La tutela del patrimonio artistico e culturale etrusco rappresenta una prova di primaria importanza per l’Italia, considerando il valore storico e identitario di reperti e la loro vulnerabilità a traffici illeciti e scavi clandestini. Il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) opera sul territorio nazionale attraverso attività investigative mirate al recupero di beni sottratti illegalmente, monitoraggi a terra, in mare e dall’alto dei siti archeologici, e controlli sul mercato antiquario e online per prevenire furti, scavi clandestini e traffici illeciti. La collaborazione con il Ministero della Cultura, le Soprintendenze e gli enti scientifici consente di accertare autenticità e provenienza dei reperti, garantire restauro e conservazione e, infine, organizzare la restituzione ai territori di origine. Iniziative di sensibilizzazione pubblica, come mostre di opere recuperate e percorsi didattici nelle scuole, rafforzano la consapevolezza sul valore del patrimonio etrusco e promuovono una fruizione responsabile, contribuendo a salvaguardare la memoria storica nazionale e a contrastare le minacce contemporanee al patrimonio culturale. A rispondere alle nostre domande sui metodi e sulle attività investigative è il tenente colonnello Paolo Salvatori, comandante Sezione Archeologia.
NC. Qual è il ruolo principale del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nella salvaguardia dei beni archeologici etruschi presenti sul territorio nazionale?
PS. Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), operando sul territorio nazionale in collaborazione con gli uffici centrali e periferici del Ministero della Cultura, assolve alle funzioni di tutela e salvaguardia dei beni archeologici, ivi inclusi quelli etruschi, mediante: lo svolgimento di attività investigative finalizzate all’individuazione degli autori dei reati commessi in danno del patrimonio culturale e al recupero dei beni illecitamente sottratti, anche all’estero; il monitoraggio dei siti archeologici terrestri e marini, nonché delle aree di interesse paesaggistico e dei siti “Patrimonio Mondiale” dell’UNESCO; il controllo delle attività commerciali di settore, delle fiere/mercati ove avviene la compravendita di beni culturali, dei cataloghi delle case d’asta e dei siti dell’e-commerce; la verifica delle misure di sicurezza anticrimine di musei, biblioteche e archivi; la gestione della Banca Dati dei Beni Culturali Illecitamente Sottratti.
Quali sono le minacce principali al patrimonio culturale italiano, in particolare per quanto riguarda i reperti di origine etrusca?
La principale minaccia al patrimonio archeologico italiano è senz’altro rappresentata dallo scavo clandestino. Per la legislazione italiana, a differenza di altre nazioni, tutto ciò che si trova nel sottosuolo appartiene ipso iure allo Stato ed entra nel patrimonio indisponibile dell’amministrazione sin dall’atto della scoperta. Chi si impossessa quindi, attraverso lo scavo clandestino, di materiale archeologico, risponde della fattispecie di reato di cui all’art. 518-bis C.P. (Furto di beni culturali), mentre chi lo acquista risponde di ricettazione di beni culturali (art. 518-quater C.P.). Occorre considerare quanto lo scavo illecito effettuato dai tombaroli sia distruttivo. Oltre alla dispersione dei manufatti, non essendo condotto con metodi scientifici, ma in modo frettoloso, lo scavo clandestino finisce per distruggere inevitabilmente la morfologia del sito rendendone difficile la lettura da un punto di vista storico-culturale. Ciò produce, in altre parole, una perdita irreversibile del contesto originario. In alcuni casi, lo scavo clandestino avviane con mezzi e tecniche devastanti, dai picconi sino ai mezzi di movimentazione terra, distruggendo letteralmente i siti archeologici. In tale contesto, i reperti archeologici di origine etrusca, per la loro particolarità e riferimento a un popolo le cui origini, nell’immaginario collettivo, vengono ritenute ancora in parte misteriose, suscitano tutt’oggi un forte interesse nel mercato illecito, pronto a riceverli e ricollocarli principalmente presso privati collezionisti.
In che modo avviene il monitoraggio dei siti archeologici e quali strumenti tecnologici vengono utilizzati per individuare scavi clandestini o traffici illeciti dei reperti?
