Firenze, restaurata la Croce Reliquario della Passione: nuove scoperte


Il restauro della Croce Reliquario della Passione al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze ha rivelato che la grande pietra centrale è un quarzo puro e non un topazio d’India. L’opera medicea sarà al centro di una giornata di studi il 4 giugno.

La Croce Reliquario della Passione, conosciuta anche come Croce della Granduchessa, è tornata visibile al pubblico al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze dopo un intervento di restauro concluso nel 2025. L’opera, realizzata in oro e decorata con un vasto insieme di gemme preziose, è stata sottoposta a un restauro affidato dall’Opera di Santa Maria del Fiore all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. I risultati dell’intervento saranno presentati il 4 giugno nel corso di una giornata di studi intitolata La Croce Reliquario della Passione dell’Opera del Duomo, in programma presso l’Antica Canonica di piazza San Giovanni 7, con ingresso libero dalle 9:45 alle 15:30.

Il restauro ha portato a una revisione dell’identificazione di una delle pietre centrali dell’opera. La grande gemma, ritenuta fino a oggi un topazio d’India, è stata identificata come un quarzo purissimo. Il dato modifica una delle interpretazioni consolidate della storia materiale del reliquario e si inserisce in un lavoro di rilettura delle tecniche e dei materiali impiegati nella sua realizzazione.

La Croce Reliquario della Passione è uno dei principali oggetti di oreficeria sacra conservati nel museo fiorentino. La sua storia è strettamente legata alla committenza medicea: fu infatti voluta dal granduca Cosimo II de’ Medici e dalla consorte Maria Maddalena d’Austria per custodire le reliquie della Passione di Gesù Cristo conservate nella Cattedrale di Firenze. La scelta delle gemme e la qualità esecutiva rimandano direttamente al contesto delle botteghe granducali, dove l’oggetto fu concepito come parte di un programma di rappresentazione del potere e della devozione dinastica.

L’opera si ispira inoltre al celebre diamante fiorentino, pietra appartenente alla famiglia medicea. Il diamante, acquistato da Ferdinando I de’ Medici il 12 ottobre 1601 allo stato grezzo e successivamente ereditato da Cosimo II, fu affidato al taglio a Pompeo Studentoli, orafo veneziano attivo nelle botteghe granducali toscane, per poi essere donato a Maria Maddalena d’Austria. È proprio a questo modello che si richiama la grande gemma centrale della Croce, oggi identificata come quarzo.

Cosimo Merlini Il Vecchio – Bernardo Holzmann, Croce della Granduchessa o Reliquario della Passione (XVII - XVIII sec; 130 x 74 cm; Firenze, Museo dell’Opera del Duomo, Cappella delle reliquie)
Cosimo Merlini Il Vecchio – Bernardo Holzmann, Croce della Granduchessa o Reliquario della Passione (XVII - XVIII sec; Firenze, Museo dell’Opera del Duomo, Cappella delle reliquie) Su concessione di Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Antonio Quattrone

Il riferimento al diamante fiorentino assume un ulteriore rilievo alla luce di una vicenda recente. Il diamante, considerato a lungo disperso, è stato rintracciato lo scorso anno in un caveau in Canada, in un’inchiesta resa nota dal The New York Times dopo oltre un secolo di assenza dalle fonti documentarie e dal mercato. Il ritrovamento ha riaperto il dibattito sulla circolazione delle gemme medicee e sul loro ruolo simbolico nella cultura di corte.

La Croce, nota anche come stauroteca (dal greco stauros, cioè croce, e theke che significa raccolta, collezione), presenta una struttura a croce latina e conserva al suo interno reliquie legate alla Passione di Cristo. Tra queste figura un frammento della Croce e una piccola croce d’oro filigranata contenente ulteriori frammenti della Passione. Secondo la tradizione, tali reliquie sarebbero state riscattate nel 1454 da Marco Chestialselim, domestikos dell’ultimo imperatore d’Oriente, e trasferite a Firenze dopo la caduta di Costantinopoli del 1453. L’arcivescovo sant’Antonino avrebbe poi portato la stauroteca in processione il 13 agosto 1455.

La documentazione tarda cinquecentesca, richiamata negli studi di Alessandro Bicchi, testimonia una lunga storia di interventi sull’oggetto. Già nel giro di un secolo dalla sua prima sistemazione, il reliquario risultava in condizioni tali da richiedere restauri, documentati nel 1565, nel 1591, nel 1616 e nel 1618. In quest’ultima fase si inserisce la decisione della coppia granducale di commissionare una nuova stauroteca, ritenuta più adeguata alla dignità del culto e della rappresentazione dinastica.

La nuova croce fu affidata all’orafo di corte Cosimo Merlini il Vecchio, attivo tra il 1580 e il 1641. Già dal 1615 i granduchi avevano avviato la riflessione sulla sostituzione dell’antico reliquario. L’opera risultò conclusa nel 1618 ed è attestata nell’inventario del guardaroba mediceo del 14 settembre dello stesso anno. Il 18 settembre 1619 gli Operai dell’Opera di Santa Maria del Fiore deliberarono una messa di ringraziamento per il dono ricevuto, segnando così l’ingresso ufficiale della stauroteca nel cerimoniale della cattedrale.

Dal punto di vista tecnico, la Croce è realizzata in oro sbalzato e cesellato, con elementi a fusione, smalti policromi a caldo e a freddo. L’apparato decorativo comprende un numero rilevante di gemme, molte delle quali conservate fino a oggi: 120 perle scaramazze, 32 granati, 6 smeraldi sfaccettati, 4 ametiste, 2 acquemarine, 11 quarzi, 2 calcedoni e 14 smeraldi cabochon. Nella crocetta in oro filigranato si aggiungono 8 perle tonde, 2 granati e 2 zaffiri. La base, successiva, fu realizzata nel XVIII secolo dall’orefice Bernardo Holzmann ed è in bronzo fuso, cesellato e dorato.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte