A Milano, dal 28 aprile all’8 maggio 2026, si svolge la mostra Luna di loto, progetto espositivo a cura di Katia Bagnoli e Bruno Riva, articolato tra lo Spazio TOMA di via Moscova 25 ed Ekadea studio in via Plinio 42. L’iniziativa si configura come un percorso diffuso dedicato alla figura di Ōtagaki Rengetsu (Kyōto, 1791-1875), artista giapponese del XIX secolo, e mette in relazione una selezione di sue opere originali con interventi contemporanei di natura calligrafica e ceramica.
Il progetto espositivo presenta per la prima volta in Italia un nucleo di trenta opere originali di Rengetsu, figura che ha operato tra poesia, calligrafia e ceramica secondo i principi estetici del wabi-sabi. Tale prospettiva, centrale nella cultura giapponese, si fonda su un’idea di bellezza imperfetta, essenziale e legata alla natura, che si manifesta attraverso la semplicità delle forme e la valorizzazione dell’impermanenza. La produzione dell’artista include oggetti d’uso quotidiano, tra cui ciotole, tazze per il tè e contenitori per sakè, sui quali sono incise composizioni poetiche waka, una forma poetica tradizionale giapponese articolata in cinque versi.
Il titolo della mostra, Luna di loto, rimanda direttamente al nome assunto dall’artista dopo la scelta della vita monastica, intrapresa a 33 anni in seguito a una serie di lutti familiari, tra cui la perdita dei figli e dei due mariti. La figura di Rengetsu si colloca nel contesto culturale di Kyōto del XIX secolo, dove l’artista fu attiva e riconosciuta anche all’interno di una rete di collaborazioni con altri esponenti del mondo artistico e letterario, tra cui Tomioka Tessai. La sua pratica ceramica si distingue per l’assenza del tornio: le opere venivano modellate a mano attraverso tecniche tradizionali come il colombino e il pizzicato, con una superficie che conserva tracce dirette del gesto.
Accanto alle opere storiche, la mostra include interventi contemporanei di Bruno Riva, Katia Bagnoli ed Ekaterina De Andreis, sviluppati appositamente per il progetto. Le opere non si configurano come riproduzioni, ma come interpretazioni ispirate ai testi poetici e alla ricerca estetica di Rengetsu. Il dialogo tra le opere storiche e quelle contemporanee si sviluppa attraverso media differenti, tra cui calligrafia, pittura e ceramica, con l’obiettivo di mettere in relazione pratiche artistiche distanti nel tempo ma accomunate da un’attenzione alla materia e al gesto.
La struttura espositiva si articola su due sedi principali. Presso lo Spazio TOMA, in via Moscova 25, l’apertura è prevista per martedì 28 aprile 2026 alle ore 18.30. In questa sede vengono presentate opere originali di Rengetsu insieme a lavori calligrafici di Bruno Riva, Katia Bagnoli ed Elena Cristina Toma, oltre a interventi di altri calligrafi legati a Shodo.it. Il percorso include anche opere pittoriche di Shoko Okumura, Laura Serri e Claudia Verri, che si inseriscono nel dialogo visivo con le calligrafie contemporanee. In questo contesto sono presenti anche ceramiche di Ekaterina De Andreis, incise a mano da Bruno Riva e Katia Bagnoli.
La seconda sede, Ekadea studio in via Plinio 42, con apertura il 29 aprile 2026 alle ore 18.30, ospita ulteriori ceramiche di Ekaterina De Andreis e una selezione di lavori calligrafici e pittorici realizzati su carte giapponesi da artisti e calligrafi di Shodo.it. Per l’occasione, De Andreis ha realizzato cento ceramiche attraverso tecniche tradizionali, successivamente incise da Bruno Riva e Katia Bagnoli, secondo un’impostazione coerente con l’estetica di riferimento della mostra.
Il progetto espositivo è preceduto da una serie di allestimenti diffusi in città a partire dall’8 aprile 2026. Alcune opere sono presentate presso il Consolato Generale del Giappone in via Privata Cesare Mangili 2/4, mentre ulteriori lavori sono visibili nella vetrina della Boutique Toma in via della Spiga 2. Questi interventi anticipano la mostra principale e contribuiscono a costruire un percorso urbano distribuito. L’intero progetto è concepito come un itinerario che invita a una fruizione lenta degli spazi espositivi, secondo una struttura che richiama una dimensione meditativa.
