Il collettivo Pussy Riot protesterà alla Biennale contro la partecipazione russa


Per la prima volta dopo diversi anni, la Russia partecipa alla Biennale di Venezia. Pussy Riot critica la decisione, sostenendo che la partecipazione ufficiale rientra in una strategia politica e culturale di Mosca, mentre annuncia un intervento durante l’evento.

Per la prima volta dopo diversi anni, la Russia parteciperà alla Biennale di Venezia, suscitando critiche e preoccupazioni in ambito internazionale. Un post pubblicato su Instagram da parte del collettivo artistico femminista Pussy Riot, sottolinea come l’eventuale presenza di Mosca sia strettamente legata a decisioni politiche italiane e non a scelte autonome della Biennale.

La Biennale di Venezia si articola in due sezioni principali: l’esposizione internazionale e i padiglioni nazionali. Tra questi ultimi, il Padiglione Russo si trova ai Giardini, edifici di proprietà dello Stato italiano e della città di Venezia, il cui funzionamento avviene in base ad accordi con la Biennale. La presidenza della Biennale, inoltre, è nominata dal governo italiano. Ciò significa che il padiglione russo non gode di status diplomatico né di sovranità, come affermano le stesse attiviste di Pussy Riot. Secondo il collettivo, l’Italia, le autorità locali e la Biennale stessa avrebbero quindi la possibilità di opporsi alla partecipazione della Russia, rendendo la decisione finale essenzialmente politica. Secondo Pussy Riot, la presenza ufficiale russa alla Biennale rappresenta un’estensione della strategia culturale del Cremlino, definita negli ultimi anni parte integrante della dottrina militare e dello strumento di guerra ibrida della Russia. In questo senso, la partecipazione di Mosca sarebbe un’azione che rafforza la presenza politica e simbolica della Russia nel cuore dell’Europa.

Pussy Riot riporta che, dal lato russo, il funzionario Mikhail Shvydkoy ha replicato alle critiche affermando che “L’eternità prevale sulle preoccupazioni momentanee; la cultura prevale sulla politica… Purtroppo, non tutti riescono a comprendere questo”. Le parole di Shvydkoy sono state interpretate dalle attiviste come un’insensibilità nei confronti delle vittime della guerra, in particolare dei bambini ucraini che hanno perso genitori e case. Le attiviste continuando con le dichiarazioni di Shvydkoy, che ha inoltre affermato “Questa è un’ulteriore prova che la cultura russa non è isolata e che i tentativi di ’cancellarla’ – intrapresi negli ultimi quattro anni dalle élite politiche occidentali – non hanno avuto successo”.

Pussy Riot annuncia che sarà presente alla Biennale con un intervento mirato a esprimere sostegno incondizionato all’Ucraina, ai prigionieri politici russi e ai prigionieri di guerra ucraini. Il gruppo sottolinea come i cittadini russi più impegnati contro la guerra siano in carcere o siano stati uccisi, mentre la partecipazione ufficiale della Russia alla Biennale rappresenta un’apertura verso funzionari e propagandisti legati a Putin da parte delle istituzioni europee.

Il gruppo Pussy Riot. Foto: profilo Ig/ @pussyriot - Max Avdeev
Il collettivo Pussy Riot. Foto: Instagram / @pussyriot - Max Avdeev



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