I sepolcri di Cortuna: viaggio tra le necropoli della città etrusca


Dai grandi tumuli arcaici del Sodo alle Tanelle, il territorio di Cortona conserva uno dei complessi funerari etruschi più importanti dell’Italia centrale, testimonianza straordinaria di architettura, ritualità e potere aristocratico.

Cortona, l’antica Curtun, fu una delle città più influenti dell’Etruria interna. I segni della civiltà etrusca risultano quindi evidenti sia nel tessuto urbano sia nelle necropoli: basta infatti allontanarsi di poco dal centro storico e inoltrarsi nella piana sottostante per trovare qui i celebri tumuli del Sodo e di Camucia, insieme alle suggestive Tanelle, strutture sepolcrali di età ellenistica. Testimonianze preziose di una civiltà che continua a parlare attraverso la forza della pietra.

Se all’interno della città si conservano ancora tracce evidenti dell’antica Cortona etrusca, come le poderose mura, la porta bifora, e un sistema di strutture sotterranee come l’arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa e il muro etrusco di palazzo Casali, è tuttavia nel territorio circostante che si trovano le strutture funerarie più rilevanti, pensate per celebrare il prestigio delle gentes aristocratiche locali. Qui sopravvivono i cosiddetti “Meloni”, così denominati per la loro forma emisferica: tumuli etruschi di età arcaica che rappresentavano un chiaro e riconoscibile status symbol per le famiglie aristocratiche, i principes del VI secolo a.C., ovvero i membri delle più importati famiglie della locale aristocrazia etrusca. Questa tipologia di sepoltura era realizzata su una vasta base circolare di grosse pietre, sopra la quale veniva costruita la tomba a camera, strutturata come un vero appartamento con pareti e corridoi. Solo in seguito l’intera costruzione veniva interamente ricoperta di terra, creando la caratteristica forma a collinetta.

L’area di maggiore rilievo archeologico si trova in località Sodo, lungo la SS. 71 in direzione Arezzo, a circa due chilometri da Camucia. Qui si trovano il Tumulo I e il Tumulo II del Sodo, due dei tre tumuli funerari ancora oggi conservati, accanto a un terzo tumulo ubicato nella vicina Camucia.

Tra i tre monumenti, il Tumulo II del Sodo spicca per la sua eccezionale monumentalità e magnificenza. Databile tra il 580 e il 560 a.C., presenta un diametro di circa 60 metri e si compone di due tombe. Ciò che rende il Tumulo II veramente particolare è lo scenografico avancorpo, interpretabile come una piattaforma-altare: questo è costituito da una spettacolare scalinata in pietra arenaria e da un’ampia piattaforma soprastante. Composta da dieci gradini, la scalinata è ornata lateralmente da una balaustra riccamente decorata con raffinate palmette monumentali, mentre le ante laterali che la delimitano terminano con le copie di due imponenti gruppi scultorei (i cui originali sono conservati al MAEC di Cortona), raffiguranti una lotta tra esseri umani e animali.

Area Archeologica del Sodo. Foto: Ministero della Cultura
Area Archeologica del Sodo. Foto: Ministero della Cultura
Tumulo I del Sodo. Foto: Francesco Bini
Tumulo I del Sodo. Foto: Francesco Bini
Tumulo I del Sodo, Tomba 2. Foto: Francesco Bini
Tumulo I del Sodo, Tomba 2. Foto: Francesco Bini
Tumulo II del Sodo, Tomba 1. Foto: MAEC Cortona
Tumulo II del Sodo, Tomba 1. Foto: MAEC Cortona
Tumulo II del Sodo, altare. Foto: MAEC Cortona
Tumulo II del Sodo, altare. Foto: MAEC Cortona

