La scultura di Nanni di Banco

La nota

2012, Tredicesima puntata

Per l'appuntamento con la rubrica "La Nota", Anselmo ci fa ripercorrere la carriere di Nanni di Banco, grande artista che fu tra i protagonisti di quella fase intermedia tra gotico e rinascimento, e lo fa attraverso gli occhi di alcuni grandi studiosi che hanno analizzato le sculture dell'autore fiorentino. Una breve parabola, quella di Nanni di Banco, ma molto intensa e piena.

Lo scultore, all'incirca coetaneo di Donatello, nacque a Firenze in un anno a noi sconosciuto, ma collocabile tra il 1480 ed il 1490. Secondo gli studiosi Luciano Berti, Alessandro Cecchi e Antonio Natali l'artista era figlio di un architetto e scultore che nel 1414 divenne capomaestro del Duomo fiorentino. Trovò così conferma l'affermazione del Vasari secondo cui Nanni era “ricco di patrimonio”. L'artista vide quindi la luce in un ambiente ricco di stimoli artistici. La sua formazione avvenne probabilmente nella cerchia degli scultori fiorentini attivi nel cantiere di Santa Maria del Fiore.

Nel 1405 si immatricolò all'Arte dei Maestri di Pietra e Legname per poter praticare l'attività di scultore. Le sue prime opere, il Profetino (1407) e l'Isaia (1408), ambedue realizzate per il Duomo di Firenze, mostrano tracce di goticismo ed un certo impaccio, elementi che verranno velocemente superati nelle opere successive, dominate da forme classicheggianti, passaggio sintomatico per un maestro che verrà ricordato come uno dei fautori dell'evoluzione dell'arte fiorentina dal gotico al rinascimento.

All'inizio del secondo decennio del XV secolo Nanni inizia a lavorare nella chiesa di Orsanmichele. La studiosa Liana Castelfranchi Vegas ci ricorda come, a partire dal 1366 le arcate della loggia di questo singolare edificio, in origine tribunale civile poi mercato di granaglie, infine luogo di devozione mariana, furono chiuse da Francesco Talenti e dal 1404 si decise che ogni corporazione fiorentina “prendesse il suo pilastro e in quella facesse fare la figura” del suo santo protettore. Era però una spesa insostenibile per molte delle arti minori pertanto venne dato il masimo peso alla committenza laica e cittadina. Inoltre “per la prima volta le statue venivano poste all'esterno, a livello d'occhio entro tabernacoli goticamente ornati”.

Questo avvenimento rese Orsanmichele il luogo privilegiato per la storia della scultura fiorentina del tempo in quanto osservando le sue nicchie si vedeva uno spaccato della situazione scultorea contemporanea: vi erano collocate le varie interpretazioni del medesimo tema (ripetuto ben tredici volte) ovvero, come ricorda la Castelfranchi Vegas, “la figura maschile ammantata e stante, quindi la riproposizione dell'antico tema della ponderatio, ovvero dell'atteggiamento equilibrato della figura”.

Per la chiesa fiorentina Nanni realizzò le statue raffiguranti San Filippo (1411), Sant'Eligio (1421) ed i Santi Quattro Coronati (1412-16). Quest'ultima fu l'impresa più complessa ed impegnativa. I santi, barbuti e togati, protettori dei maestri di pietra e legname, sono disposti a emiciclo nella nicchia. In queste statue, secondo la Castelfranchi Vegas, “Nanni di Banco va oltre il dolcissimo fluire di ritmi lineari gotici presente nella Madonna della porta della Mandorla di Santa Maria del Fiore”. Gli studiosi Berti, Cecchi e Natali ritengono che i Santi Quattro Coronati appaiano goffi e “troppo stipati” nella loro nicchia. I suddetti studiosi pensano inoltre che il San Filippo, nonostante sia anch'esso impacciato, rientri fra gli esempi a cui Masaccio guardò per i suoi affreschi nella cappella Brancacci. Questo sta a dimostrare che, nonostante la morte prematura di Nanni che, come ricorda la Castelfranchi Vegas, lo rende “sostanzialmente estraneo sia ai nuovi problemi formali che Donatello andava urgentemente elaborando negli stessi anni e negli stessi cantieri di scultura, sia al linguaggio da orafo del Ghiberti della prima porta”, la sua lezione non sarà dimenticata. La studiosa pensa che “la dolcezza grave del suo rilievo, i suoi ideali di classicismo ritmico” saranno ricuperati e “sviluppati nella generazione successiva da Luca della Robbia”.

Inoltre, secondo gli studiosi Berti, Cecchi e Natali l'“impeto dei panneggi ventilati”, presenti in quella che potrebbe essere l'ultima opera realizzata dallo scultore fiorentino, ovvero l'Assunta della Porta della Mandorla (1414-1421), porta laterale sinistra della fiancata nord del Duomo fiorentino, sarà d'ispirazione per Pollaiolo e Verrocchio. I suddetti studiosi notano ancora come il tema dell'Assunta librata tra gli angeli fluttanti sarà poi ripreso da Donatello.

Anselmo Nuvolari Duodo








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