Bvlgari debutta alla Biennale con Lotus L. Kang, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda


La Maison romana Bvlgari inaugura il ruolo di partner esclusivo della Biennale di Venezia fino al 2030 con due progetti tra Giardini e Biblioteca Marciana dedicati all’arte contemporanea: espongono Lotus L. Kang, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda.

Bvlgari inaugura il proprio ruolo di partner esclusivo della Biennale Arte 2026 con una doppia iniziativa tesa a rafforzare il legame della maison romana con il mondo dell’arte contemporanea e della produzione culturale internazionale. Il debutto della collaborazione con la Biennale di Venezia, destinata a proseguire fino al 2030, prende forma attraverso due progetti distinti ma complementari: il Padiglione Bvlgari ai Giardini della Biennale, affidato all’artista canadese Lotus L. Kang, e la prima mostra promossa da Fondazione Bvlgari presso la Biblioteca Nazionale Marciana, con le artiste italiane Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda.

Il primo dei due interventi prende forma nel Padiglione Bvlgari all’interno dei Giardini della Biennale, dove Lotus L. Kang (Toronto, 1985) presenta The Face of Desire is Loss, un’installazione immersiva che approfondisce il rapporto tra tempo, trasformazione e corpo. Nata in Canada e attiva a New York, l’artista sviluppa una ricerca centrata su materiali organici e processi di mutazione, costruendo ambienti che cambiano nel tempo e reagiscono alle condizioni dello spazio. Nel progetto veneziano, lunghe strisce di pellicola fotografica non fissata pendono da una struttura metallica che richiama la forma di una radice di loto. Le pellicole, definite dall’artista “pelli”, restano costantemente sensibili all’ambiente circostante e si modificano progressivamente durante tutta la durata della Biennale in risposta alla luce e all’umidità del padiglione.

Attorno a queste superfici mutevoli, Kang dispone una serie di elementi scultorei che utilizzano tatami come base strutturale e simbolica. I materassi diventano involucri del corpo e dispositivi di memoria, associati a stati liminali come il sonno, il sogno, il recupero o la morte. L’intera installazione si sviluppa come una struttura instabile, che rifiuta una forma definitiva e rimane sospesa in una condizione di continua trasformazione.

L'opera di Lotus L. Kang. Foto: Andrea Rossetti
L’opera di Lotus L. Kang. Foto: Andrea Rossetti
L'opera di Lotus L. Kang. Foto: Andrea Rossetti
L’opera di Lotus L. Kang. Foto: Andrea Rossetti

L’opera si estende anche alle finestre del padiglione, rivestite da pellicole cinematografiche da 35 millimetri impresse con immagini di distese fangose create dalle maree nella provincia sudcoreana del Jeolla. Questi paesaggi di transizione, dove ecosistemi marini e terrestri si incontrano, vengono accompagnati da spettrogrammi che trasformano in forme visive il richiamo degli uccelli e altri suoni naturali. Le luci teatrali installate nello spazio proiettano sulle superfici dell’opera una continua variazione cromatica, trasformando il padiglione in un dispositivo che è contemporaneamente proiettore e proiezione. Il progetto dialoga anche con la poesia contemporanea: il titolo deriva infatti dalla raccolta Thresholes di Lara Mimosa Montes, mentre la struttura ritmica dell’installazione richiama la poesia Already di Kim Hyesoon.

Lungo il percorso espositivo compaiono inoltre quarantanove bottiglie di spiriti, riferimento simbolico al periodo di quarantanove giorni che, secondo la tradizione buddista, separa la morte dalla rinascita. In un’altra sezione dello spazio, una struttura rettilinea rivestita di silicone rosa e attraversata da un filo teso reagisce costantemente al movimento dell’aria e dei visitatori, accentuando la dimensione organica e instabile dell’intervento.

Parallelamente al progetto ai Giardini, Fondazione Bvlgari inaugura la sua prima mostra istituzionale nella Biblioteca Nazionale Marciana, luogo simbolico della conservazione e trasmissione del sapere veneziano. Qui vengono presentate due installazioni site-specific che dialogano direttamente con gli spazi storici dell’istituzione.

