Musica e arte si incontrano: il concerto di Caparezza a Bologna


Caparezza, in concerto a Bologna, ha cantato molte canzoni dal suo ultimo album Museica, interamente ispirato all'arte. Ecco la recensione del concerto, di Francesco Rolla.

Dopo il successo raccolto durante tutta l’estate, il “Museica Tour” di Caparezza sbarca all’Arena Joe Strummer di Bologna, per una delle date più attese del tour. Il tour si basa sull’ultimo album del cantautore pugliese, un concept ispirato dall’arte figurativa, come già si intuisce dal nome, una crasi tra le parole “museo” e “musica”.

La risposta del capoluogo emiliano è positiva, con diverse migliaia di persone a popolare l’arena, teatro del recente Rock in Idro, e negli anni passati di altri importanti festival rock italiani, come I-Day e Gods of Metal.

Caparezza, 2014, Museica La scenografia, ispirata all’omonima opera di Domenico Dell’Osso utilizzata per la copertina dell’album, fa intuire che sarà uno spettacolo di grande impatto visivo, oltreché musicale.

Una serie di ironici messaggi letti da una voce da segreteria automatica annunciano l’imminente inizio dello spettacolo, che si apre con il riff di “Canzone all’Entrata” brano di breve durata che dà inizio anche all’album.

Viene portata quindi sul palco una grande matrioska, dalla quale salta fuori Caparezza, gridando il nome dell’album. La matrioska è in realtà il simbolo della prima canzone seguita, “Avrai Ragione Tu (Ritratto) ”, tratta da “Museica”, come gran parte della scaletta, un brano in cui si ironizza sulla fede politica comunista di Caparezza, e appunto non mancano i riferimenti alla Russia.

Caparezza Caparezza presenta quindi il concerto, che sarà contraddistinto della correlazione tra le opere d’arte e le canzoni eseguite; il secondo brano è ispirato dal celeberrimo “Guernica” di Pablo Picasso, ed è associato alla più datata “Dalla Parte del toro”, che nel testo intreccia vari riferimenti utilizzando le corride come allegoria. Si arriva quindi a “Mica Van Gogh”, tra le migliori canzoni dell’ultimo album, che ha confermato la capacità di Caparezza di esprimersi anche su sound più duri e vicini al crossover. Il concerto prosegue con le canzoni incastonate tra gag e opere d’arte, mostrate sullo schermo sopra il palco.

Dopo tanti brani più ritmati, che permettono al pubblico di ballare e saltare, si arriva a un momento di riflessione, aperto da “Cover”, canzone che su sonorità country/blues presenta un testo ricco di riferimenti a quella che è una delle destinazioni più moderne dell’arte figurativa, ovvero le copertine dei dischi. “Non siete stato voi” è una progressione molto forte che contiene nel testo un feroce attacco ad un certo tipo di classe politica; si tratta di uno dei pochi brani scritti da Caparezza in cui sono poche le figure retoriche, e i concetti vengono espresso in modo estremamente diretto. “China Town”, con “china" da leggere con pronuncia italiana, è una romantica e anacronistica dichiarazione d’amore alla scrittura tramite inchiostro. Dopo questo momento, calmo nei ritmi ma molto intenso, il pubblico può tornare a scatenarsi con la storica “Io Vengo dalla Luna”, che come sempre raccoglie grandissima partecipazione.

Il tempo vola, e si arriva presto alla fine del blocco principale, affidato ai ritmi della canzone popolare pugliese, con “Vieni a Ballare in Puglia”, il brano più travisato del cantautore di Molfetta, che racconta dei tanti problemi della sua regione, e “Non Me Lo Posso Permettere”, attualissimo e ironico ritratto della situazione economica.

Dopo pochi minuti, la band si ripresenta per il bis, aperto dalla solenne “Fai da Tela”, e dal ritmo funky di “È tardi”. La conclusione definitiva arriva con la travolgente “La Fine di Gaia”, e il suo messaggio positivo nascosto dietro l’ironia sul catastrofismo, al termine della quale il pubblico abbandona l’arena sulle note registrate di “Canzone all’Uscita”, il brano che conclude la visita nel “Museica”, sia su disco che dal vivo.

Alla fine del concerto l’impressione è quella di aver assistito a uno spettacolo completo, come Caparezza ha abituato negli ultimi anni: le canzoni offrono momenti di rabbia, di ironia, di riflessione, e il tutto è accompagnato da una scenografia ben costruita e da intermezzi divertenti.

All’energia e alla grande capacità di scrivere testi, “il Capa” ha aggiunto l’esperienza giusta per diventare un eccellente animale da palcoscenico. Tramite il veicolo diretto della sua musica, riesce a comunicare le proprie idee su tematiche anche complesse, senza risultare banale, diventando così un riferimento per molti.

Il suo essere “troppo politico”, espresso in una canzone dell’ultimo album, non eseguita in questo tour, è il motivo per cui può essere criticato, ma a differenza di tanti, al momento, si può dire che abbia mantenuto sempre una certa coerenza, come ad esempio si può notare dal prezzo dei biglietti, relativamente basso. La pecca più grossa del tour, che però è insita nella sua natura, è la scarsa presenza di brani più datati, che sicuramente avrebbero fatto piacere ai fan della prima ora, ma non è questo il tour adatto.

Per il resto, Michele Salvemini (per chi non lo sapesse, è questo il suo vero nome), dimostra di aver raggiunto un alto livello di maturità artistica, e a prescindere da tutto, è tra i pochi italiani a fornire spettacoli di questo livello.

In conclusione, per citare il titolo del suo terzo album, ed essere, a differenza sua, un po’ banali: Habemus Capa!

Questa è la scaletta del concerto, e dell’intero tour.

(Canzone all’entrata)
Avrai ragione tu (Ritratto)
Dalla parte del toro
Mica Van Gogh
Sfogati
Legalize the premier
Giotto Beat
La mia parte intollerante
Teste di Modì
Abiura di me
Canzone a metà
Cover
Non siete stato voi
China Town
Vengo dalla luna
Goodbye Malinconia
Kitaro
Vieni a ballare in Puglia
Non me lo posso permettere
Encore:
Fai da tela
È tardi
La fine di Gaia
(Canzone all’uscita)


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