La figura di Ōtagaki Rengetsu viene restituita attraverso una lettura che intreccia dati biografici e produzione artistica. Nata a Kyōto nel 1791 da una relazione segreta tra una geisha e un funzionario del feudo di Iga-Ueno, ricevette una formazione nelle arti tradizionali giapponesi. Dopo una vita segnata da eventi traumatici, scelse la condizione monastica, diventando una presenza rilevante nel panorama culturale di Kyōto dell’Ottocento. La sua attività si sviluppò in un contesto in cui la pratica artistica si integrava con la dimensione letteraria e spirituale, dando origine a una produzione che coniuga funzione d’uso e scrittura poetica. Il catalogo della mostra, edito da Shodo.it, raccoglie oltre cinquanta poesie di Rengetsu tradotte per la prima volta in lingua italiana con testo a fronte. L’apparato editoriale si inserisce nel progetto complessivo come ulteriore strumento di approfondimento della produzione poetica dell’artista e del contesto culturale di riferimento.
“In un tempo frenetico come il nostro”, affermano i curatori Katia Bagnoli e Bruno Riva, “questa mostra è un invito a riscoprire la cura, il silenzio, la lentezza, suggerisce di avvicinarsi alla voce antica e modernissima di Rengetsu, a lasciarsi toccare dalla sua sobrietà poetica e a scoprire, attraverso opere che coprono due secoli, il respiro profondo di un’estetica che continua a parlare al cuore. Attraversando città, culture, linguaggi, questo incontro tra artisti giapponesi e italiani, tra passato e presente, rinnova la trama sottile di scambi filosofici ed estetici che da secoli unisce Oriente e Occidente”.
Poetessa, calligrafa, ceramista e pittrice giapponese, Ōtagaki Rengetsu nasce a Kyōto, antica capitale del Giappone, nella primavera del 1791. Viene al mondo con il nome di Nobu, figlia segreta di una geisha e di un alto amministratore del feudo di Iga-Ueno. Poco dopo la nascita viene adottata da Ōtagaki Mitsuhisa (Banzaemon), impiegato presso il Chion-in, importante tempio appartenente alla scuola buddhista della Terra Pura (Jōdo-shū). Intorno agli otto anni viene affidata a un periodo di servizio presso il castello di Kameoka, nella regione di Tanba, dove riceve formazione in poesia, calligrafia e arti marziali. Rientrata a Kyōto circa dieci anni più tardi, sposa il giovane samurai Mochihisa. Il matrimonio è segnato da numerosi lutti: i tre figli muoiono in tenera età e, nel 1815, anche il marito scompare. Nel 1819 contrae un secondo matrimonio, ma rimane nuovamente vedova dopo quattro anni.
Le perdite familiari portano Nobu, a 33 anni, alla decisione di rasarsi il capo e prendere i voti monastici, assumendo il nome di Rengetsu, “luna di loto”. Si stabilisce nei pressi del tempio Chion-in insieme al padre adottivo, che nel frattempo ha intrapreso anch’egli la vita religiosa. Alla morte di Mitsuhisa, avvenuta nel 1832, Rengetsu inizia a mantenersi autonomamente attraverso la produzione e la vendita di ceramiche sulle quali incide poesie waka, forma poetica classica giapponese strutturata in cinque versi secondo lo schema sillabico 5-7-5-7-7.
Gli oggetti ceramici, caratterizzati da una forte essenzialità formale e dalla presenza della scrittura poetica, costituiscono una sintesi coerente tra funzione d’uso, gesto artigianale e pratica letteraria. La combinazione tra modellazione manuale, incisione calligrafica e contenuto poetico conferisce alle opere un’identità riconoscibile nel panorama artistico del periodo. Le sue creazioni riscuotono un notevole apprezzamento già in vita, al punto da costringerla a frequenti cambi di residenza per sottrarsi alle numerose richieste di produzione. Nel corso della sua lunga esistenza compone un ampio corpus di poesie, che trascrive e integra direttamente nelle superfici ceramiche.
La sua attività si sviluppa anche attraverso collaborazioni con giovani artisti, tra cui Tomioka Tessai, destinato a diventare una figura centrale dell’ambiente artistico-letterario di Kyōto. In questo contesto, Rengetsu assume un ruolo di riferimento per una generazione di artisti attivi tra parola, immagine e materia. Ōtagaki Rengetsu si afferma come una presenza importante nel panorama culturale del Giappone dell’Ottocento. La sua figura viene oggi studiata come esempio di autonomia creativa femminile e di integrazione tra pratica artistica, scrittura poetica e dimensione spirituale.
| Titolo mostra | Luna di loto | Città | Milano | Sede | Varie sedi | Date | Dal 28/04/2026 al 08/05/2026 | Artisti | Artisti vari, Ōtagaki Rengetsu | Curatori | Katia Bagnoli, Bruno Riva | Temi | Arte orientale |
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.