È partita nel 2025 la ricerca archeologica subacquea sistematica sul relitto storico del brigantino Mentor, condotta dall’Eforato delle Antichità Subacquee della Grecia sotto la direzione dell’archeologo Dimitrios Kourkoumelis-Rodostamos, vicedirettore del servizio. A renderlo noto è il Ministero della Cultura della Grecia con un comunicato stampa. L’indagine riguarda uno dei relitti collegati alla vicenda del trasferimento delle sculture del Partenone all’inizio del XIX secolo. Il brigantino affondò nel settembre del 1802 al largo del porto di Avlemonas, nella parte sud-orientale dell’isola di Citera (Grecia) mentre trasportava un carico di antichità destinato alla Gran Bretagna per conto di Lord Elgin.
Il Mentor veniva utilizzato per trasferire in Inghilterra materiali archeologici provenienti da Atene, tra cui parti del ricco apparato scultoreo e architettonico dei monumenti dell’Acropoli. Durante la campagna di scavo del 2025 le indagini si sono concentrate su alcune aree situate a ovest e a nord rispetto alla porzione conservata dello scafo.
Una prima sezione di scavo, indicata convenzionalmente come Sezione 1/2025, è stata aperta a circa cinque metri a ovest del relitto conservato. L’obiettivo era verificare la possibile presenza di resti dello scafo del brigantino in quell’area del fondale. Le operazioni non hanno tuttavia portato all’individuazione di elementi strutturali della nave. Il risultato sembra confermare l’ipotesi che, dopo l’affondamento, lo scafo sia rimasto esposto per un periodo relativamente lungo sul fondale marino, subendo un processo di decomposizione rapida fino alla quasi completa scomparsa.
Alla distruzione del relitto contribuì probabilmente anche il primo tentativo di recupero del carico effettuato già nel 1802. I sommozzatori impegnati nell’operazione, principalmente pescatori di spugne, incontrarono notevoli difficoltà nell’accesso alla stiva e decisero di aprire un varco nello scafo per raggiungere l’interno della nave. L’apertura fu praticata proprio nel punto in cui l’imbarcazione aveva subito la falla durante l’impatto con gli scogli, episodio descritto nelle lettere di William Hamilton, segretario di Lord Elgin e responsabile del coordinamento delle operazioni di recupero. Tale intervento accelerò il deterioramento della struttura lignea del brigantino. Lo scavo della Sezione 1/2025 si è concluso a circa un metro di profondità sotto il livello del fondale, a una quota di circa 21,9 metri sotto la superficie del mare, senza restituire resti dello scafo.
Una seconda sezione, denominata Sezione 2/2025, è stata aperta a nord del tratto conservato della chiglia, con l’obiettivo di verificare l’eventuale dispersione di materiali provenienti dalla struttura della nave in quella direzione. Anche in questo caso non sono stati individuati elementi strutturali come frammenti di ordinate o parti del fasciame. Sono emersi però diversi oggetti legati all’equipaggiamento del brigantino, oltre a frammenti di utensili e recipienti di uso quotidiano.
Tra i reperti figurano anche parti del rivestimento in rame che proteggeva le porzioni sommerse dello scafo. L’applicazione di lastre di rame rappresentava una tecnica diffusa nella cantieristica navale dell’epoca per difendere la carena dall’azione di organismi marini e dall’usura. Le indagini suggeriscono inoltre che la parte inferiore della nave, e in particolare la chiglia, fosse ulteriormente rinforzata con fogli di piombo. Un elemento di particolare interesse consiste in un frammento di rivestimento collocabile esattamente nel punto di connessione tra le lastre di rame e quelle di piombo, dettaglio che offre indicazioni sulla tecnica costruttiva dell’imbarcazione.
Nel corso dello scavo è stato inoltre individuato un frammento di lastra in terracotta, probabilmente collegato al sistema di isolamento della cucina di bordo. Il reperto si trovava a breve distanza dalla chiglia della nave e costituisce una testimonianza delle strutture funzionali presenti sul brigantino. Il ritrovamento più importante della campagna 2025 riguarda tuttavia un piccolo elemento decorativo in marmo, identificato come frammento di una lastra architettonica con goccia decorativa. Il pezzo potrebbe appartenere a un elemento di coronamento di un architrave oppure a un mutulo (un motivo ornamentale dell’ordine architettonico dorico) di cornice. Il frammento misura circa 9,3 centimetri di lunghezza e 4,7 centimetri di larghezza, mentre la goccia decorativa presenta un diametro di 6,51 centimetri e un’altezza di 2,2 centimetri. Le dimensioni risultano confrontabili con quelle registrate in passato per le gocce decorative dell’architrave del Partenone.
Si tratta della prima volta che nel sito del relitto del Mentor viene individuato un frammento di decorazione scultorea riconducibile al prezioso carico di antichità trasportato dalla nave. La maggior parte dei materiali fu recuperata già durante le operazioni di salvataggio avviate nel 1802, ma il nuovo ritrovamento dimostra che una parte del carico rimase sul fondale. Le analisi di conservazione e gli studi successivi dovranno chiarire con maggiore precisione il monumento di provenienza del frammento. Alla campagna di scavo subacqueo del 2025 hanno partecipato specialisti di diverse discipline, tra cui archeologi, biologi marini, istruttori subacquei, fotografi subacquei, restauratori e tecnici del fondale marino. Il team comprendeva, tra gli altri, Alexandros Tourtas, Elena Bonelou, Aris Michail, Giannis Issaris, Elpida Karadimou, Vasilis Tsiairis, Chrysa Fouseki, Irini Malliou, Spyros Moureas, Giorgos Bouzalakos, Stefanos Kontos, Manouil Kourkoumelis e Maria Tsokla.
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