L’attività preventiva rispetto allo scavo clandestino si sviluppa con le seguenti modalità: controllo siti archeologici, per prevenire saccheggi e danneggiamenti (può essere effettuata anche con ricognizione aerea, terreste e marina: occorre tener presente che mentre gli archeologi scavano lentamente, con metodi scientifici e con le più moderne tecnologie, al fine di leggere gli strati e i ritrovamenti e per ricavare anche informazioni storiche oltre che oggetti, i cosiddetti tombaroli sono interessati unicamente alla spoliazione del sito per ricavare denaro dalla vendita degli oggetti rinvenuti nelle sepolture o nelle altre aree archeologiche: pertanto scavano di fretta e spesso di notte, saggiano il terreno con i cosiddetti spilloni, lungi e sottili pali di ferro, per verificare se sotto la terra vi sia il tetto di una tomba, distruggono l’integrità delle sepolture con picconi e ruspe, non si curano della stratigrafia e della conservazione del dato storico, e soprattutto separano irrimediabilmente i reperti dalle tombe e dai siti di provenienza, rendendo poi impossibile ricollegare gli uni agli altri con precisione... la ricognizione aerea, tramite elicotteri e/o droni, è fondamentale perché dal cielo è possibile vedere i fori praticati sul terreno dai tombaroli e rintracciare le tracce di scavi illeciti anche dopo molti mesi grazie al diverso colore della terra smossa e dell’erba cresciuta diversamente nei punti di scavo); controllo attività commerciali, negozi d’antiquariato, fiere, mercati, gallerie d’arte; controllo cataloghi case d’asta; controllo siti internet dedicati; Gli oggetti d’arte rubati o illecitamente scavati vengono solitamente immessi sul mercato per essere venduti. Normalmente vengono innanzitutto portati fuori dall’Italia, ove le leggi e i controlli sono più severi, e vengono venduti all’estero al fine di rendere più agevole la vendita e più difficile scoprire che si tratta di oggetti di provenienza illecita. Il singolo oggetto venduto presso una casa d’aste straniera può talvolta essere stato scavato illecitamente e illegalmente esportato anche decenni fa, corredato quasi sempre da documentazione attestante falsamente la lecita provenienza. Per individuare questi beni è necessaria una costante verifica dei cataloghi delle case d’aste, controlli serrati ai rivenditori di settore e ai mercati e alle fiere di Antiquariato. Una volta individuato un bene è necessario coordinare l’intervento con l’Autorità Giudiziaria, attraverso strumenti rogatoriali, in base alle leggi del paese estero in cui si trova.
Come si articola e come viene gestita la collaborazione tra il Nucleo, le Soprintendenze e gli enti scientifici nelle attività di riconoscimento, conservazione e restituzione dei beni recuperati?
In tutte e tre le fasi considerate, il rapporto tra il Comando Carabinieri TPC e le varie articolazioni, territoriali e non, del Ministero della Cultura, è stretto e intenso. Nella fase investigativa, gli esperti del Ministero coadiuvano gli investigatori del TPC al fine di rafforzare e arricchire il quadro probatorio volto al recupero di un particolare bene culturale. Fondamentali sono ad esempio gli esami tecnici volti all’analisi di un particolare reperto e finalizzati a dimostrarne e motivarne l’origine da aree italiche, la provenienza da scavo clandestino, la circolazione anche in epoca antica eccetera. Una volta effettuato il recupero o ottenuta la restituzione, il Ministero si occupa del restauro o degli interventi di conservazione, anche prima del termine delle varie fasi processuali, se necessario. A questa attività si sovrappone quella di studio scientifico del reperto, anche con tecniche volte a stabilirne la datazione o l’esatta provenienza. Quanto, infine, alla restituzione, se si tratta di beni scavati illecitamente, per i quali non esiste a priori un ente proprietario come nel caso, ad esempio, delle opere rubate da un museo, è sempre il Ministero che sovrintende la procedura di assegnazione a un’istituzione museale, a una Soprintendenza o altro ente territoriale, avendo riguardo sia alle manifestazioni di interesse di questi istituti, sia all’area geografica di presunta provenienza.
Quali criteri vengono utilizzati per stabilire l’autenticità e la provenienza dei reperti recuperati?
