Dal 7 marzo al 28 giugno 2026 il MUDEC – Museo delle Culture di Milano ospita la mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, un progetto espositivo che attraversa due secoli di storia della fotografia attraverso cento immagini selezionate per raccontare trasformazioni sociali, culturali e politiche dell’ultimo bicentenario. La mostra è curata da Denis Curti in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti ed è prodotta da 24 ORE Cultura con il sostegno di Zurich Insurance Group come main sponsor e con il supporto di Turisanda1924, brand di viaggi del gruppo Alpitour World.
Il progetto prende forma da una riflessione sul ruolo della fotografia come linguaggio capace di conservare la memoria e documentare le trasformazioni del mondo. Nel corso di due secoli, l’immagine fotografica ha registrato eventi, mutamenti sociali, crisi e cambiamenti culturali, diventando uno dei principali strumenti di interpretazione della contemporaneità. Attraverso un itinerario che unisce fotografie storiche e lavori contemporanei, la mostra propone una lettura della fotografia come archivio visivo dell’umanità e come dispositivo capace di restituire la complessità del presente. L’idea di “ereditare il mondo” diventa così il punto di partenza per una riflessione sul presente: un contesto segnato da trasformazioni tecnologiche accelerate, crisi ambientali, conflitti ibridi e una crescente saturazione di immagini. In un panorama caratterizzato da una produzione visiva continua, la fotografia viene interpretata come uno strumento per orientarsi nella realtà e per contribuire alla costruzione della memoria collettiva.
Il percorso espositivo si apre con una sezione introduttiva intitolata Società senza immagini – società con le immagini, dedicata alla fase iniziale della diffusione delle immagini fotografiche. Attraverso oggetti e tecniche come silhouette, dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi e carte de visite, il pubblico può osservare il passaggio da una società in cui le immagini erano rare e preziose a un contesto nel quale la fotografia diventa parte integrante della vita quotidiana. Il ritratto fotografico entra progressivamente nella dimensione familiare e sociale, contribuendo alla formazione di una memoria condivisa.
A partire da questa soglia storica, la mostra ricostruisce le principali tappe della fotografia globale con la sezione Nascita della fotografia, dedicata alle prime sperimentazioni tecniche e visive del mezzo. Tra i protagonisti compaiono gli esperimenti pionieristici di Nicéphore Niépce e Daguerre, i ritratti di forte intensità espressiva realizzati da Julia Margaret Cameron, le immagini allegoriche e politiche di Hippolyte Bayard e le fotografie di guerra di Roger Fenton, tra i primi a documentare visivamente il conflitto della Crimea nel 1855. All’interno della stessa sezione compare anche Femme à la balle (1887) di Eadweard Muybridge, opera realizzata in Inghilterra che introduce la fotografia come strumento di analisi del movimento e anticipa una nuova concezione del tempo e della rappresentazione del corpo.
La seconda sezione, intitolata Fotografia: tra realtà e finzione, segna il passaggio verso la modernità del linguaggio fotografico. In questa fase la fotografia supera la funzione di semplice registrazione del reale e sviluppa una dimensione sperimentale che coinvolge costruzione dell’immagine, ricerca formale e nuovi approcci compositivi. Le sperimentazioni surrealiste di Man Ray si affiancano alle inquadrature avanguardistiche di Aleksandr Rodčenko e alle composizioni ironiche di André Kertész, autore della celebre Satiric dancer del 1926. In questa sezione sono presenti anche fotografie come Behind the Gare Saint-Lazare (1932) di Henri Cartier-Bresson, immagine che introduce una concezione della fotografia basata sull’attenzione alla composizione e sull’idea del cosiddetto istante decisivo. Accanto a essa figura DaliAtomicus (1948) di Philippe Halsman, una fotografia che sovverte le regole fisiche e trasforma lo scatto in una vera e propria performance visiva. Completano la sezione le composizioni di Mario Giacomelli e le sperimentazioni concettuali di Joan Fontcuberta, esempi della capacità della fotografia di muoversi tra documento e costruzione immaginaria.
Il percorso prosegue con quattro sezioni tematiche che interpretano la fotografia come uno dei principali strumenti attraverso cui l’immagine partecipa al racconto dell’esperienza umana. La terza sezione, Fotografia come documento, si ispira alla distinzione formulata negli anni Sessanta al Museum of Modern Art di New York dal curatore John Szarkowskie raccoglie immagini che documentano eventi storici e trasformazioni sociali. In questo contesto compaiono alcune fotografie considerate emblematiche del Novecento, tra cui Migrant Mother (1936) di Dorothea Lange, immagine simbolo della Grande Depressione negli Stati Uniti. Il percorso include anche fotografie legate allo sbarco dell’uomo sulla Luna nel 1969, un evento che rappresenta uno dei momenti più noti della storia contemporanea, e immagini che documentano la caduta del Muro di Berlino nel 1989, fotografata da Carol Guzy. La sezione affronta inoltre le conseguenze degli attentati dell’11 settembre 2001 attraverso le fotografie realizzate a Ground Zero da JoelMeyerowitz, unico fotografo autorizzato ad accedere all’area subito dopo l’attacco. In questo contesto sono presentate anche alcune fotografie di Martín Chambi provenienti dalle collezioni del MUDEC, testimonianza del lavoro di documentazione delle comunità andine svolto tra il 1927 e il 1944.