Sulla sponda opposta rispetto alla scalinata si aprono le due tombe a camera del Tumulo II. La Tomba 1 è coeva alla fondazione del tumulo (580-560 a.C.). Presenta un lungo corridoio d’accesso che immetteva in due vestiboli consecutivi rettangolari, dai quali si accede a sei camere laterali (tre per lato) e alla camera principale di fondo. In queste camere funerarie è particolarmente evidente la chiusura a pseudo-volta, realizzata con grandi lastre aggettanti che si avvicinano progressivamente fino alla chiusura verticale finale. La Tomba 2, invece, è posteriore di circa un secolo rispetto alla realizzazione della prima tomba e del tumulo stesso; è databile quindi intorno al 480 a.C. e venne scoperta ed esplorata nel 1991. La sua struttura è insolita per il territorio cortonese, essendo composta da due semplici camere consecutive. Questa tomba ha restituito reperti di straordinaria qualità, tra cui sarcofaghi in pietra, urnette cinerarie e circa un centinaio di pezzi di oreficeria di pregio, inclusi vaghi di collane, pendagli, orecchini e anelli.

Il Tumulo I del Sodo, anch’esso databile tra il 580 e il 560 a.C., venne scoperto nel 1909. Si accede alla tomba attraverso un corridoio scoperto (dromos) che conduce alla porta architravata d’ingresso alle cinque camere funerarie: una collocata in fondo, in posizione centrale, e le altre quattro disposte ai lati di un corridoio centrale. Faceva parte dei possedimenti della contessa cortonese Giulia Baldelli Tommasi e veniva utilizzato come una sorta di cava di materiale edilizio, rischiando così di andare completamente perduto. Per questo motivo, nel 1911 la contessa decise di donarlo all’Accademia Etrusca, che provvide a recintare l’area e a progettare un intervento di restauro e sistemazione, portato a termine negli anni Venti. La tomba a tumulo è parte della necropoli arcaica del Sodo, sviluppatasi probabilmente in un periodo in cui la città di Cortona non era ancora pienamente strutturata. Era legata a una delle gentes più influenti del territorio, il cui prestigio derivava dal possesso delle terre e dal controllo delle principali vie di comunicazione.

Le ricerche condotte dal soprintendente Milani nei primi anni del Novecento recuperarono soltanto pochi frammenti (ora conservati al MAEC) di un corredo originariamente molto ricco, oggi quasi del tutto perduto. La tomba fu riutilizzata in età ellenistica, come dimostra un’iscrizione sull’architrave di una delle camere laterali che menziona due individui: il proprietario Arnt Mefanates che verso il IV secolo a.C. riutilizzò la tomba per sé e per la moglie Velia Hapisnei.

Vi è poi il Tumulo di Camucia: scoperto nel 1840 dall’archeologo toscano Alessandro François (e per questo è conosciuto anche come Tumulo François), si trova nel centro di Camucia, tra via Ipogeo e via Etruria, stretto tra le abitazioni al punto da risultare difficile da riconoscere. In origine sorgeva lungo un’antica direttrice che conduceva a Cortona. Databile all’VIII secolo a.C. (è infatti forse il più antico), ha una circonferenza superiore ai 200 metri e sfrutta parzialmente una collina naturale, la cui roccia fu modellata per costruire il tamburo circolare. La struttura era caratterizzata da un massiccio tamburo e da una copertura emisferica composta da scaglie di pietra ricoperte da uno strato di argilla e terreno di riporto, che conferivano al tumulo l’aspetto di una collinetta.

All’interno sono state rinvenute due tombe a più camere. La Tomba A è formata da un lungo corridoio che conduce a un vestibolo coperto da volte aggettanti; ai lati di quest’ultimo si aprono due celle singole, mentre di fronte si estende il corpo principale, composto da due celle bipartite. Tutti gli ambienti sono coperti da pseudovolte aggettanti chiuse al di sopra da lastroni orizzontali.

La Tomba B, scoperta nel 1964 grazie agli scavi di Piera Bocci Pacini, presenta un corridoio centrale sul quale si aprono sei celle laterali, tre per lato; la cella terminale costituisce un prolungamento del corridoio stesso. Le murature sono realizzate con pietre di piccolo e medio taglio, talvolta rivestite da lastroni infissi nel terreno.

