Le Carceri dei Martiri di Belfiore, nel Castello di San Giorgio a Mantova, riapriranno al pubblico a partire dal 29 marzo 2026. In occasione del 160° anniversario dell’annessione di Mantova e del Veneto al Regno d’Italia, avvenuta nel 1866, si è concluso infatti un significativo intervento di restauro che ha interessato il Castello di San Giorgio, permettendo di riparare i danni causati dal terremoto del 2012. Dopo i primi interventi effettuati subito dopo il sisma e la riapertura del castello nel marzo 2015, il nuovo progetto di recupero è stato finanziato nel 2014 con fondi ALES (ex ARCUS). I lavori si sono concentrati su due principali obiettivi: il consolidamento strutturale dell’edificio e il restauro di alcune celle legate alla storia dei Martiri di Belfiore.
Il primo lotto di lavori, dal valore di 1.034.557 euro, ha riguardato la messa in sicurezza del secondo piano del castello attraverso interventi di miglioramento sismico e il rifacimento delle coperture. Il secondo lotto, con un investimento di 285.000 euro, ha invece interessato il recupero delle celle in cui furono detenuti Carlo Montanari, Giovanni Grioli, Felice Orsini, Tito Speri e Ciro Menotti. Il finanziamento complessivo, pari a 1.500.000 euro, è stato gestito per lungo tempo dal Segretariato Regionale della Lombardia, inizialmente sotto la direzione di Marco Edoardo Minoja e successivamente, nelle fasi conclusive, da Francesca Furst.
Andrea Alberti, già Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brescia, Cremona e Mantova tra il 2009 e il 2015, fu il responsabile unico del procedimento nel primo intervento realizzato dopo il terremoto, che interessò la torre nord-est del castello (dove si trova la Camera degli Sposi) e definì le linee guida per i lavori successivi. Dal 2016 questo ruolo è stato assunto dall’architetto Anna Maria Basso Bert. Il progetto e la direzione dei lavori del primo lotto sono stati affidati all’architetto Antonio Giovanni Mazzeri di Palazzo Ducale, con la collaborazione di Paolo Faccio dello IUAV di Venezia per gli aspetti legati al consolidamento strutturale. Per il secondo lotto, dedicato al restauro delle celle, progettazione e direzione dei lavori sono state curate dalla restauratrice Daniela Marzia Mazzaglia. Le imprese che hanno realizzato gli interventi sono state Leoni Costruzioni e Panizza 1914 s.r.l. per il primo lotto, mentre il restauro delle celle è stato eseguito dalla ditta Aurifolia.
I lavori sono iniziati nel 2021 sotto la direzione di Stefano L’Occaso, che ha dichiarato: “Riaprono finalmente le Carceri del Castello di San Giorgio, uno dei luoghi emblematici della storia risorgimentale, dopo un lungo e complesso intervento che ha coinvolto tanti colleghi e tante professionalità e che ha impegnato, a integrazione dei finanziamenti ALES, anche importanti risorse di bilancio d’Istituto”.
All’interno delle celle dei Martiri di Belfiore, luogo che rappresenta il desiderio di libertà e di unità nazionale, sono state preservate e valorizzate le testimonianze delle diverse fasi storiche dell’edificio. Le stratificazioni conservate vanno dal Cinquecento, periodo di Francesco Gonzaga e Isabella d’Este, fino all’Ottocento, quando gli ambienti furono utilizzati come carceri dagli austriaci e successivamente divennero meta di pellegrinaggio per i sostenitori dell’Unità d’Italia, che vedevano nei Martiri di Belfiore un esempio di grande valore patriottico.
