoziazione tra forma e trasformazione”, spiega il curatore James Putnam.
Inoltre una sala sarà interamente dedicata al Wild Gene Festival, nato dalla collaborazione con il musicista senegalese Youssou N’Dour. Presentato inizialmente nell’agosto 2025 presso LABIOMISTA, il progetto si è evoluto in una performance condivisa: la musica dal vivo di Youssou N’Dour e Le Super Étoile de Dakar si è intrecciata con la creazione, in tempo reale, di una grande tela di nove metri realizzata da Vanmechelen. Nella sede veneziana, installazioni e video restituiscono l’esperienza della comunità che ha reso possibile il festival, dando vita a uno spazio collettivo fatto di musica, ritualità e creatività condivisa.
| Titolo mostra | Pensavamo di essere soli | Città | Venezia | Sede | Palazzo Rota Ivancich | Date | Dal 09/05/2026 al 22/11/2026 | Artisti | Koen Vanmechelen | Curatori | James Putnam | Temi | Arte contemporanea, Venezia |
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