Restaurata la Madonna con il Bambino e i santi Francesco d’Assisi, Agnese e Genesio, dipinta intorno al 1619 da Luigi Amidani e conservata al Complesso monumentale della Pilotta di Parma. La scena rappresenta la Madonna assisa in trono con il Bambino; sopra di loro, tre putti intrecciati emergono da una tenda, formando il vertice del triangolo compositivo. In basso si riconoscono san Francesco inginocchiato e, poco più indietro, san Genesio con un violino. Sulla sinistra compare sant’Agnese, elegantemente drappeggiata, che accarezza un agnello e mostra una palma con la mano destra; alle sue spalle si intravede una colonna che si perde dietro il tendaggio.
L’intervento di restauro ha avuto come finalità principale il recupero della piena leggibilità dell’opera, compromessa da diversi rimaneggiamenti stratificatisi nel tempo, in particolare durante un restauro ottocentesco. Le indagini diagnostiche preliminari hanno consentito di pianificare operazioni mirate nelle varie aree del dipinto, così da restituire coerenza alla composizione e armonia ai valori cromatici originari. Si è inoltre proceduto alla sostituzione del vecchio telaio, già alterato in precedenza e non più idoneo a sostenere adeguatamente la tela, con un nuovo supporto ligneo progettato per assicurare migliori condizioni conservative. Anche la cornice lignea è stata oggetto di intervento: sono stati rimossi i depositi di polvere, ripulita la doratura e applicato un trattamento antitarlo.
Secondo alcuni studiosi, l’opera proveniva originariamente dalla chiesa parmense di Santa Maria in borgo Taschieri; nel Settecento è documentata sul secondo altare a sinistra della Chiesa di Santa Maria del Quartiere. Già citata nelle più antiche guide settecentesche cittadine, durante le soppressioni napoleoniche fu trasferita nel 1816 all’Accademia e successivamente confluita nelle raccolte della Galleria Nazionale di Parma. Oggi, dopo il restauro, è nuovamente esposta nella sezione dedicata agli artisti emiliani del Cinque e Seicento, accanto ad altre tre opere di Amidani.
Alla presentazione sono intervenuti Stefano L’Occaso, direttore del Complesso della Pilotta, la storica dell’arte Carla Campanini, che ha coordinato i lavori, i restauratori dell’Opificio di Modena e Alberto Crispo dell’Università degli Studi di Parma, autore di una monografia sull’artista che ne ha ricostruito il profilo nel contesto della produzione coeva.
“Siamo particolarmente soddisfatti per la conclusione di questo significativo intervento sulla pala di Luigi Amidani”, ha dichiarato il direttore Stefano L’Occaso, “protagonista tra i pittori parmensi del primo Seicento legati alla corte farnesiana. Pur influenzato da Antonio da Correggio, Bartolomeo Schedoni e dai Annibale Carracci, Amidani seppe sviluppare nel tempo un linguaggio espressivo personale e riconoscibile”.
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