Giovane Fotografia Italiana 2026: selezionati i sette finalisti under 35 del Premio Luigi Ghirri


Oltre 300 candidature per la XIII edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026, promossa dal Comune di Reggio Emilia. I sette artisti under 35 selezionati esporranno al Palazzo dei Musei durante Fotografia Europea, concorrendo al premio da 4.000 euro.

Sono stati annunciati i sette finalisti della XIII edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026, intitolata Voci / Voices. L’open call, promossa dal Comune di Reggio Emilia, ha registrato anche quest’anno un’ampia partecipazione, con oltre 300 candidature provenienti da artisti e collettivi attivi sulla scena nazionale e internazionale. Il dato conferma il ruolo dell’iniziativa come piattaforma di riferimento per la promozione della fotografia italiana under 35 e come osservatorio sullo stato della ricerca emergente nel Paese. I progetti selezionati saranno presentati in una mostra collettiva allestita al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dal 30 aprile al 14 giugno 2026, nell’ambito del festival Fotografia Europea. In quella sede gli artisti concorreranno al Premio Luigi Ghirri, del valore di 4.000 euro, oltre a una serie di opportunità di visibilità e circuitazione internazionale.

La giuria della XIII edizione è composta da Danit Ariel (Photoworks Festival); Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, curatori di Giovane Fotografia Italiana; Krzysztof Candrowicz, legato a Fotofestiwal Łódź; e Femke Rotteveel di Fotodok. Accanto al premio principale, è prevista la menzione speciale “Nuove traiettorie”, assegnata dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, che offrirà a un artista un periodo di studio e ricerca in Svezia finalizzato alla produzione di un progetto da presentare in una mostra personale nella sede dell’Istituto. È inoltre prevista la partecipazione al programma di letture portfolio Photo-Match del Fotofestiwal Łódź in Polonia, tra i principali appuntamenti europei dedicati alla fotografia.

© Susanna De Vido, Quando torneremo a guardare le stelle
© Susanna De Vido, Quando torneremo a guardare le stelle
© Alice Jankovic, Green Paradox
© Alice Jankovic, Green Paradox

I sette artisti selezionati sono Susanna De Vido con Quando torneremo a guardare le stelle, Karim El Maktafi con Archivio del mare, Alice Jankovic con Green Paradox, Cinzia Laliscia con Finalmente posso andare, Anie Maki con Milk, Weight, Gravity, Eva Rivas Bao con Una storia italiana e Federica Torrenti con La fortezza.

Il tema Voci / Voices, proposto dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, trae ispirazione dal romanzo Io canto e la montagna balla di Irene Solà, racconto corale che attribuisce parola a presenze umane e non umane, rendendo visibili dimensioni marginali e memorie sommerse. Il riferimento letterario orienta una riflessione sulla fotografia come linguaggio capace di confrontarsi con ciò che sfugge allo sguardo, sospesa tra apparizione e sottrazione, tra documento ed evocazione. In un contesto segnato da una sovrapproduzione di immagini, la mostra si propone come spazio di ascolto e interrogazione sulle possibilità di rappresentare esistenze prive di visibilità e di articolare nuove forme di presenza.

Gli artisti e le opere finaliste

Nel progetto di Susanna De Vido, nata a Conegliano nel 1993, la rappresentazione del vivente è posta al centro di un’indagine che prende avvio dalla scomparsa degli animali dai loro habitat e dalla loro permanenza nei musei, negli archivi scientifici e negli album familiari. Quando torneremo a guardare le stelle mette in discussione l’immaginario costruito intorno alla natura nelle società occidentali patriarcali dell’Antropocene, fondato su separazione, controllo ed estrazione. L’opera apre una riflessione sulle modalità di coesistenza tra umano e non umano.

