Al Museo di Castelvecchio di Verona una mostra sulla pittura veronese dal 1570 al 1630


Il Museo di Castelvecchio di Verona ospita la mostra ’Bottega, Scuola, Accademia. La pittura a Verona dal 1570 alla peste del 1630’, dal 17 novembre 2018 al 5 maggio 2019.

È in programma dal 17 novembre 2018 al 5 maggio 2019, presso il Museo di Castelvecchio di Verona la mostra Bottega, Scuola, Accademia. La pittura a Verona dal 1570 alla peste del 1630, a cura di Francesca Rossi e Sergio Marinelli. Si tratta di una rassegna che espone 61 opere tra dipinti, disegni, strumenti musicali e documenti, parte dei quali presentati per la prima volta al pubblico. Il focus principale della mostra si concentrerà sugli artisti che nacquero e crebbero nell’alveo di una bottega famigliare, quella di Domenico e Felice Brusasorzi. Bottega che, all’incrocio stilistico tra tardo Manierismo, pittura della Realtà e Classicismo, si trasformò in una sorta di accademia corporativa capace di dare impulso a un’intensa stagione di commissioni artistiche che lasciarono un’impronta indelebile in chiese e palazzi pubblici e privati del territorio.

In un contesto che vedeva attive a Verona varie figure di rilievo, come Bernardino India (Verona, 1528 - 1590) e Paolo Farinati (Verona, 1524 - 1606), e la prossimità al prolifico ambiente delle botteghe veneziane di Tintoretto, Tiziano, Veronese e Palma il Giovane, si distingue in città alla metà del Cinquecento la bottega di Domenico Brusasorzi (Verona, 1516 - 1567) e di suo figlio Felice (Verona, 1539 - 1605). La loro fu una delle botteghe più operose, sia per quanto riguarda la produzione di opere pittoriche sia per la presenza al suo interno di numerosi apprendisti e discepoli, tra i quali (vengono con attenzione illustrati in mostra) Sante Creara (Verona, 1570 circa - 1630), Alessandro Turchi (Verona, 1578 – Roma, 1649), Pasquale Ottino (Verona, 1578 - 1630) e Marcantonio Bassetti (Verona, 1586 - 1630). I disegni e dipinti esposti nelle tre aree tematiche del percorso espositivo evidenziano come il periodo giovanile di questi artisti sia improntato al lessico del maestro, per reindirizzarsi in seguito grazie all’influsso di altri autori. Questo fondamentale momento della produzione artistica veronese fu bruscamente interrotto dalla peste del 1630, che portò alla morte di molti pittori e che mutò in maniera radicale la sensibilità di coloro che sopravvissero, aprendo la strada a una stagione dell’arte.

“Nella rilettura di un’Italia multicentrica”, scrive Francesca Rossi, Direttore dei Musei Civici veronesi e curatrice della mostra con Sergio Marinelli, “alle prese con l’ascesa e l’affermazione del Caravaggismo, del Naturalismo e della poetica degli affetti divulgata sotto il vessillo della Controriforma Cattolica dalla pittura rubensiana, l’indagine sul contesto veronese contribuisce ad avvalorare l’idea di una tradizione artistica locale che riuscì a mantenere salda la propria identità e autonomia e a tramandarla senza cedere alle tendenze figurative dominanti che condizionavano in quel momento l’intera Europa”. E questo senza cadere in una miopia autoreferenziale, tutt’altro. I Brusasorzi e i loro allievi si mantennero perfettamente informati su quanto accadeva nei principali centri artistici italiani e dell’Europa del Nord, privilegiando comunque un’autonomia di stile, alimentando una precisa vitalità espressiva che divenne il marchio di fabbrica non solo di Domenico e di suo figlio, verso i quali Vasari espresse il suo elogio, ma anche della schiera di artisti che monopolizzarono l’arte a Verona per oltre mezzo secolo, rivendo importanti commissioni anche da altre capitali italiane. “Felice, in modo particolare”, prosegue la curatrice, “si mise alla testa del processo di affermazione di uno stile autonomo che in città incontrò un successo immediato e tale da far rallentare progressivamente, [...], gli arrivi di opere e maestranze da fuori per oltre mezzo secolo, sino alla tragica calamità che segnò la fine di un mondo e il rapido oblio di un’intera generazione di pittori”.

L’allestimento, progettato da Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso, simula, scrivono le due responsabili del progetto, “come la Sala mostre possa essere convertita in tre spazi che offrono al visitatore un segmento della pittura veronese dalla fine del Cinquecento alla tragica peste del 1630. Se tale esposizione fosse definitiva, si completerebbe con coerenza la narrazione della storia dell’arte veronese che inizia nella prima sala del museo con l’anno 1000 e prosegue nelle ventisei sale successive con il racconto della scultura e della pittura cittadina. In passato, alcune mostre hanno messo in evidenza la necessità di ampliare l’esposizione d’arte antica del Museo di Castelvecchio alla pittura barocca e del secolo dei lumi, attualmente concentrate in sole due sale. Talora le mostre hanno costituito un banco di prova per gli allestimenti museali e oggi, dopo quaranta anni di approfonditi studi artistici e restauri, emerge l’urgenza e l’importanza di un recupero permanente della Sala Boggian”.

Le opere esposte provengono dalle collezioni civiche e da importanti prestiti concessi dall’Accademia Filarmonica di Verona, dalla Fondazione Cariverona, dal Banco BPM, da collezionisti privati a testimonianza dell’importante e consolidata rete di collaborazione territoriale volta alla valorizzazione del patrimonio. Questa mostra prosegue la linea espositiva di approfondimento frutto di studi e ricerche che il Museo di Castelvecchio ha intrapreso nel corso degli anni e che di volta in volta propone autori e specifici periodi della storia dell’arte veronese, volgendo sempre lo sguardo anche a un contesto più ampio. Studi e ricerche che hanno portato alla recentissima pubblicazione del secondo volume del Catalogo generale dei dipinti e delle miniature delle collezioni civiche veronesi, monumentale opera curata da Paola Marini, Ettore Napione e Gianni Peretti. L’Accademia Filarmonica accoglierà in Sala Maffeiana la cerimonia di inaugurazione della mostra che sarà preceduta dall’esecuzione di alcuni brani di musica barocca per flauto, violino e violoncello. A conclusione della presentazione seguirà la visita alla mostra in Sala Boggian al Museo di Castelvecchio con accompagnamento musicale.

La mostra è visitabile negli orari d’apertura del Museo di Castelvecchio: dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30, il lunedì dalle 13:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 18:45). Biglietti (validi per museo e mostra): intero 6 euro, ridotto gruppi (almeno 15 persone), agevolazioni e over 60 4,50 euro, ridotto scuole e ragazzi dagli 8 ai 14 anni 1 euro. Gratis per over 65 residenti a Verona, diversamente abili e accompagnatori, possessori VeronaCard. Da ottobre a maggio, prima domenica del mese a tariffa unica 1 euro. Per maggiori info visitare il sito del Museo di Castelvecchio.

Nell’immagine: Felice Brusasorzi, Madonna con il bambino, un santo vescovo e sant’Antonio, e in basso le sante Barbara, Orsola, Apollonia, Maddalena, Cecilia, Agata, Caterina, Lucia (1579; olio su tela, 303x191,6 cm; Verona, Musei Civici)

Al Museo di Castelvecchio di Verona una mostra sulla pittura veronese dal 1570 al 1630
Al Museo di Castelvecchio di Verona una mostra sulla pittura veronese dal 1570 al 1630


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