Lee Ufan protagonista a Venezia con una grande mostra di Dia Art Foundation


Dal 9 maggio 2026 SMAC Venice ospita una vasta personale di Lee Ufan, Evento Collaterale ufficiale della Biennale Arte. La mostra, curata da Jessica Morgan per Dia Art Foundation, attraversa oltre sessant’anni di carriera tra pittura, scultura e nuove installazioni site-specific.

Dia Art Foundation porta a Venezia una delle più importanti mostre dedicate a Lee Ufan (Haman, 1936) degli ultimi anni. Dal 9 maggio 2026 SMAC Venice, il San Marco Art Centre inaugurato nel 2025 nelle Procuratie di Piazza San Marco, ospita infatti una grande personale dell’artista coreano naturalizzato giapponese nell’ambito degli Eventi Collaterali ufficiali della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Curata da Jessica Morgan, direttrice di Dia Art Foundation, la mostra, intitolata semplicemente Lee Ufan, è stata sviluppata in stretta collaborazione con l’artista e ripercorre oltre sei decenni di ricerca attraverso dipinti storici e inediti, installazioni monumentali e nuove opere site-specific concepite appositamente per gli spazi veneziani.

L’esposizione occupa le otto sale di SMAC Venice e si propone come una lettura ampia e articolata dell’evoluzione del linguaggio visivo di Lee Ufan, figura centrale tanto della Mono-ha giapponese quanto del movimento coreano Dansaekhwa. La mostra veneziana si affianca a una grande esposizione di dipinti e sculture che aprirà contemporaneamente presso Dia Beacon negli Stati Uniti. Insieme, i due progetti celebrano il novantesimo compleanno dell’artista sottolineando il suo contributo internazionale alla ridefinizione del rapporto tra pittura, scultura, spazio e filosofia.

L’allestimento veneziano prende avvio dalle opere pionieristiche degli anni Sessanta e Settanta appartenenti alle serie From Point e From Line, considerate fondamentali per comprendere l’intera poetica dell’artista. Questi dipinti si concentrano sulla ripetizione del gesto pittorico e sulla relazione fisica tra il corpo, il respiro e la materia. Lee Ufan concepiva infatti ogni segno come un’entità viva. “Deve essere un punto vivo, una linea viva”, ha dichiarato più volte nel corso della sua carriera. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, l’artista sviluppò un metodo di lavoro profondamente meditativo e corporeo. Durante l’esecuzione dei dipinti tratteneva il respiro fino all’esaurimento graduale del pigmento sulla superficie della tela. Questo processo trasformava la pittura in un’esperienza di concentrazione estrema e in una riflessione sulla durata del gesto, e ciò ha contribuito a consolidare la reputazione di Lee come pittore-filosofo capace di fondere pratica artistica e pensiero esistenziale.

Lee Ufan, Dialogue (2008). Foto: Nobutada Omote © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di SCAI THE BATHHOUSE.
Lee Ufan, Dialogue (2008). Foto: Nobutada Omote © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di SCAI THE BATHHOUSE.
Lee Ufan, From Point (1982). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Lee Ufan, From Point (1982). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Lee Ufan, From Line (1980). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/ Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Lee Ufan, From Line (1980). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/ Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.

La seconda sala della mostra è dedicata alle serie From Winds e With Winds, realizzate tra il 1982 e il 1991. In queste opere il segno pittorico si fa più ritmico, dinamico ed espressivo. Se nei lavori precedenti il respiro veniva trattenuto, qui l’artista lo regola e lo accompagna nel movimento del pennello. Lee descrive questi dipinti come “composizioni vive degli spazi vuoti”, in cui grandi porzioni di tela lasciate intatte dialogano con ampie pennellate cariche di energia e tensione. L’esposizione prosegue con le serie Correspondance e Dialogue, sviluppate a partire dagli anni Novanta e presentate nella terza e nella quarta sala. In Correspondance il gesto torna a essere deliberato e controllato: grandi pennellate geometriche si stagliano su fondi bianchi, costruendo un equilibrio sottile tra presenza e assenza. Le opere della serie Dialogue approfondiscono ulteriormente questa ricerca attraverso dipinti monumentali basati su una sola, potente pennellata, capace di trasformare la superficie in spazio contemplativo.

Accanto ai lavori storici, la mostra include anche opere recentissime della serie Response, avviata nel 2021 e tuttora in corso. In questi dipinti Lee Ufan esplora nuove possibilità cromatiche attraverso pennellate espressive dai toni rossi e blu intensi. Per l’occasione l’artista realizzerà inoltre due interventi site-specific direttamente sul pavimento e sulle pareti della sesta sala, concepiti in relazione all’architettura di SMAC Venice e all’identità storica e simbolica della città lagunare.