Karim El Maktafi, nato a Desenzano del Garda nel 1992, con Archivio del mare affronta la memoria delle migrazioni contemporanee nel Mediterraneo attraverso gli oggetti recuperati dopo i naufragi. Gli effetti personali appartenuti a uomini, donne e bambini diventano frammenti di vite interrotte. La fotografia assume la funzione di archivio e testimonianza, restituendo identità a presenze scomparse e interrogando la capacità collettiva di riconoscere le voci sommerse della contemporaneità.

© Karim El Maktafi - ZONA, Archivio del mare© Karim El Maktafi - ZONA, Archivio del mare
© Karim El Maktafi - ZONA, Archivio del mare
© Cinzia Laliscia, Finalmente posso andare
© Cinzia Laliscia, Finalmente posso andare

Alice Jankovic, nata a Genova nel 1996, dedica Green Paradox al Verde di Scheele, pigmento settecentesco brillante ma tossico. Il progetto sviluppa un’indagine che intreccia scienza, mito ed ecologia, mettendo in evidenza il paradosso tra attrazione estetica e pericolo invisibile. L’attenzione si concentra sull’impatto nascosto dell’azione umana sull’ambiente e sulla persistenza di una natura fragile che resiste oltre le narrazioni rassicuranti associate al colore verde.

Cinzia Laliscia, nata a Terni nel 1999, presenta Finalmente posso andare, lavoro segnato dall’esperienza di due lutti familiari avvenuti nel 2020 durante la pandemia. L’impossibilità dell’ultimo saluto conduce l’artista a tornare nei paesaggi dell’infanzia per costruire un diario visivo della memoria. Il progetto articola un dialogo con l’assenza e affronta il tema del lutto attraverso una dimensione intima, in cui memoria e consolazione convivono.

© Anie Maki - Anna Michelotti, Milk, Weight, Gravity
© Anie Maki - Anna Michelotti, Milk, Weight, Gravity
© Eva Rivas Bao, Una storia Italiana
© Eva Rivas Bao, Una storia Italiana

Anie Maki, nata a Vipiteno nel 1998, con Milk, Weight, Gravity ricostruisce una genealogia familiare attraversata da silenzi e traumi. La narrazione si concentra sulla leggenda di una depressione genetica riemersa nella vita dell’artista. Album fotografici e materiali d’archivio diventano strumenti per rielaborare una storia frammentata, in un processo che assume il valore di un atto di cura retroattiva.

Eva Rivas Bao, nata a Milano nel 2001, affronta in Una storia italiana la dimensione politica e mediatica della voce, interrogando le immagini mancanti dell’era berlusconiana. Il progetto rielabora il processo che coinvolse Silvio Berlusconi a partire dalla figura della modella Imane Fadil, prematuramente scomparsa. Attraverso archivi personali, materiali documentari e l’impiego dell’intelligenza artificiale, l’artista costruisce una contro-narrazione che riflette su potere, rappresentazione e memoria pubblica.

Federica Torrenti, nata a Bologna nel 1999, chiude la selezione con La fortezza, progetto che indaga la coscienza come territorio relazionale. L’accostamento di immagini scientifiche, anatomiche e naturali mette in discussione l’idea di una mente isolata e propone una visione in cui umano e non umano si co-generano. La fotografia diventa strumento per rendere percepibile una trama di connessioni invisibili.

© Federica Torrenti, La Fortezza
© Federica Torrenti, La Fortezza

La mostra si configura come un dispositivo critico che affronta la scomparsa del vivente, le tracce materiali di vite interrotte, le tossicità invisibili, i traumi familiari e le manipolazioni mediatiche. In ciascun progetto la fotografia assume la funzione di rendere sensibile ciò che non trova rappresentazione dominante. Giovane Fotografia Italiana #13 | Premio Luigi Ghirri 2026 – Voci / Voices è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa è promossa dal Comune di Reggio Emilia in partnership con Fondazione Luigi Ghirri e Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, in collaborazione con GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, Fotografia Europea, Fotodok, Utrecht, Fotofestiwal Łódź in Polonia e Photoworks Brighton. Contribuiscono Reire srl e il Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Reggio Emilia; sponsor tecnico Pirru.




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