Ancora colpi importanti da parte dello Stato per i musei italiani. Due nuove opere entrano a far parte delle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna, e contribuiscono così ad arricchire ulteriormente il patrimonio dei Musei nazionali di Bologna. Si tratta di un dipinto di Francesco Albani (Bologna, 1578 – 1660) raffigurante la Madonna in gloria con cherubini e di una scultura attribuita ad Alfonso Lombardi (Ferrara, 1497 circa – Bologna, 1537) raffigurante un Volto di Cristo. Entrambe le acquisizioni sono state rese possibili grazie ai fondi stanziati dal Ministero della Cultura e rappresentano un passaggio significativo nel percorso di valorizzazione delle raccolte del museo.
Il dipinto di Albani sarà presentato al pubblico dal 17 marzo fino alla metà di giugno nella sala 30 della Pinacoteca, all’interno di un allestimento pensato per metterlo in dialogo con altri due frammenti della stessa pala d’altare già conservati nelle collezioni del museo e con una rappresentazione grafica dell’intera opera. La scultura attribuita ad Alfonso Lombardi sarà invece visibile il 17 marzo alle ore 17 in Aula Gnudi, in occasione di una conferenza dedicata allo scultore, prima di trovare una collocazione definitiva nel percorso espositivo della Pinacoteca.
Il dipinto di Francesco Albani rappresenta una scoperta particolarmente rilevante per gli studi sull’artista e sulla pittura bolognese del Seicento. L’opera, come abbiamo raccontato in maniera dettagliata su queste pagine, è stata individuata da Tiziana Sassoli, titolare della Galleria d’Arte Fondantico di Bologna, e identificata come un frammento della pala d’altare raffigurante San Guglielmo in preghiera confortato dalla Vergine, eseguita dall’artista intorno al 1645 per la chiesa bolognese di Gesù e Maria delle monache agostiniane, situata a Porta Galliera.
La storia dell’opera è segnata dalle vicende che interessarono molte opere d’arte nel corso dell’Ottocento. A seguito delle requisizioni napoleoniche la chiesa di Gesù e Maria fu distrutta e la pala d’altare venne smembrata. I vari frammenti furono successivamente dispersi e venduti separatamente sul mercato antiquario. Nel corso del tempo alcune parti dell’opera sono entrate nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Il museo conserva infatti già due frammenti della pala: il particolare con San Guglielmo, giunto nella raccolta grazie al lascito Zambeccari nel 1883, e un Teschio, attributo della Santa Maria Maddalena oggi perduta, entrato in collezione attraverso una donazione nel 2006.
L’acquisto del nuovo frammento, avvenuto tramite trattativa privata, ha consentito di riportare in museo la porzione più rilevante del dipinto smembrato. L’ingresso dell’opera nelle collezioni della Pinacoteca rappresenta dunque un risultato atteso da tempo dagli studiosi del maestro bolognese e permette di ricomporre, almeno parzialmente, l’assetto originario della pala d’altare. Il nuovo allestimento previsto nella sala 30 della Pinacoteca offrirà ai visitatori la possibilità di osservare insieme i tre frammenti attualmente conservati dal museo. Accanto alle opere sarà esposta anche una rappresentazione grafica dell’intera pala, utile per ricostruire visivamente la composizione originaria del dipinto e comprendere il rapporto tra le diverse parti che lo componevano.
Accanto al dipinto di Albani entra nelle collezioni della Pinacoteca anche una scultura attribuita ad Alfonso Lombardi, artista nato a Ferrara nel 1497 e attivo a Bologna fino alla morte nel 1537. L’opera raffigura un Volto di Cristo ed è stata acquisita in prelazione su proposta dell’Ufficio Esportazione di Milano per la Pinacoteca nazionale di Bologna.
L’operazione rappresenta dunque un esempio di collaborazione tra gli uffici del Ministero della Cultura e ha permesso di assicurare al patrimonio pubblico un’opera che la critica più recente sullo scultore non esita a definire autografa. Il Volto di Cristo si presenta come il frammento di una scultura più ampia o di un complesso scultoreo di cui al momento non si conosce l’origine né la collocazione originaria.
La qualità del modellato e la forza espressiva dei lineamenti permettono tuttavia di mettere l’opera in relazione con alcune delle realizzazioni più importanti di Alfonso Lombardi. Il confronto più evidente riguarda il celebre complesso scultoreo del Transito della Vergine, conservato nell’Oratorio di Santa Maria della Vita a Bologna e realizzato dall’artista tra il 1519 e il 1522.
Sia il gruppo del Transito sia il Volto di Cristo appena acquisito testimoniano infatti l’influenza esercitata dalle invenzioni di Raffaello Sanzio sull’opera di Alfonso Lombardi. La capacità di tradurre in forme plastiche l’intensità emotiva delle figure e la raffinata attenzione per l’espressione dei volti rappresentano elementi che accomunano le due opere e che contribuiscono a definire il linguaggio artistico dello scultore.
In attesa di essere inserita stabilmente nel percorso espositivo della Pinacoteca nazionale di Bologna, la scultura sarà presentata al pubblico il 17 marzo in Aula Gnudi durante una conferenza dedicata all’autore. L’incontro rappresenterà l’occasione per approfondire il contesto artistico e storico dell’opera e per illustrarne il valore all’interno della produzione di Lombardi e della tradizione scultorea del Rinascimento emiliano.
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