Come accennato, autenticità e provenienza dei beni recuperati vengono stabilite da esperti archeologi del Ministero della Cultura, sia attraverso uno studio bibliografico di natura comparativa, sia attraverso l’analisi degli elementi figurativi (se ve ne sono), che delle tecniche realizzative. Ovviamente, qualora necessario, tali valutazioni possono essere integrate da esami scientifici sui materiali, al fine di stabilirne datazione e provenienza, ovvero analizzando i dati investigativi raccolti e ritenuti utili allo scopo.
Quanto è diffusa oggi l’attività di scavo clandestino e quali sono le aree più vulnerabili della Toscana, del Lazio e dell’Umbria?
Le indagini condotte negli ultimi anni dimostrano che tutta l’area corrispondente all’antica Etruria rimane vulnerabile al fenomeno dello scavo clandestino. Ciò è determinato sia dalla vastità delle aree archeologiche, talvolta ancora sconosciute, che dalla difficoltà di implementarne una sorveglianza costante. L’indagine che a fine 2024 ha consentito il recupero di otto urne funerarie, un sarcofago e numerose suppellettili di corredo provenienti da uno scavo clandestino perpetrato nell’area di Città della Pieve, dimostra che l’attività dei tombaroli non si limita ad aree notoriamente ricche di testimonianze come Cerveteri o Tarquinia, ma anche a porzioni del territorio centro italico solo apparentemente meno soggette al fenomeno. Ciò dimostra l’importanza di un controllo costante non solo del territorio, ma anche del mercato antiquario, al fine di individuare eventuali anomalie.
Attualmente quali strategie vengono adottate per contrastare i traffici dei reperti?
L’attività preventiva prevede l’ispezione delle aree archeologiche, sia a terra che sott’acqua e mediante sorvolo aereo, per verificare se vi siano stati scavi archeologici abusivi. Frequenti controlli vengono effettuati presso antiquari, boutique, fiere, case d’asta e mercati per verificare l’eventuale vendita di oggetti rubati o acquisiti illegalmente. Altra attività, sempre più importante, è il monitoraggio del commercio online, attraverso il monitoraggio dei siti delle case d’asta, così come i siti di vendita privati e i social media.
In che modo i Carabinieri del Nucleo TPC intervengono per sensibilizzare la cittadinanza e favorire una maggiore consapevolezza sul valore dei beni culturali?
La sensibilizzazione del pubblico è sempre stata considerata di grande importanza dal TPC. A tal fine sono state organizzate negli anni numerose mostre di opere d’arte recuperate, sia in Italia che all’estero. Nel giugno 2022 è stato inaugurato il Museo dell’arte salvata. Questo museo intende esporre al pubblico l’attività dei Carabinieri TPC, presentando una selezione delle opere d’arte recuperate immediatamente dopo il loro rientro in Italia e prima del loro definitivo trasferimento nei musei delle rispettive aree geografiche di provenienza. Questa non è una mostra permanente, poiché gli oggetti esposti cambiano periodicamente. Alla sensibilizzazione dei cittadini sono altresì mirate altre attività quali lezioni nelle scuole, mostre, partecipazione a workshop e seminari sia in Italia che all’estero.
Quali sono le possibilità future per la tutela del patrimonio culturale in Italia, considerando che i traffici illeciti si evolvono con strumenti sempre più sofisticati?
Il crescente utilizzo dei canali telematici al posto di quelli tradizionali per il commercio illecito o l’esportazione dei beni culturali, richiede un continuo aggiornamento dei sistemi informatici. In tal senso, la soluzione progettuale S.W.O.A.D.S. (Stolen Works Of Art Detection System – Sistema di rilevamento di opere d’arte rubate) ha consentito, da una parte, la realizzazione del nuovo sistema per la ricerca e l’individuazione delle opere d’arte trafugate e, dall’altra, l’evoluzione dell’esistente sistema “Leonardo” attraverso consistenti interventi di implementazione evolutiva delle sue principali componenti software, necessari per ottenere migliori risultati dall’interazione con SWOADS. Il sistema creato consente di effettuare la raccolta automatica dei dati dal web, deep web, social media e delle informazioni inserite dalle componenti operative – risultato delle attività di controllo – e analizzare i dati, anche con l’applicazione di Intelligenza Artificiale, per trovare corrispondenza con i contenuti testuali e fotografici delle opere d’arte registrate nella Banca dati dei Beni culturali illecitamente sottratti.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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