Bergamo, Palazzo della Ragione diventa laboratorio educativo di Fosbury e Claire Fontaine


Alla GAMeC di Bergamo, per il programma Pedagogia della Speranza, la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione ospita Tabula Plena, installazione di Fosbury Architecture e Claire Fontaine. Il progetto, attivo dal 4 giugno al 18 ottobre 2026, trasforma lo spazio in laboratorio educativo permanente con contributi di Adelita Husni Bey, URPS e Numero Cromatico.

Dal 4 giugno al 18 ottobre 2026 la Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione di Bergamo ospita Tabula Plena, installazione site specific firmata da Fosbury Architecture e Claire Fontaine, nell’ambito del programma Pedagogia della Speranza promosso da GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Il progetto si inserisce in una cornice curatoriale che pone l’educazione al centro della pratica museale, interpretandola come spazio di trasformazione sociale e culturale. La direzione artistica di Pedagogia della Speranza è affidata a Lorenzo Giusti con la curatela di Sara FumagalliValentina GervasoniIrene GuandaliniSara Tonelli e Rachele Bellini.

L’intervento si configura come un laboratorio permanente ispirato al pensiero di Paulo Freire, il cui approccio all’educazione come pratica di emancipazione costituisce il riferimento teorico principale dell’operazione. In questa prospettiva, il sapere viene inteso come processo critico e condiviso, costruito attraverso la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti.

Il progetto si sviluppa a partire dall’idea che il museo contemporaneo possa assumere la funzione di spazio educativo aperto, orientato alla produzione di conoscenza. All’interno della Sala delle Capriate, Fosbury Architecture ha progettato una piattaforma abitabile e accessibile, pensata come dispositivo relazionale e pedagogico, capace di accogliere pubblici eterogenei e di attivare forme di interazione continuativa.

La struttura ospita tre laboratori permanenti gratuiti e un’area centrale destinata all’incontro e alla lettura collettiva. L’intero impianto è stato sviluppato anche attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto tredici classi di scuole di diverso ordine e grado di Bergamo e provincia. Il lavoro con studenti e studentesse ha previsto una serie di attività laboratoriali condotte dalle educatrici della GAMeC e progettate da Fosbury Architecture, durante le quali i partecipanti hanno elaborato interpretazioni dei temi proposti trasformandoli in segni visivi. Questi elementi, definiti come glifi, sono stati successivamente integrati nello spazio espositivo e applicati sulla superficie della piattaforma, concepita come una grande lavagna nera.

Claire Fontaine, typing … (2024; scatola luminosa sagomata, stampa digitale, dimmer, trasformatore e cavi, 1,000 × 970 × 80 mm) Su concessione dell’artista and Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, Switzerland. Foto: Studio Claire Fontaine © Studio Claire Fontaine
Claire Fontaine, typing … (2024; scatola luminosa sagomata, stampa digitale, dimmer, trasformatore e cavi, 1,000 × 970 × 80 mm) Su concessione dell’artista and Kunstmuseum Winterthur, Winterthur, Switzerland. Foto: Studio Claire Fontaine © Studio Claire Fontaine

L’intervento trasforma così la sala storica del Palazzo della Ragione in un ambiente che combina dimensione architettonica, educativa e partecipativa. L’insieme dei dispositivi installati propone un’esperienza che mette in relazione il patrimonio storico con pratiche contemporanee di apprendimento, favorendo nuove modalità di relazione tra spazio, conoscenza e pubblico.

In dialogo con la struttura laboratoriale si inserisce l’intervento site specific di Claire Fontaine, che affronta il rapporto tra linguaggi digitali, tecnologie della comunicazione e costruzione della percezione sociale. L’installazione consiste in cinque sculture luminose sospese che riproducono emoji, elementi del lessico visivo contemporaneo ampiamente diffusi nella comunicazione digitale.

Le opere, collocate nello spazio sopra i visitatori, rappresentano tre differenti visioni del mondo interconnesso attraverso simboli tratti dall’immaginario delle piattaforme digitali: il pianeta Terra, lo smartphone e il pacco regalo. Questi oggetti simbolici vengono sottratti al loro contesto interattivo originario e trasformati in presenze fisiche statiche, evidenziando la distanza tra esperienza mediata dallo schermo e costruzione diretta delle relazioni sociali. L’intervento riflette anche sulle dinamiche di consumo e sul ruolo del desiderio nella società contemporanea.

“Domandarsi di quale regalo avremmo tutti bisogno oggi”, scrive Claire Fontaine, “o che cosa desideriamo davvero donare o ricevere, non è un esercizio banale, perché ci costringe a pensarci in relazione con chi dà o riceve, e a chiederci cosa possiamo sottrarre alle transazioni monetarie per trasformarlo in un gesto di amore gratuito e benefico”.

Fosbury Architecture, Render della piattaforma laboratoriale Tabula Plena (2026) Su concessione degli artisti
Fosbury Architecture, Render della piattaforma laboratoriale Tabula Plena (2026) Su concessione degli artisti

Le emoji, originariamente progettate come strumenti di sintesi emotiva nei contesti digitali, vengono così estratte dal loro flusso comunicativo e rese oggetti tridimensionali. Questa traslazione produce un effetto di sospensione che invita a riconsiderare la familiarità di tali immagini, restituendole come elementi capaci di attivare una riflessione sulle forme contemporanee della rappresentazione. L’intervento si configura in questo senso come un dispositivo di disapprendimento, volto a mettere in discussione automatismi percettivi e abitudini consolidate.

All’interno del progetto trovano spazio anche tre laboratori permanenti, sviluppati in collaborazione con soggetti attivi nel campo della ricerca artistica ed educativa. Il laboratorio curato da Numero Cromatico propone un’indagine sui processi di costruzione del pensiero algoritmico attraverso l’uso di dispositivi visivi e combinatori. Le configurazioni prodotte dai partecipanti mettono in evidenza la natura costruita e non neutrale degli algoritmi.

Il laboratorio Busillis, realizzato con URPS - Ufficio Resurrezione Parole Smarrite e Sabrina D’Alessandro, si concentra invece sull’immaginazione linguistica e sull’interpretazione soggettiva come strumenti di conoscenza. Le narrazioni prodotte dal pubblico confluiscono in un archivio sonoro collettivo in costante aggiornamento, accessibile nello spazio dell’arena. Il terzo laboratorio, Parliamo di Educazione, sviluppato con Adelita Husni Bey, invita a una rilettura critica del linguaggio educativo attraverso l’analisi di definizioni e categorie legate al mondo della scuola. Il progetto mira a evidenziare le contraddizioni insite nei sistemi di rappresentazione del sapere, stimolando forme di riflessione collettiva.

Il programma si estende oltre l’installazione principale con un calendario di incontri pubblici. Il primo appuntamento è previsto per sabato 6 giugno, dalle 10 alle 13, con il laboratorio dialogico Evidenze Comuni, a cura del collettivo svizzero microsillons. L’incontro, sviluppato nell’ambito del Public Program di Pedagogia della Speranza, si inserisce in un percorso di ricerca che riprende criticamente il pensiero di Paulo Freire e propone una riflessione sugli strumenti necessari per ripensare le forme del vivere comune. L’attività si concentra sull’analisi delle strutture di potere e sulle possibilità di costruire pratiche educative alternative capaci di rendere visibili le dinamiche di oppressione e di attivare forme di solidarietà. L’evento è gratuito, si svolge in lingua inglese con traduzione in italiano e prevede prenotazione obbligatoria.




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