I materiali dei corredi recuperati sono oggi conservati ed esposti al MAEC. Tra i reperti più significativi spicca un letto funebre composto da tre blocchi di tufo affiancati e poggiati su zampe sagomate. La fronte del letto è decorata da un bassorilievo raffigurante una scena di compianto funebre: otto figure femminili inginocchiate, con le due centrali che si coprono il volto e le altre che si percuotono il petto. Lo stile delle figure richiama quello dei cippi chiusini decorati a bassorilievo della seconda metà del VI secolo a.C.. Il letto riveste dunque un’importante valenza storico-culturale, offrendo una preziosa testimonianza dei culti funebri praticati in Etruria in questo periodo.

Oltre ai Meloni del Sodo e di Camucia, il territorio cortonese custodisce anche le Tanelle, tombe meno imponenti ma di notevole livello architettonico, databili all’età ellenistica (fine III-II secolo a.C.). La più celebre è la Tanella di Pitagora. Il suo curioso appellativo deriva da un equivoco storico, creatosi a causa della somiglianza degli antichi nomi di Cortona e Crotone, città della Magna Grecia dove visse effettivamente il filosofo Pitagora. È nota almeno dal 1566, quando fu visitata da Giorgio Vasari.

Si tratta del monumento etrusco più famoso di Cortona: una tomba etrusca interamente costruita in età ellenistica (II secolo a.C.). Apparteneva alla famiglia dei Cusu, una delle gentes più note della città, citata anche nella celebre Tabula Cortonensis bronzea conservata al MAEC, sulla quale è inciso un lungo testo giuridico in etrusco che riguarda la compravvendita di una proprietà tra la famiglia dei Cusu e Petru Scevaś. La Tanella di Pitagora, una camera di forma rettangolare lungo le cui pareti si aprono i loculi che ospitavano le urne cinerarie, è impostata su un basamento circolare ed è circondata da un tamburo cilindrico di grossi blocchi di arenaria. La tomba è sempre rimasta visibile in superficie, anche se gli scavi sistematici per riportarla completamente alla luce risalgono solo alla prima metà dell’Ottocento. In seguito al restauro e alla sistemazione dell’accesso e dell’area circostante, nel 1929 la proprietaria, la contessa Maria Laparelli Pitti, decise di donarla all’Accademia Etrusca, alla quale ancora oggi appartiene.

Tumulo di Camucia. Foto: MAEC Cortona
Tumulo di Camucia. Foto: MAEC Cortona
Tanella di Pitagora. Foto: MAEC Cortona
Tanella di Pitagora. Foto: MAEC Cortona
Tabula Cortonensis (III-II secolo a.C.; bronzo, 28,5 x 45,8 cm; Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca)
Tabula Cortonensis (III-II secolo a.C.; bronzo, 28,5 x 45,8 cm; Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca)
Tanella Angori. Foto: MAEC Cortona
Tanella Angori. Foto: MAEC Cortona
Tomba di Mezzavia. Foto: MAEC Cortona
Tomba di Mezzavia. Foto: MAEC Cortona

Nelle vicinanze della Tanella di Pitagora si trova inoltre la Tanella Angori, così denominata dal nome del proprietario del terreno in cui fu rinvenuta. La tomba risale al II secolo a.C. ma venne scoperta nel 1951. All’esterno è visibile la parte inferiore della crepidine, ovvero la base del monumento, insieme ad alcuni blocchi del coronamento. All’interno è invece ancora conservato il pavimento lastricato della camera funeraria. La base, di forma cilindrica, poggia su uno zoccolo circolare del diametro superiore ai dieci metri ed era originariamente costruita con blocchi di macigno.

E infine la Tomba di Mezzavia, tomba etrusca a camera scavata nel tufo, scoperta nel 1950 in un piccolo bosco di querce situato in località Il Passaggio, presso Mezzavia (Cortona).

Nel loro insieme, i Tumuli del Sodo e di Camucia, le Tanelle e le tombe a camera del territorio cortonese costituiscono uno dei complessi archeologici etruschi più importanti dell’Italia centrale. Questi monumenti permettono infatti di vedere concretamente l’architettura funeraria etrusca tra età arcaica ed età ellenistica, mentre i preziosi reperti e gli oggetti rinvenuti in questi tumuli, che sono oggi conservati ed esposti all’interno del MAEC, il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, permettono di collegare gli spazi sepolcrali agli oggetti e ai rituali che li animavano.



Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.




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