Il restauro dello Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), conservato alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello, ha restituito nuova leggibilità all’opera e ha portato alla scoperta inattesa del disegno preparatorio tracciato dall’artista direttamente sulla tela. I risultati dell’intervento, presentati prima della partenza del dipinto per una grande esposizione internazionale (Raphael: Sublime Poetry curata da Carmen Bambach al Metropolitan Museum of Art di New York, dal 23 marzo al 28 giugno 2026), segnano un passaggio importante negli studi tecnici e storico-artistici sul giovane maestro urbinate.
L’intervento è stato condotto dall’Istituto Centrale per il Restauro in sinergia con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e con il Comune di Città di Castello, sotto l’egida della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura. Avviato nel luglio scorso, il restauro rappresenta la seconda fase di un progetto scientifico elaborato dall’Istituto e iniziato già nel 2020 su impulso della Soprintendenza allora diretta da Marica Mercalli, in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista. Il progetto si inserisce in una più ampia linea di riflessione dell’Istituto sull’integrazione della lacuna come scelta critica nel restauro. Nel caso dello Stendardo della Santissima Trinità, questo approccio ha guidato l’intervento verso una revisione consapevole della presentazione formale dell’opera. Prima dei lavori, infatti, la lettura del dipinto risultava fortemente frammentaria, condizionata sia dalle vicende conservative e liturgiche che avevano interessato l’opera nel corso dei secoli, sia da precedenti interventi estetici realizzati negli anni Cinquanta, che avevano finito per ostacolare una piena comprensione critica del dipinto e la sua valorizzazione come documento fondamentale della formazione del giovanissimo artista.
L’obiettivo del progetto è stato quello di ristabilire una corretta dinamica percettiva tra l’immagine dipinta e le porzioni mancanti della superficie pittorica. In questa prospettiva, il lavoro si è concentrato sulla riduzione dell’incidenza visiva delle lacune, riportando in primo piano la continuità dell’immagine e migliorando la percezione complessiva della composizione. Una prima fase dell’intervento era stata completata nel 2021 in occasione della mostra Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo, promossa dal Comune e curata da Marica Mercalli e Laura Teza tra il 30 ottobre 2021 e il 9 gennaio 2022. In quella occasione il lavoro si era concentrato sulle lacune reintegrabili: sviluppando la figuratività implicita nei frammenti conservati, i restauratori avevano eseguito un’integrazione a tratteggio nelle parti che presentavano adeguati requisiti, restituendo maggiore unità visiva alle immagini.
I risultati presentati oggi riguardano invece la seconda fase del progetto, dedicata al trattamento delle lacune non reintegrabili, ovvero quelle che, secondo i criteri elaborati da Cesare Brandi, non consentono un’integrazione a causa dell’insufficienza di informazioni formali e cromatiche. Nel corso del XIX e del XX secolo queste aree erano state interessate da interventi di restauro che avevano introdotto materiali caratterizzati da una cromia calda e scura. Tali stratificazioni, oltre a prevalere visivamente sull’immagine dipinta, avevano finito per occultare completamente anche il supporto originario.
La rimozione di questi materiali si è rivelata un’operazione particolarmente complessa. Dopo una pulitura accurata, eseguita dal Laboratorio Dipinti su tela dell’Istituto in equilibrio tra metodologie tradizionali e tecnologia laser, le stratificazioni non originali sono state progressivamente eliminate. Questo processo ha riportato alla luce la tela di lino a trama finissima scelta dall’artista come supporto. La nuova tonalità complessiva dell’opera, fortemente schiarita grazie alla pulitura e all’equilibratura cromatica della tela, ha ridotto l’impatto percettivo delle lacune e ha migliorato significativamente la leggibilità delle figure e dei passaggi tonali ancora conservati.
Durante le operazioni di pulitura è emerso inoltre un elemento di straordinario interesse. In alcune aree oggi prive di pittura, rimaste per secoli nascoste sotto i materiali sovrapposti, è stato infatti individuato il disegno preparatorio tracciato da Raffaello direttamente sulla tela prima della stesura della preparazione pittorica. La scoperta, del tutto inattesa, consente oggi di osservare con precisione profili, dettagli e aspetti iconografici dell’opera che fino a questo momento potevano essere soltanto ipotizzati.
La rivelazione del disegno rappresenta un contributo di grande rilievo per gli studi sull’opera e sulla tecnica esecutiva del giovane Raffaello. Si tratta infatti di una testimonianza diretta e finora sconosciuta del processo creativo dell’artista, capace di fornire nuovi elementi di analisi sulla fase progettuale dell’immagine e sulle modalità operative adottate nella realizzazione del dipinto.
I risultati dell’intervento condotto dal Laboratorio Dipinti su tela e della campagna diagnostica realizzata dai Laboratori scientifici dell’Istituto, corredati da un ampio apparato fotografico e documentario, saranno oggetto di approfondimento nell’ambito di una prossima giornata di studi e in una pubblicazione edita da Campisano Editore.
