A Trento si conclude con il restauro della tavola epitaffio del principe vescovo Johannes Hinderbach un programma di conservazione e valorizzazione delle opere lignee promosso dal Museo Diocesano Tridentino e avviato nel 2022. Un progetto che ha coinvolto alcuni dei più significativi dipinti su tavola custoditi nelle collezioni dell’istituzione museale e che si è sviluppato parallelamente a un ampio intervento di riqualificazione microclimatica degli spazi espositivi di Palazzo Pretorio, sede del museo. L’iniziativa ha avuto come obiettivo la salvaguardia di opere particolarmente delicate, fondamentali per la conoscenza della cultura figurativa tardomedievale e manierista dell’area alpina. Si tratta infatti di testimonianze di straordinario valore storico e artistico che documentano la circolazione di modelli figurativi tra il territorio trentino e il mondo transalpino, confermando il ruolo di crocevia culturale svolto dalla città di Trento nel corso dei secoli.
Particolare rilievo rivestono le opere quattrocentesche interessate dal programma, rare testimonianze di pittura a fondo oro conservate in regione. Questi dipinti costituiscono esempi significativi di una produzione artistica legata a committenze di alto livello, espressione di una cultura visiva raffinata e profondamente connessa ai principali centri artistici dell’Europa centrale.
Il percorso di restauro si è sviluppato attraverso diverse fasi. Tra giugno e dicembre del 2022 sono stati completati gli interventi sulla Madonna con il Bambino e i santi Giorgio e Vigilio, opera realizzata alla fine del Quattrocento e commissionata dal canonico della cattedrale Georg Nothaft, e sulla Messa di san Gregorio Magno del pittore Paolo Naurizio. Successivamente, tra ottobre 2023 e novembre 2024, è stata sottoposta a un accurato intervento conservativo la Visione di san Girolamo, anch’essa attribuita a Paolo Naurizio. L’ultima fase del programma ha riguardato due opere di particolare importanza: l’ancona dell’Adorazione dei pastori di Paolo Naurizio e la tavola epitaffio del principe vescovo Johannes Hinderbach. I lavori, iniziati nell’ottobre del 2024, si sono conclusi nel maggio del 2026, segnando il completamento dell’intero progetto.
Tra gli interventi realizzati, quello dedicato alla tavola di Hinderbach ha richiesto il maggiore impegno sotto il profilo conservativo e scientifico. L’opera rappresenta infatti una delle rarissime testimonianze quattrocentesche di committenza vescovile ancora conservate e costituisce un documento di straordinaria importanza per la storia artistica e culturale del territorio. La tavola si distingue per l’elevata qualità esecutiva e per i sofisticati richiami alla pittura dell’area salisburghese, elementi che testimoniano i rapporti culturali intrattenuti dalla corte vescovile trentina con alcuni dei principali centri artistici dell’Europa centrale nel XV secolo. Il dipinto riflette infatti il prestigio della figura di Johannes Hinderbach, protagonista della vita politica, religiosa e culturale della Trento rinascimentale.
Il restauro ha richiesto oltre un anno di lavoro e ha affrontato problematiche conservative particolarmente complesse. Le principali criticità riguardavano il supporto ligneo, interessato da significative fessurazioni dovute ai naturali movimenti del legno nel corso dei secoli, e lo stato di conservazione dello strato pittorico, che necessitava di interventi di consolidamento per garantirne la stabilità.
Particolarmente delicata è stata anche la pulitura del fondo oro, uno degli elementi più preziosi dell’opera. Nel tempo la superficie era stata alterata dalla presenza di vernici ossidate che ne avevano progressivamente compromesso la leggibilità, attenuandone la luminosità originaria e modificando la percezione complessiva dell’immagine. L’intervento ha consentito di recuperare la brillantezza del fondo dorato e di restituire all’opera una più corretta lettura estetica e storica.
La conclusione di questo lungo programma di restauro si inserisce all’interno di una più ampia strategia di tutela del patrimonio conservato dal Museo Diocesano Tridentino. Le opere lignee, infatti, rappresentano una categoria particolarmente sensibile dal punto di vista conservativo. Il legno reagisce infatti alle variazioni di temperatura e umidità, subendo dilatazioni e contrazioni che possono provocare deformazioni, sollevamenti della pellicola pittorica e fenomeni di degrado strutturale. Proprio per rispondere a queste esigenze conservative, il museo ha avviato negli ultimi anni un progetto di miglioramento delle condizioni ambientali delle proprie sale espositive. Tra settembre 2023 e marzo 2024, con il sostegno della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e del Servizio attività culturali della Provincia autonoma di Trento, e in accordo con l’Arcidiocesi di Trento, è stato realizzato un intervento di manutenzione straordinaria della sede museale.
L’obiettivo principale dei lavori è stato quello di garantire una maggiore stabilità del microclima interno, condizione indispensabile per la conservazione a lungo termine delle opere lignee. Gli interventi hanno interessato sia gli impianti di climatizzazione sia i sistemi di monitoraggio e controllo delle condizioni ambientali. Contestualmente è stata avviata una revisione dell’allestimento del primo piano del museo, oggi interamente dedicato all’esposizione delle opere lignee. Tra le soluzioni adottate figurano nuove compartimentazioni vetrate e sistemi di isolamento dalle correnti d’aria che permettono di limitare le oscillazioni termoigrometriche e di ridurre i rischi per le opere esposte.
L’intero programma ha richiesto il coinvolgimento di numerose professionalità specializzate. Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da Stefano Gentili con la collaborazione di Elisa Turani, mentre Alberto Finozzi ha fornito la consulenza specifica per il risanamento del supporto ligneo. La direzione e il controllo scientifico delle operazioni sono stati affidati all’architetto Giovanni Dellantonio della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, Ufficio beni storico-artistici, alla restauratrice Francesca Raffaelli del Laboratorio di restauro della stessa Soprintendenza e al direttore del Museo Diocesano Tridentino, Domizio Cattoi.
Un contributo determinante è arrivato inoltre dalle indagini diagnostiche e scientifiche che hanno accompagnato tutte le fasi del progetto. Le analisi sono state condotte da Mauro Bernabei, Ottaviano Allegretti, Giovanna Bortolaso, Lucia Giovannini, Stefano Volpin e Davide Bussolari, consentendo di approfondire la conoscenza dei materiali costitutivi delle opere e di individuare le metodologie di intervento più appropriate.
A conclusione del progetto, il museo ha espresso il proprio ringraziamento alla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e all’Arcidiocesi di Trento, il cui supporto si è rivelato fondamentale per la realizzazione dell’intero programma di conservazione e valorizzazione.
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