Parma, restaurata la statua di Agrippina Maggiore. Fu ritrovata nell'area archeologica di Veleia


Il Complesso Monumentale della Pilotta ha presentato il restauro della statua in marmo di Agrippina Maggiore, che appartiene al celebre gruppo di dodici sculture raffiguranti i membri della famiglia imperiale giulio-claudia. È una delle opere più importanti emerse dagli scavi archeologici di Veleia. 

Restaurata la statua marmorea di Agrippina Maggiore, una delle opere più importanti emerse dagli scavi archeologici di Veleia. L’intervento, presentato al Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, è stato reso possibile grazie al contributo di Inner Wheel Parma Est, che già l’anno precedente aveva sostenuto anche il restauro della statua di Agrippina Minore, figlia di Agrippina Maggiore, nipote dell’imperatore Augusto e moglie di Germanico.

Durante la presentazione, Flavia Giberti, funzionaria archeologa del Complesso Monumentale della Pilotta, e Angela Allini di Opus restauri s.a.s. hanno illustrato le principali caratteristiche dell’intervento conservativo, soffermandosi anche sul rilievo storico della figura di Agrippina. All’incontro è seguita una visita alla sala delle statue del Museo Archeologico di Parma, dove l’opera è conservata, offrendo la possibilità ai partecipanti di osservare da vicino il risultato del restauro.

Il lavoro conservativo ha previsto un’accurata pulitura delle superfici marmoree, liberate dallo spesso strato di cere e olii impiegati nei precedenti interventi di manutenzione, ormai alterati dall’ossidazione. I restauratori Flavio Spotti e Simona Cantadori, insieme ad Angela Allini, titolare di Opus restauri s.a.s., hanno inoltre eliminato dalla statua residui lipidici scuri e depositi di polvere che compromettevano la leggibilità del modellato. L’intervento ha consentito di riportare alla luce la qualità formale della scultura, valorizzando dettagli come il raffinato panneggio della veste e le incisioni decorative del marmo, naturalmente attraversato da venature. Anche il volto di Agrippina è tornato visibile nella sua luminosità originaria: dopo la pulitura è emerso infatti che il viso era stato realizzato in un blocco di marmo bianco puro, in netto contrasto con il materiale scelto per l’abito.

Agrippina Maggiore, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, dettaglio, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, dettaglio, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, dettaglio, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, dettaglio, I secolo d.C.
Agrippina Maggiore, restauro
Agrippina Maggiore, restauro
Agrippina Maggiore, restauro
Agrippina Maggiore, restauro

La statua di Agrippina Maggiore appartiene al celebre gruppo di dodici sculture in marmo lunense, oggi noto come marmo di Carrara, raffiguranti in dimensioni maggiori del naturale i membri della famiglia imperiale giulio-claudia. In origine queste opere erano collocate su un podio all’interno della basilica dell’antica città romana di Veleia, dove nel 1760, per volontà del duca don Filippo di Borbone, ebbero inizio gli scavi archeologici. Oggi i reperti sono conservati ed esposti presso il Museo Archeologico di Parma e nell’Area archeologica di Veleia, dove sono ancora visibili anche le strutture, entrambi luoghi gestiti dal Complesso Monumentale della Pilotta.

Agrippina Maggiore, nipote dell’imperatore Augusto, è ricordata dalle fonti antiche come una delle rare figure femminili della dinastia imperiale romana descritte per nobiltà d’animo e integrità morale. Seguì il marito Germanico nelle campagne militari ai confini dell’Impero, in Germania, in Gallia e in Oriente, conquistando la stima dell’esercito e il favore del popolo. Dopo la morte di Germanico, avvenuta in Oriente in circostanze sospette, Agrippina fece ritorno in Italia via mare portando con sé le ceneri del marito e i figli più piccoli. Al suo arrivo a Brindisi venne accolta da una folla numerosa e partecipe prima di proseguire verso Roma. L’imperatore Tiberio, temendo che il forte consenso popolare potesse favorire l’ascesa politica di uno dei figli di Agrippina, ne dispose l’esilio sull’isola di Ventotene, dove la donna morì nel 33 d.C., all’età di quarantasette anni.

Museo Archeologico di Parma @ Giovanni Hänninen
Museo Archeologico di Parma @ Giovanni Hänninen



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