Nel secondo piano del castello, soprattutto a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, furono imprigionati numerosi cospiratori politici provenienti principalmente dal Veneto e dalla Lombardia. Tra questi vi erano anche i nove patrioti che furono impiccati tra il dicembre 1852 e il marzo 1853 nella valletta di Belfiore, nei pressi di Mantova: don Enrico Tazzoli, Carlo Poma, Angelo Scarsellini, Bernardo de Canal, Giovanni Zambelli, Tito Speri, don Bartolomeo Grazioli, Carlo Montanari e Pietro Frattini, poi ricordati come i Martiri di Belfiore. A loro si aggiungono don Giovanni Grioli, fucilato nel novembre 1851, e il patriota veneto Pier Fortunato Calvi, originario del Cadore, impiccato nel luglio 1855 nella zona di Lunetta, non lontano dalla rocchetta di Sparafucile.
Il restauro ha interessato principalmente gli intonaci delle celle, che sono stati consolidati e puliti. Durante i lavori ogni ambiente ha restituito elementi di particolare interesse. Nella cella di Tito Speri, ad esempio, una complessa operazione di rimozione degli strati successivi di intonaco ha permesso di riportare alla luce decorazioni cinquecentesche, tra cui una rara raffigurazione legata a Isabella d’Este. La cella Grioli-Orsini ha invece confermato, attraverso tracce materiali, il tentativo di cancellare dalla memoria collettiva la fuga di Felice Orsini, modificando la struttura della finestra utilizzata per l’evasione. Nella cella Montanari è emersa con maggiore chiarezza una rappresentazione graffita di una città fortificata vista dall’alto, realizzata su fondo nero. Nel corridoio sono state individuate incisioni raffiguranti soldati granatieri, mentre la cella di Menotti, nota anche come Sala dello Zodiaco, ha recuperato la leggibilità delle decorazioni del primo Cinquecento pur mantenendo le tracce ottocentesche. Questi elementi artistici e storici convivono oggi nella stratificazione delle testimonianze accumulate nel corso dei secoli, restituendo un racconto completo della storia di questi ambienti.
Al grande progetto di recupero si è aggiunto anche un intervento progettato dallo studio PDA di Mantova, che ha reso accessibile al pubblico la torre sud-ovest del castello. Per la prima volta i visitatori potranno raggiungere i camminamenti di ronda, tra le merlature della torre, e ammirare dall’alto il paesaggio dei laghi di Mantova e la città da un punto di vista inedito.
Per celebrare la riapertura di questa parte del percorso museale, sabato 28 marzo 2026 alle ore 10 si terrà una conferenza stampa riservata a giornalisti e autorità. Domenica 29 marzo alle ore 16, invece, è previsto uno spettacolo gratuito di danza aerea aperto al pubblico. La performance sarà realizzata dall’artista e coreografo francese Antoine Le Menestrel, della compagnia Lézards Bleus, che si esibirà sulla facciata del castello affacciata sul lago. Lo spettacolo sarà ispirato alla fuga del patriota Felice Orsini, avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 marzo 1856 dalle carceri del castello allora sotto dominio austriaco. Al termine dell’evento saranno organizzate tre visite guidate alle carceri del Castello di San Giorgio, previste alle 17.15, 17.45 e 18.15, per gruppi di 30 persone accompagnati dal personale di assistenza e vigilanza. L’ingresso avverrà da piazza Castello e sarà necessario prenotare tramite infopoint (tel. 0376 352100). Il costo del biglietto è di 5 euro a persona.
Dal 7 aprile 2026 partiranno inoltre visite accompagnate alle carceri e ai camminamenti di ronda, organizzate dal personale AFAV. Le visite si svolgeranno dal martedì al sabato con due turni al mattino (9.30 per scuole e gruppi, 11.00 per singoli visitatori) e due al pomeriggio (15.30 per scuole e gruppi, 17.00 per singoli), sempre su prenotazione tramite infopoint. Il biglietto costa 5 euro, mentre per le scuole l’ingresso è gratuito. È importante ricordare che il percorso non è accessibile a persone con difficoltà motorie ed è sconsigliato a chi soffre di problemi cardiaci o respiratori.
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