Dall’11 aprile al 31 ottobre 2026 il Museo di San Marco di Firenze presenta al pubblico La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico, prima mostra-dossier dedicata ai codici miniati custoditi nella storica biblioteca del complesso. Progettata nel Quattrocento da Michelozzo per volontà di Cosimo de’ Medici, questa biblioteca rappresenta uno dei più antichi esempi di biblioteca pubblica in Europa. L’iniziativa, promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura, con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco, e curata da Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, introduce un nuovo approccio alla valorizzazione del patrimonio librario dell’istituzione, attraverso mostre tematiche dedicate a specifici nuclei della collezione. Si inserisce inoltre in un più ampio programma di rinnovamento museale, volto a migliorare la conoscenza e l’accesso alle opere tramite riallestimenti, interventi mirati e una strategia culturale aggiornata.
La mostra nasce in un momento particolarmente vivace per il museo, segnato dalla recente riapertura della Sala di Beato Angelico e dalla sezione speciale della mostra Rothko a Firenze, in cui cinque opere dell’artista dialogano con gli affreschi di Beato Angelico all’interno di alcune delle celle più significative del percorso. In questo contesto, il nuovo allestimento amplia l’attenzione anche alla Biblioteca e alla sua raccolta di manoscritti miniati, parte fondamentale del patrimonio di San Marco.
Attraverso una selezione di codici miniati datati tra il XIII e il XVI secolo, l’esposizione indaga il tema della decorazione zoomorfa, popolata da animali reali e creature fantastiche cariche di significati simbolici complessi. Il percorso offre non solo una visione ravvicinata dei manoscritti, ma anche una suggestione dell’ambiente per cui furono originariamente concepiti.
Lungo le navate della biblioteca si sviluppa una narrazione per immagini dedicata a un universo immaginifico, dominato dalla figura del drago. Creatura ibrida e ancestrale, rappresenta fin dalle origini le forze del caos e della distruzione: compare nella cultura mesopotamica nelle sembianze della dea Tiamat, sconfitta dall’eroe Marduk, e nell’antico Egitto come Apophis, il drago delle tenebre che il dio del Sole Ra deve vincere ogni giorno per garantire il trionfo della luce. Nel mondo classico il drago appare nelle imprese di Eracle contro l’Idra e nei racconti di Ovidio, per poi assumere nuove forme nell’epica nordica dopo il declino del mondo antico. Qui diventa custode di tesori nel poema epico Beowulf, oppure si identifica con Fafnir, il cui sangue rende invulnerabile Sigfrido. È inoltre presente come simbolo di potere nelle decorazioni delle navi vichinghe e come attributo di Uther Pendragon.
Nei manoscritti dell’Europa cristiana conservati a San Marco, tuttavia, il drago perde ogni ambiguità e si trasforma in emblema del male assoluto e di Satana. In questo contesto, la sua sconfitta simboleggia il trionfo della fede: appare infatti dominato da santi come san Giorgio o da figure angeliche come l’Arcangelo Michele. Accanto a esso, il bestiario si arricchisce di altre figure simboliche, come il basilisco velenoso, l’unicorno simbolo di purezza e le arpie, che dalla tradizione classica giungono fino alla letteratura dantesca.
In contrasto con queste creature mostruose, alcuni codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio celebrano animali nobili come il falcone, molto apprezzato dall’aristocrazia e legato alla cultura cortese.
Il percorso si conclude con simboli di elevazione spirituale e rinascita, come la fenice, la farfalla e il cervo, immagini della resurrezione e della vittoria dello spirito sul male. Questo immaginario, radicato nei secoli, continua a influenzare la cultura contemporanea, dalle opere di Tolkien fino a celebri saghe come Harry Potter, Il Trono di Spade e Lo Hobbit, dimostrando la persistenza e la forza evocativa di tali simboli.
Dal punto di vista cronologico, i codici più antichi in mostra risalgono al XIII secolo e riflettono una cultura ancora legata alla tradizione bizantina, fusa con elementi gotici. Tra questi, due graduali provenienti dal convento di San Jacopo di Ripoli e successivamente da Santa Maria Novella, attribuiti alla bottega bolognese del Maestro della Bibbia di Gerona, oltre a un salterio con la figura di re David accompagnato da uno strumento musicale a forma di drago.
Nel Trecento, sotto l’influenza di Giotto, le miniature mostrano una maggiore complessità spaziale, come nei codici provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Carmine, con scene raffiguranti san Michele che sconfigge il drago o David affiancato da leone e unicorno. Il graduale Corsini, acquistato dallo Stato nel 2000, introduce invece il linguaggio del tardogotico internazionale, caratterizzato da raffinate decorazioni e figure fantastiche.
Nel contesto del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli operano artisti come Bartolomeo di Fruosino, legato a Lorenzo Monaco, autore di miniature ricche di fregi e creature immaginarie.
Il culmine del percorso è rappresentato dai codici quattrocenteschi commissionati da Cosimo de’ Medici e miniati da Zanobi Strozzi con decorazioni di Filippo di Matteo Torelli. In una delle iniziali, dedicata alla Missione di San Domenico, la scena si estende oltre la lettera, raffigurando il santo mentre riceve la Bibbia da Pietro e Paolo, accompagnato dal cane domenicano, elemento iconografico distintivo. Per questa miniatura è stata ipotizzata anche una partecipazione diretta di Beato Angelico, probabilmente attraverso un disegno preparatorio, ipotesi sostenuta dai rapporti documentati tra l’artista e Strozzi e dal ruolo di supervisione esercitato dal pittore, attestato nelle fonti conventuali.
I codici dialogano inoltre con le celle affrescate da Beato Angelico, soprattutto quelle tra la 31 e la 34, mostrando affinità nello stile, nell’uso della luce e nella presenza equilibrata di elementi simbolici, tra cui gli animali, a conferma della loro funzione meditativa comune.
Nel Cinquecento, infine, i manoscritti testimoniano la continuità e l’evoluzione del linguaggio simbolico: il codice di fra Eustachio presenta iniziali decorate con figure e animali come lo sparviero, mentre il manoscritto 543 miniato da Monte di Giovanni offre un repertorio ricco di angeli, cherubini e arpie.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 13.50 (ultimo ingresso alle 12.45). Chiusa tutti i lunedì, la quinta domenica del mese. L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del museo.
| Titolo mostra | La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico | Città | Firenze | Sede | Museo di San Marco | Date | Dal 11/04/2026 al 31/10/2026 | Curatori | Sara Fabbri, Sara Ragazzini, Anna Soffici | Temi | Firenze, Codici miniati |
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