Dal 28 marzo al 27 settembre 2026 l’Antiquarium Comunale di Centuripe (Enna) ospita la mostra Sicilia. Un’isola, tante Sicilie. Fotografia, memoria e patrimonio culturale nell’opera di Armando Rotoletti, un progetto espositivo che si propone come una delle più ampie ricognizioni sul lavoro del fotografo Armando Rotoletti (Messina, 1958), costruita attraverso oltre trent’anni di ricerca sull’isola. L’iniziativa, promossa dal Comune di Centuripe in collaborazione con Rjma Progetti culturali e realizzata con il contributo dell’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, si fonda su un assunto preciso: la fotografia può essere intesa come strumento di indagine scientifica, capace non solo di documentare ma di interpretare il territorio, la memoria e le trasformazioni sociali. In questa prospettiva, il lavoro di Armando Rotoletti si configura come un corpus coerente e stratificato, maturato nel tempo attraverso una frequentazione costante e personale della Sicilia.
Nato a Messina nel 1958, Rotoletti è stato costretto a lasciare l’isola in giovane età per ragioni professionali, senza tuttavia interrompere il legame con la propria terra. È proprio questa distanza a trasformarsi nel motore di una ricerca che, a partire dalla fine degli anni Ottanta, assume la Sicilia come campo privilegiato di osservazione. I viaggi realizzati per importanti magazine italiani si intrecciano con progetti personali, dando origine a una lunga narrazione visiva che evita ogni pretesa di esaustività per concentrarsi invece su uno sguardo dichiaratamente soggettivo, ma al tempo stesso rigoroso e coerente.
La mostra riunisce una selezione significativa di immagini realizzate nell’arco di oltre tre decenni, che nel loro insieme restituiscono una visione della Sicilia come “isola-mondo”. Non un’entità unitaria, ma un insieme complesso e plurale, attraversato da contrasti, stratificazioni storiche e dinamiche antropologiche. È in questo senso che Rotoletti parla di “Sicilie”, al plurale: ogni territorio, ogni comunità, ogni paesaggio umano contribuisce a definire identità differenti, spesso coesistenti e talvolta in tensione tra loro.
Le fotografie non si limitano a registrare luoghi, volti o oggetti, ma restituiscono pratiche e rituali, gesti quotidiani e forme di resistenza culturale. In esse si coglie una dimensione che va oltre la documentazione, configurandosi come costruzione di un patrimonio culturale, materiale e immateriale. Il progetto assume così una valenza che è al tempo stesso estetica, conoscitiva e politica, nel senso più ampio del termine.
Secondo l’interpretazione dello storico dell’arte Tomaso Montanari, la Sicilia che emerge da queste immagini rappresenta un antidoto all’omologazione globale. Una realtà in cui il tradizionalismo non coincide con l’arretratezza, ma può configurarsi come una forma avanzata di pensiero, capace di valorizzare la diversità come elemento fondamentale dell’esperienza umana. “Lo sguardo di Rotoletti”, dice, “parifica uomini e cose, li inserisce in un repertorio memoriale che non gerarchizza, ma mette in relazione. È uno sguardo sensibile, allenato alla complessità, capace di cogliere l’unicità dei dettagli senza mai perdere la visione d’insieme. Proprio per questo, il valore scientifico del lavoro non risiede solo nella documentazione, ma nella capacità interpretativa dell’autore, nella costruzione di punti di vista che stimolano una comprensione critica del territorio”.
La scelta del bianco e nero e di una forma espressiva volutamente classica rafforza questa lettura. Le immagini appaiono sospese nel tempo, inducendo lo spettatore a interrogarsi sulla loro collocazione cronologica. Ciò che sembra appartenere a un passato remoto si rivela invece contemporaneo, generando uno scarto percettivo che diventa uno degli elementi centrali del lavoro. Le fotografie si configurano così come “ambasciatrici di un altro tempo”, secondo una definizione che Italo Calvino aveva utilizzato per descrivere l’opera di Carlo Levi e che viene qui ripresa da Montanari.
In questa sospensione temporale si colloca una delle chiavi interpretative più fertili della ricerca di Rotoletti: la capacità di mostrare ciò che esiste ancora, ma che rischia progressivamente di scomparire. Il suo sguardo costruisce un repertorio memoriale in cui uomini e cose sono posti sullo stesso piano, senza gerarchie, in una rete di relazioni che restituisce la complessità del reale.
La mostra si presenta dunque come un percorso articolato, in cui la narrazione visiva si sviluppa lungo una linea temporale estesa, mettendo in relazione immagini realizzate in contesti diversi ma unite da una medesima intenzione. In questo senso, il progetto dialoga anche con l’attività editoriale dell’artista, che negli ultimi vent’anni si è concentrato sulla produzione di libri fotografici di ampio respiro.
Tra questi, Casa della Carità. I volti le storie del 2005 racconta l’esperienza della fondazione di don Colmegna, mentre Barbieri di Sicilia del 2007 esplora le ultime botteghe tradizionali dell’isola. Con Gente di Barbaresco del 2013 si apre un percorso dedicato ai distretti agroalimentari italiani, proseguito con lavori come Circoli di conversazione a Biancavilla, Valelapena e Scicli, città felice. A questi si aggiungono progetti come Vino e gente dell’Etna, Il volto dell’IO, Noto. Le pietre i volti e Selinunte, fino a Morte in Sicilia del 2020, che affronta il tema del lutto nella tradizione isolana con testi di Dacia Maraini e Ignazio Buttitta.
Negli anni più recenti, Rotoletti ha continuato a sviluppare la propria ricerca con lavori come Marina di Ventimiglia del 2021, Analisti allo specchio del 2023 e Marina di Pisa del 2024, quest’ultimo accompagnato da un testo di Salvatore Settis. Il suo ultimo libro, Sicilia del 2025, rappresenta una sintesi matura di questo percorso, ribadendo il ruolo della fotografia come strumento di conoscenza e riflessione.
La mostra di Centuripe si inserisce quindi in una traiettoria consolidata, offrendo al pubblico la possibilità di confrontarsi con un lavoro che attraversa decenni e che continua a interrogare il presente. Come sottolinea l’assessore regionale ai beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, si tratta di un esempio virtuoso di come la fotografia possa contribuire alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, restituendo uno sguardo consapevole e stratificato.
Anche il sindaco di Centuripe, Salvatore La Spina, ha evidenziato il valore dell’iniziativa: “Accogliere a Centuripe un progetto di tale spessore”, dice, “significa rafforzare il ruolo della nostra comunità come luogo di produzione culturale e di riflessione sull’identità siciliana. L’Antiquarium conferma il suo ruolo di spazio vivo, in cui memoria, arte e territorio dialogano con le massime espressioni d’arte”.
Attraverso le sue immagini, Armando Rotoletti costruisce un racconto che non pretende di essere definitivo, ma che invita a interrogare la complessità della Sicilia contemporanea. Un racconto che si sviluppa nel tempo, che accoglie le contraddizioni e che restituisce la ricchezza di un’isola che continua a raccontarsi, a resistere e a trasformarsi.
| Titolo mostra | Sicilia. Un’isola, tante Sicilie. Fotografia, memoria e patrimonio culturale nell’opera di Armando Rotoletti | Città | Centuripe | Sede | Antiquarium di Centuripe | Date | Dal 28/03/2026 al 27/09/2026 | Artisti | Armando Rotoletti | Temi | Fotografia |
La tua lettura settimanale su tutto il mondo dell'arte
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTERPer inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.