Le ultime due sale sono dedicate invece alla produzione scultorea dell’artista, iniziata alla fine degli anni Sessanta e divenuta centrale nella sua riflessione sul rapporto tra materia, spazio e percezione. Tra le opere esposte figura Relatum, precedentemente noto come Iron Field, installazione storica composta da aste d’acciaio conficcate in un letto di sabbia. L’opera, realizzata originariamente nel 1969 e riproposta a Venezia nel 2026, rappresenta uno dei lavori più emblematici del pensiero relazionale sviluppato da Lee Ufan. Nel 1972 l’artista decise infatti di rinominare tutte le sue opere tridimensionali con il termine Relatum, parola filosofica che esprime la relazione reciproca tra gli elementi. Per Lee, nessun oggetto esiste in modo isolato: materia, spazio, luce e presenza dello spettatore partecipano insieme alla costruzione dell’opera. Le sue sculture non si limitano dunque a occupare uno spazio, ma attivano una rete di relazioni percettive e mentali.

La mostra veneziana presenta anche una nuova installazione monumentale concepita appositamente per SMAC Venice. Intitolata Relatum – Infinity, l’opera prosegue la serie iterativa sviluppata dall’artista fin dagli anni Sessanta e assume la forma di un giardino interiore costruito attraverso due grandi lastre di acciaio lucido separate da due pietre monumentali. Ancora una volta materiali naturali e industriali vengono posti in dialogo per generare uno spazio di meditazione e sospensione.

Lee Ufan, From Winds (1986). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/ Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Lee Ufan, From Winds (1986). Foto: Kei Miyajima ©Lee Ufan/ Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Lee Ufan, Relatum, già Iron Field, dettaglio (1969/2019). Foto: Bill Jacobson Studio, New York. © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di Dia Art Foundation, New York
Lee Ufan, Relatum, già Iron Field, dettaglio (1969/2019). Foto: Bill Jacobson Studio, New York. © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di Dia Art Foundation, New York
Lee Ufan, Relatum, già Iron Field (1969/2019). Foto: Bill Jacobson Studio, New York. © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di Dia Art Foundation, New York
Lee Ufan, Relatum, già Iron Field (1969/2019). Foto: Bill Jacobson Studio, New York. © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Su concessione di Dia Art Foundation, New York

L’intero percorso espositivo mira a confermare la centralità della filosofia relazionale di Lee Ufan, una ricerca che attraversa pittura, scultura e teoria. Nato nel 1936 nella regione di Gyeongsangnam-do, in Corea, durante l’occupazione giapponese, Lee si formò inizialmente nella tradizione della pittura a inchiostro presso la Seoul National University High School prima di trasferirsi nel 1956 a Tokyo, dove studiò filosofia alla Nihon University. La sua prima mostra personale si tenne nel 1967 alla Sato Gallery di Tokyo. L’anno successivo il suo lavoro fu incluso nella mostra Pittura contemporanea coreana del Museo nazionale d’arte moderna di Tokyo. Nel 1969 Lee partecipò alla nona Esposizione d’arte contemporanea del Giappone al Tokyo Metropolitan Museum of Art con happening effimeri e strutture contingenti che segnarono una svolta decisiva rispetto ai precedenti dipinti ottici e discreti. Quella mostra contribuì alla definizione della Mono-ha, la “Scuola delle cose”, movimento che riuniva artisti giapponesi interessati alla relazione tra materiali grezzi, spazio e percezione. Durante gli anni Settanta Lee partecipò a numerose esposizioni internazionali che mettevano in dialogo artisti asiatici, europei e nordamericani accomunati dall’attenzione verso il processo, la materia e il rapporto con il sito.

Parallelamente all’attività artistica, Lee Ufan ha sviluppato una intensa produzione teorica e critica. Insegnante, filosofo e autore prolifico, nel corso della sua carriera ha pubblicato diciassette libri dedicati all’arte, alla filosofia e alla cultura contemporanea. Negli ultimi decenni il riconoscimento internazionale della sua opera è cresciuto costantemente, portando alla realizzazione di mostre in musei e istituzioni di tutto il mondo.

Nel 2010 è stato inaugurato a Naoshima, in Giappone, il Lee Ufan Museum progettato dall’architetto Tadao Ando, luogo che sintetizza perfettamente il dialogo tra architettura, natura e contemplazione presente nella sua ricerca. Le sue sculture, sempre più essenziali e monumentali, continuano a mettere in relazione materiali naturali e industriali in coerenza con il suo pensiero filosofico. Oggi l’artista vive e lavora tra Kamakura e Parigi.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraLee Ufan
CittàVenezia
SedeSMAC Venice
DateDal 09/05/2026 al 22/11/2026
ArtistiLee Ufan
CuratoriJessica Morgan
TemiArte contemporanea



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