Alla dimensione documentaria si affianca la sezione Fotografia come diario, dedicata alla dimensione introspettiva e alla rappresentazione dell’identità. La fotografia diventa in questo caso uno strumento di indagine personale e di autorappresentazione. Tra gli autori presenti figura Claude Cahun, che già nel 1927 utilizza l’autoritratto per mettere in discussione le convenzioni di genere. Accanto a lei compaiono le immagini di Pierre Molinier, autore che negli anni Sessanta esplora il desiderio e la metamorfosi del corpo, e le fotografie di Robert Mapplethorpe, rappresentato in mostra con Bob Love (1979), lavoro che trasforma il corpo umano in una forma scultorea e simbolica.
La quinta sezione, Fotografia come evocazione, si concentra sulle possibilità metaforiche e simboliche del linguaggio fotografico. In questa parte della mostra la fotografia appare come uno spazio in cui realtà e finzione si intrecciano attraverso scenografie costruite, allestimenti e stratificazioni visive. Tra gli autori presenti figurano Newsha Tavakoliancon l’opera Listen (2010), Sandy Skoglund con i suoi ambienti surreali, Nancy Burson con le sperimentazioni sull’identità come Androgyny (1982), David LaChapelle con le sue scenografie visive e Mat Collishaw con Last meal on death row (2012), lavoro che unisce estetica e riflessione etica.
Il percorso si conclude con la sezione Fotografia come bussola per il domani, dedicata alla produzione fotografica del XXI secolo e ai temi che caratterizzano il presente. In questa parte della mostra emergono questioni come multiculturalità, identità di genere, migrazioni, conflitti civili e crisi ambientale. Tra gli autori inclusi figurano Ebrahim Noroozi con Lake Undecided (2016), Carlos Ayesta e Guillaume Bression con il progetto Fukushima No-Go Zone (2011–2016), dedicato ai territori contaminati dopo il disastro nucleare, e Gohar Dashti con Home #8 (2017), che rappresenta la casa come spazio di resistenza nelle aree colpite dalla guerra. Accanto a loro sono presenti anche Alba Zari con il progetto About the Y (2021), dedicato alla riflessione sull’identità nel contesto post-digitale, e Carlos Idun-Tawiah con Hold Me Close (2024), lavoro che indaga i legami tra comunità, affetti e storia individuale.
All’interno della mostra il MUDEC ribadisce la propria vocazione come istituzione dedicata alla comprensione delle culture attraverso l’immagine. Le cento fotografie selezionate costituiscono un archivio visivo che attraversa epoche e linguaggi diversi, offrendo uno strumento per interpretare la storia e il presente attraverso il mezzo fotografico. Il progetto espositivo prevede anche un’iniziativa parallela ospitata nella sede milanese di Zurich in via Santa Margherita 11. Dal 7 marzo al 28 giugno sarà presentato uno spin-off della mostra con una selezione di sette fotografie tratte dal percorso principale. L’ingresso all’esposizione è gratuito e l’iniziativa è pensata come un’estensione del progetto espositivo rivolta alla comunità cittadina.
Il programma include inoltre un incontro pubblico previsto per sabato 14 marzo alle ore 17 nell’Auditorium del MUDEC. In questa occasione il curatore Denis Curti dialogherà con il collezionista Ettore Molinario, fondatore della Casa Museo Molinario Colombari. L’incontro prenderà spunto dall’anniversario dei duecento anni dalla prima fotografia realizzata da Nicéphore Niépce per ripercorrere alcune tappe fondamentali della storia della fotografia e riflettere sul ruolo delle immagini nella costruzione del racconto della società. La partecipazione è gratuita con iscrizione tramite il sito del museo. In occasione della mostra è disponibile anche il volume 100 foto che sconvolsero il mondo, pubblicato da 24 ORE Culturae curato da Denis Curti. Il libro è acquistabile presso il Design Store del MUDEC, nelle librerie e online.
| Titolo mostra | 100 fotografie per ereditare il mondo | Città | Milano | Sede | MUDEC – Museo delle Culture di Milano | Date | Dal 07/03/2026 al 28/06/2026 | Artisti | Artisti vari | Curatori | Denis Curti | Temi | Fotografia, Mostra fotografica |
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.