Nel vestibolo della biblioteca, Monia Ben Hamouda (Milano, 1991) presenta Fragments of Fire Worship, installazione composta da due sculture al neon che affrontano il tema del linguaggio, della memoria e della trasmissione culturale. Figlia di un calligrafo islamico, l’artista trasforma la propria eredità culturale in una scrittura frammentaria e indecifrabile, dove il segno luminoso perde la funzione comunicativa per diventare gesto, traccia e cicatrice. Il fuoco evocato dal neon assume un valore ambivalente di rivelazione e distruzione, richiamando la storia araba e islamica, in cui il fuoco è stato al tempo stesso strumento di conoscenza, censura, rivoluzione e oblio. Inserita in un luogo storicamente deputato all’archiviazione del sapere, l’opera mette in crisi l’idea di conoscenza come sistema neutro e ordinato, evidenziando i processi di selezione, esclusione e perdita che ogni archivio inevitabilmente comporta.

L'opera di Monia Ben Hamouda. Foto: T-Space
L’opera di Monia Ben Hamouda. Foto: T-Space
L'opera di Monia Ben Hamouda. Foto: T-Space
L’opera di Monia Ben Hamouda. Foto: T-Space

Nel Salone Sansovino, Lara Favaretto (Treviso, 1973) presenta invece Momentary Monument – The Library, capitolo conclusivo di un progetto sviluppato nel tempo attorno ai temi della memoria, della dispersione e della trasmissione del sapere. L’installazione raccoglie volumi provenienti da biblioteche universitarie, accademie, archivi e fondi privati, ciascuno modificato attraverso l’inserimento casuale di immagini tratte dall’archivio personale dell’artista.

I libri conservano segni d’uso, annotazioni e tracce della loro storia materiale, diventando non soltanto contenitori di conoscenza ma veri e propri documenti della circolazione del sapere. Il pubblico è invitato a consultare liberamente i volumi e persino a portarli via, assumendone temporaneamente la custodia. In questo modo l’opera si modifica progressivamente durante la mostra, trasformando lo svuotamento degli scaffali in una forma di trasmissione attiva.

Il progetto veneziano di Fondazione Bvlgari si inserisce in un più ampio programma di sostegno all’arte contemporanea italiana e internazionale. Monia Ben Hamouda era stata premiata nell’ambito del riconoscimento promosso dalla Maison in collaborazione con il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, mentre Lara Favaretto aveva ottenuto il Premio per la Giovane Arte Italiana 2004-2005 e partecipato più volte alla Biennale di Venezia.

L'opera di Lara Favaretto. Foto: T-Space
L’opera di Lara Favaretto. Foto: T-Space
L'opera di Lara Favaretto. Foto: T-Space
L’opera di Lara Favaretto. Foto: T-Space

La presenza della Fondazione si estende anche oltre Venezia. A Milano viene infatti presentata Ya’aburnee (Untranslated Fragment I and II), nuova opera di Monia Ben Hamouda allestita nel giardino del Bvlgari Hotel Milano per tutta la durata della Biennale Arte 2026. Realizzata in pietra thela tunisina, l’opera riflette sulla possibilità di costruire un linguaggio resistente alla traduzione e alla chiusura semantica. Il titolo deriva dall’espressione arabo-libanese “ya’aburnee”, traducibile come “mi seppellisci”, formula che intreccia amore, morte e continuità affettiva.

L’iniziativa veneziana conferma così il duplice orientamento culturale di Bvlgari: da un lato la tutela del patrimonio storico-artistico, dall’altro il sostegno alla sperimentazione contemporanea. Negli anni la Maison ha partecipato a numerosi interventi di restauro, dal recupero della Scala d’Oro di Palazzo Ducale ai dipinti di Paolo Veronese provenienti dalla chiesa di San Pietro Martire a Murano, fino ai grandi progetti romani dedicati alla Scalinata di Trinità dei Monti, alle Terme di Caracalla e alla Collezione Torlonia.

Sul versante contemporaneo, la Maison ha sviluppato collaborazioni internazionali come il MAXXI BVLGARI Prize e la partnership con la Whitney Biennial avviata nel 2024. L’accordo con la Biennale di Venezia rappresenta ora il punto più avanzato di questa strategia culturale, che attraverso Fondazione Bvlgari punta a coniugare mecenatismo, educazione, sostegno alle arti e valorizzazione del patrimonio in una prospettiva di lungo periodo.




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