Sarzana, da Cardelli & Fontana la nuova personale di Luca Lupi dedicata al progetto Untitled


Dal 28 marzo al 2 maggio 2026 la galleria Cardelli & Fontana artecontemporanea di Sarzana ospita la quarta personale di Luca Lupi. In mostra una selezione di lavori fotografici recenti del progetto Untitled, indagine sul rapporto tra immagine, tempo e percezione, accompagnata da un testo critico di Davide Daninos.

La galleria Cardelli & Fontana arte contemporanea di Sarzana presenta la quarta mostra personale di Luca Lupi (Fucecchio, 1970), Fotografia, in programma dal 28 marzo al 2 maggio 2026. L’esposizione inaugura sabato 28 marzo alle ore 18.00 e propone una selezione di recenti lavori fotografici appartenenti al progetto Untitled, una ricerca che indaga il rapporto tra immagine, tempo e percezione. La mostra è accompagnata da un testo critico di Davide Daninos.

Al centro della ricerca di Lupi si colloca una riflessione sulla durata dell’atto fotografico. Le immagini nascono da tempi di esposizione molto estesi, durante i quali la fotocamera resta immobile a osservare per ore il movimento del sole e del mare. In tale processo il paesaggio costiero scorre davanti all’obiettivo senza che venga privilegiato un momento preciso: l’intero sviluppo temporale viene registrato dal sensore, che accoglie la successione degli eventi in modo continuo. Le immagini in mostra nascono infatti da un gesto tanto semplice quanto inusuale nella sua durata: la fotocamera viene fissata su un cavalletto e lasciata osservare per lunghi intervalli di tempo, mai inferiori ai venti minuti e spesso estesi fino a due ore. Durante questo periodo, l’obiettivo resta aperto, registrando senza interruzioni il movimento del Sole e del mare, senza selezionare un momento privilegiato, senza stabilire gerarchie tra gli istanti.

Luca Lupi, Untitled #23 (28 dicembre 2025; esposizione di 3600 secondi, 76x100 cm; Piombino, Punta Falcone, Piombino)
Luca Lupi, Untitled #23 (28 dicembre 2025; esposizione di 3600 secondi, 76x100 cm; Piombino, Punta Falcone, Piombino)

Il risultato è un paesaggio che non coincide più con quello percepito dall’occhio umano. Il mare, attraversato da un continuo susseguirsi di onde, perde la propria definizione per trasformarsi in una superficie levigata, simile a uno specchio di luce. Il Sole, anziché apparire come un punto preciso nel cielo, diventa una traiettoria luminosa che incide l’immagine, una sorta di ferita che attraversa campiture cromatiche pure, quasi mai disturbate dalla presenza delle nuvole, troppo fugaci per essere registrate con chiarezza da uno sguardo così dilatato. Queste immagini non documentano un luogo, ma lo ricompongono. Non restituiscono una porzione di realtà, ma la durata di un’esperienza. È proprio in questa estensione temporale che si colloca il nucleo teorico del lavoro di Lupi, come evidenziato dal testo critico di Davide Daninos che accompagna la mostra. La fotografia, liberata dalla pressione di cogliere l’attimo, diventa uno spazio di meditazione, un dispositivo capace di interrogare se stesso e i propri limiti.

Daninos colloca questa riflessione in una prospettiva storica più ampia, risalendo alle origini della fotografia. La prima immagine fotografica di un bacino d’acqua, realizzata da Louis-Jacques-Mandé Daguerre tra il 1836 e il 1839, mostrava già una tensione simile: mentre gli elementi architettonici risultavano definiti, il movimento della Senna sfuggiva alla registrazione, dissolvendosi in una superficie opaca. Il tempo di esposizione, compreso tra i tre e i sei minuti, era sufficiente a cancellare il dinamismo dell’acqua e la presenza umana, restituendo una città immobile, sospesa. In quel primo esperimento si manifesta un paradosso che attraversa tutta la storia della fotografia: la capacità di registrare il reale convive con l’impossibilità di catturarlo nella sua interezza. È proprio questo limite che Lupi decide di esplorare, spingendo la tecnica fino a un punto in cui la macchina fotografica non si limita più a registrare, ma sembra quasi “immaginare”.

L’uso prolungato dell’esposizione mette infatti alla prova il sensore, sottoponendolo a una sollecitazione continua. Anche con l’ausilio di filtri e accorgimenti tecnici, il dispositivo entra in una condizione di stress che può generare distorsioni, rifrazioni, alterazioni cromatiche. Questi effetti, lungi dall’essere considerati errori, diventano parte integrante del linguaggio dell’artista. Le immagini si popolano così di sfumature, sbavature, interferenze luminose che ricordano la pittura più che la fotografia. In questo slittamento si apre una questione più ampia, che riguarda la presunta oggettività del mezzo fotografico. Se ogni macchina è definita dalle proprie caratteristiche tecniche – ottiche, sensori, processori – allora ogni immagine è inevitabilmente il risultato di una mediazione, di un’interpretazione. Nel lavoro di Lupi, questa consapevolezza diventa esplicita: la fotografia non è più uno strumento di registrazione neutrale, ma un soggetto attivo, capace di produrre visioni autonome.

Luca Lupi, Untitled #2 (1 agosto 2025; esposizione di 3600 secondi, 84x60 cm; Lipari)
Luca Lupi, Untitled #2 (1 agosto 2025; esposizione di 3600 secondi, 84x60 cm; Lipari)

La ricerca dell’artista si inserisce così in un dibattito contemporaneo che mette in discussione il rapporto tra tecnologia e percezione. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione incessante di immagini, scegliere di rallentare significa introdurre una frattura, creare uno spazio critico. È in questo spazio che si colloca quella che Daninos definisce una “fotografia contemplativa”, in cui l’atto del vedere si trasforma in un’esperienza di durata. Il riferimento teorico esplicito è al pensiero del filosofo Byung-Chul Han, che nella sua riflessione sulla contemplazione individua nell’inattività una condizione necessaria per la nascita del nuovo. Fermare lo sguardo, sospendere l’azione, interrompere la ripetizione: sono gesti che permettono di accedere a una dimensione diversa, in cui le cose possono emergere in modo inedito.

La mostra da Cardelli & Fontana offre dunque l’occasione per confrontarsi con un approccio alla fotografia che si sottrae alle logiche dominanti. Non si tratta di immagini immediate, né di opere che si esauriscono in una fruizione rapida. Richiedono tempo, attenzione, disponibilità a lasciarsi attraversare. In un contesto visivo sempre più saturo, la scelta di lavorare sulla durata assume un valore preciso. Non è solo una questione tecnica, ma una presa di posizione. Rallentare lo sguardo significa anche interrogare il modo in cui guardiamo, e forse restituire alla fotografia una dimensione che sembrava perduta: quella della contemplazione.

Luca Lupi, nato a Pontedera nel 1970, vive e lavora a Fucecchio, in provincia di Firenze. La mostra è visitabile negli spazi di Cardelli & Fontana artecontemporanea dal lunedì al sabato con orario 10.00–12.30 e 17.00–19.30. Durante il fine settimana inaugurale, sabato 28 e domenica 29 marzo, l’apertura è prevista dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraFotografia
CittàSarzana
SedeGalleria Cardelli & Fontana arte contemporanea
DateDal 28/03/2026 al 02/05/2026
ArtistiLuca Lupi
TemiFotografia, Mostra fotografica



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