Nel corso della conferenza stampa l’opera è stata mostrata al pubblico prima della partenza per la mostra Raphael: Sublime Poetry. Il prestito dell’opera per l’esposizione ha comportato anche il riconoscimento di un contributo economico che ha contribuito a sostenere l’intervento di restauro. Durante la presentazione sono stati inoltre mostrati in anteprima alcuni dettagli del disegno preparatorio emerso durante i lavori e reso visibile per la prima volta grazie alle operazioni di pulitura.
Il Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Fabrizio Magani, ha sottolineato che “il restauro dello Stendardo di Raffaello rappresenta un ulteriore risultato dell’eccellenza del restauro italiano che, attraverso l’Istituto Centrale per il Restauro, continua a tenere alto il valore della nostra tradizione in questo ambito. Tornare oggi su un’opera che in passato era già stata oggetto di studio e di intervento presso lo stesso Istituto significa riaffermare il grande valore della cura costante e consapevole del nostro patrimonio culturale. È per questo che credo si tratti davvero di un giorno di grande festa”. Gli ha fatto eco il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, l’architetto Luigi Oliva, che ha ricordato come lo Stendardo della Santissima Trinità rappresenti un riferimento storico esemplare per il restauro italiano e internazionale. “Si tratta”, ha spiegato, “di un’opera che ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli che l’hanno trasformata da gonfalone processionale dipinto sui due lati in due pale d’altare esposte prima in chiesa e poi musealizzate. L’Istituto Centrale per il Restauro è intervenuto fin dal 1952 per assicurare la migliore conservazione dell’opera coniugando lo sviluppo della teoria del restauro con la ricerca scientifica dedicata alla conoscenza e alla conservazione. La rimozione dei materiali di restauro degradati e l’integrazione di ulteriori lacune hanno donato nuova leggibilità alla straordinaria mano del primo Raffaello anche su aree considerate perse per sempre. Nuove prospettive si apriranno ancora in futuro con la sperimentazione dell’Intelligenza Artificiale e delle teorie percettive della Color Assimilation. Un bagaglio di conoscenze che sarà reso fruibile anche al grande pubblico. In questo scenario, la sinergia tra gli enti e le eccellenze del Ministero della Cultura e il Comune di Città di Castello rappresenta una garanzia per l’applicazione a questo inestimabile capolavoro dei più alti livelli di ricerca mondiale nel campo del restauro e della conservazione programmata”.
La soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, Francesca Valentini, ha evidenziato che “per la Soprintendenza ABAP per l’Umbria il restauro dello Stendardo della Santissima Trinità di Raffaello che oggi si presenta, nonché il prestito al Metropolitan di New York, rappresentano atti di conoscenza e di valorizzazione territoriale, scientificamente e culturalmente fondati, resi possibili grazie alla stretta collaborazione tra le istituzioni del Ministero della Cultura, DG ABAP, Istituto Centrale per il Restauro e Comune di Città di Castello. L’intervento è stato volto a proporre una lettura più equilibrata e coerente del testo pittorico originario, in continuità con l’intervento curato da ICR e SABAP Umbria nel 2019. Tornare su un restauro storicizzato significa adottare un metodo fondato sul confronto specialistico e interdisciplinare, in piena coerenza con il pensiero di Cesare Brandi per il quale il restauro deve lasciare aperta la possibilità di ulteriori interventi futuri. L’obiettivo è stato quello di migliorare la leggibilità e la chiarezza percettiva, bilanciando le integrazioni e restituendo una percezione unitaria e non falsata dell’opera. L’importante esposizione che si aprirà al MET collocherà l’opera di Raffaello in un contesto scientificamente molto solido, e la Soprintendenza continuerà a curare lo Stendardo sul territorio, fornendo collaborazione scientifica al nuovo allestimento dell’opera nella Pinacoteca Civica di Città di Castello”.
Per il Comune di Città di Castello, il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla cultura Michela Botteghi hanno sottolineato come il progetto rappresenti una tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione dell’opera: “Giunge a conclusione oggi, con l’imminente partenza dello Stendardo di Raffaello per il MET, un progetto di valorizzazione di grande importanza che il Comune di Città di Castello ha condiviso con la Soprintendenza Archeologia Beni Culturali e Paesaggio dell’Umbria e con l’Istituto Centrale per il Restauro, a cui va il ringraziamento per avere restituito all’opera la leggibilità che il tempo aveva ridotto. Lo Stendardo oggi appare nel suo originale pregio e rilievo artistico, oggetto di nuove e approfondite indagini diagnostiche e storiche, che porteranno nuova luce anche sulla sua genesi. Vogliamo sottolineare come elemento rilevante la significativa sinergia tra livelli istituzionali che ha accompagnato questo complesso intervento e che si integra alla collaborazione con il Metropolitan, che ha sostenuto il restauro, e dove lo Stendardo verrà esposto, per la prima volta dopo il restauro, nell’ambito della mostra Raphael: Sublime Poetry, a cura da Carmen Bambach. Riteniamo che la presenza a New York dello Stendardo in un evento di livello internazionale contribuirà a promuoverne la conoscenza su una platea qualificata e ampia, con riflessi positivi, anche per il museo e il territorio che lo custodisce”.
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