Fulvio Roiter: il fantastico di ogni luogo in mostra a Venezia


Recensione della mostra 'Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007' a Venezia, Casa dei Tre Oci, dal 16 marzo al 28 agosto 2018.

Esiste un posto a Venezia dove il tempo si è fermato e la vita sembra scorrere tranquilla e senza frenesie. Poco lontana dall’affollata Piazza San Marco c’è l’isola della Giudecca che ospita un singolare edificio, la casa dei Tre Oci. Costruita nel 1913 dalla famiglia De Maria in un periodo di grande fermento urbanistico e architettonico, questa casa nel corso degli anni ha ospitato grandi artisti e intellettuali e attualmente è sede di mostre fotografiche di eccezione. Come l’ultima, dedicata al grande fotografo Fulvio Roiter (Meolo, 1926 - Venezia, 2016). Promossa dalla Fondazione di Venezia e curata da Denis Curti con il contributo di Lou Embo, moglie del fotografo, questa retrospettiva si compone di duecento immagini articolate in nove sezioni e potrà essere visitata fino al 26 Agosto.

Ma come si può descrivere questo grande pioniere della fotografia? Usando le parole di Italo Zannier: “Crede nella spettacolarità dell’immagine che ottiene con la disciplina del suo lavoro, con un preciso progetto che gli ha richiesto sempre qualcosa di più dell’entusiasmo, ossia il massimo della tensione e della professionalità”. Questa è la fotografia di Fulvio Roiter, dedito a mostrare la bellezza e la realtà, e tutto ciò che di fantastico essa ha, senza menzogne.

Il viaggio di questo artista comincia presto quando da piccolo rinviene una macchina fotografica –una Billy Box per l’esattezza – nel tinello di casa. Con un ritrovamento avvenuto per caso, Fulvio Roiter scopre un grande amore che non abbandona mai più e che lo porta prima ad aderire al circolo fotografico veneziano La Gondola e poi a recarsi al Sud per dare inizio alla sua storia di fotografo continuamente in viaggio.

Fulvio Roiter, Sicilia, Sulla strada Gela, Niscemi, 1953 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Sicilia, Sulla strada Gela, Niscemi, 1953 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, L'uomo e l'albero, 1950 © Archivio Storico Circolo Fotografico La Gondola Venezia
Fulvio Roiter, L’uomo e l’albero, 1950 © Archivio Storico Circolo Fotografico La Gondola Venezia


Fulvio Roiter, Acqua alta in Piazzetta San Marco, 2002 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Acqua alta in Piazzetta San Marco, 2002 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, Venezia, Gondola dall'alto del Ponte di Rialto, 1953 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Venezia, Gondola dall’alto del Ponte di Rialto, 1953 © Fondazione Fulvio Roiter



Fulvio Roiter, Laguna veneta, Isola di San Giacomo in Paludo, 2005 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Laguna veneta, Isola di San Giacomo in Paludo, 2005 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, Venezia, Fondamenta delle Zattere, 1965 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Venezia, Fondamenta delle Zattere, 1965 © Fondazione Fulvio Roiter


“Fotografare l’Italia non è difficile. È impossibile. Condensarne le bellezze, gli aspetti più significativi paesaggistici, storici o sociali è un’impresa folle”. Questo è il pensiero di Fulvio Roiter, grande viaggiatore e grande appassionato della sua Italia. Al Bel Paese sono dedicate diverse immagini presenti in questa mostra, a cominciare da quelle degli esordi, scattate in Sicilia negli anni Cinquanta e con cui debutta sulla scena internazionale. Tra quelle esposte iconica è quella che mostra un uomo, ritratto di schiena mentre pedala al centro di una strada trasportando un fascio di rami. Fotografie in bianco e nero, delicate ed eleganti nella loro semplicità e che affascinano per la freschezza. Tra le immagini anche quelle realizzate in Umbria, fotografie di paesaggi e persone umili attraverso cui egli documenta i cambiamenti in atto nell’Italia post-bellica. Proprio queste immagini scattate in Umbria, semplici e senza il superfluo del colore, fanno vincere a Roiter il prestigioso premio Nadar nel 1956.

Fulvio Roiter, originario di Meolo scatta molte fotografie nell’amata Venezia, città dalle mille sfaccettature, città ricca di storia e campo di ricerche incessanti. Egli dirà: “Dicono che l’abitudine distrugga l’occhio: vivi in un luogo e finisci per non vederlo più. Può darsi, ma non vale per me: mi salvano l’emozione – perché di emozionarmi sono ancora capace – e la curiosità”. Si dilettava a ritrarre questa città con l’acqua alta, la neve, la nebbia, ma anche a metterne in risalto i particolari dei palazzi, le guglie delle chiese, la laguna, le calli, gli interni del caffè Florian in piazza San Marco. Immagini poetiche che mostrano tutto lo spettacolo e la magia di una città con i suoi ritmi. Immagini della vita di tutti i giorni, come quella di una vecchia curva ad arrostire del pesce o come quella di un gatto di fronte ad una casa colorata a Burano; soggetti apparentemente insignificanti, troppo “normali” per essere fotografati ma che Roiter sa proporre in maniera accattivante e nuova, spesso scegliendo angolazioni particolari che fanno la differenza nella nostra percezione finale. Tutti gli scatti che egli realizza sono nuovi e diversi e suscitano in noi che li osserviamo stupore, nostalgie, illusioni e un’emozione sempre rinnovata.

Ma non solo Venezia e l’Italia. Importanti furono il viaggio in Spagna, in Andalusia, alla ricerca dei paesaggi e dei paesini descritti da Federico Garcia Lorca nelle sue opere, e quello in Portogallo prima a Nazarè – un villaggio di pescatori vicino a Lisbona – e poi in Algarve. Anche queste sono immagini di vita quotidiana, perfette nella scelta dei soggetti e nella composizione, sempre fresche e ricercate. E il Brasile nel 1957, dove segue la nascita di Brasilia e dove rimane per oltre nove mesi, stregato da questo paese meraviglioso che lui stesso considera come una seconda patria e che vede come uno spartiacque tra tutto quello che è avvenuto prima e tutto quello che avverrà poi nella sua vita e nella sua carriera. E poi il Belgio nell’inverno del 1959 dove conosce la fotoreporter Lou Embo con cui si sposa qualche mese più tardi. E l’Africa di cui mostra i villaggi e le danze rituali. E ancora il Libano, la Turchia, il Messico, gli Stati Uniti. Viaggiatore instancabile e affamato di immagini. Una vita intensa e sinceramente appassionata, sempre dedicata alla fotografia senza mai perdere l’acutezza dello sguardo, la freschezza. Una vita volta sempre a ricercare tutto quello che di fantastico c’è in ogni luogo.

Fulvio Roiter, Carnevale a Venezia, 1988 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Carnevale a Venezia, 1988 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, Un uomo senza desideri, 2005 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Un uomo senza desideri, 2005 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, Andalusia, 1955 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Andalusia, 1955 © Fondazione Fulvio Roiter


Fulvio Roiter, Scuola galleggiante in Amazzonia, 1957 © Fondazione Fulvio Roiter
Fulvio Roiter, Scuola galleggiante in Amazzonia, 1957 © Fondazione Fulvio Roiter



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1. NUCCIAFINO@LIBERO.IT in data 06/08/2018, 18:11:25

Articolo molto interessante che raggiunge piacevolmente il lettore.
Grazie.








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