Addio a Jean-Luc Godard, grande regista della Nouvelle Vague


È scomparso a 91 anni Jean-Luc Godard, uno dei massimi esponenti della Nouvelle Vague del cinema francese. Sarebbe ricorso al suicidio assistito perché stanco di vivere. 

È scomparso oggi a Rolle, in Svizzera, il regista Jean-Luc Godard, uno dei grandi maestri della Nouvelle Vague del cinema francese. Godard aveva 91 anni e secondo il quotidiano francese Libération avrebbe fatto ricorso al suicidio assistito non perché malato, ma perché stanco di vivere, stando a quanto una fonte a rivelato al giornale.

Nato a Parigi nel 1930 da una famiglia benestante di origini svizzere, ha studiato dapprima nel paese elvetico e poi alla Sorbona dove, nel 1919, si diplomò in etnologia. La sua carriera di cineasta cominciò dalla critica: negli anni Cinquanta scriveva infatti regolarmente su Arts Cahiers du cinéma e Gazette du Cinéma, distinguendosi per le sue recensioni particolarmente incisive. Risale al 1953 l’abbandono della penna in favore della macchina da presa, e nel 1954 firma il suo primo cortometraggio, Opération béton, un documentario sulla diga della Grande Dixence in Svizzera, dove Godard aveva trovato un impiego da qualche tempo. Gira diversi altri cortometraggi fino al 1958, anno in cui esce Une histoire d’eau, in collaborazione con François Truffaut: l’incontro tra i due è fondamentale perché l’anno dopo Truffaut fornirà a Godard il soggetto per il primo lungometraggio dell’amico, Fino all’ultimo respiro, uno dei film simbolo della Nouvelle Vague, che vede per protagonisti Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg. L’opera prima di Godard scompagina le tradizionali regole della narrazione cinematografica per introdurre un registro più libero, più espressivo e più aderente al vero, con un film peraltro girato in economia di mezzi: il film tuttavia è un successo e frutta a Godard il premio Jean Vigo e l’Orso d’Argento a Berlino per la miglior regia.

Sono degli anni seguenti film come Le petit soldat (1960), La donna è donna (1961), Questa è la mia vita (1962), Leone d’Argento a Venezia, Il disprezzo (1963), mentre è del 1964 un altro grande capolavoro, Bande à part, celebre tra gli appassionati d’arte per la scena in cui i tre protagonisti, interpretati da Anna Karina, Sami Frey e Claude Brasseur, corrono attraverso il Louvre per stabilire il record del tempo di visita più corto. Nel 1966 si chiude il periodo della Nouvelle Vague per Godard, e il regista francese sposa l’idea di un cinema rivoluzionario, alimentato dalle idee marxiste che il regista aveva nel frattempo maturato: nasce così La gaia scienza, film militante che ottiene una nomination per l’Orso d’Argento a Berlino. Il 1969 è invece l’anno in cui viene fondato il Gruppo Dziga Vertov (il nome celebrava il regista sovietico scomparso nel 1954) con l’idea di dar vita a un cinema collettivo e libero, da cui nascono film come Pravda, Vento dell’Est e Lotte in Italia, il primo un documentario, gli altri film militanti che vedono per protagonista l’italiano Gian Maria Volontè. Il periodo del cinema rivoluzionario si chiude nel 1972, quando Godard, a causa di un incidente stradale, deve ritirarsi momentaneamente dalle scene.

L’ultimo periodo in cui è suddivisa la sua attività è quello più sperimentale, e che è più portato a indagare le dinamiche della vita familiare. Sono di questo periodo film come Passion (1982), Prénom, Carmen (1983), che vince il Leone d’Oro a Venezia, e Je vous salue, Marie (1985). L’ultimo film è Le livre d’image del 2018, un collage di video, dipinti e brani musicali sulla storia del cinema e sui suoi rapporti con le tragedie del XX e del XXI secolo, che ripropone un modus operandi che Godard aveva sperimentato negli ultimi anni della sua carriera. Il film riceve la Palma d’oro speciale a Cannes nel 2018, oltre alla nomination per la Palma d’oro.

Tra i premi ricevuti da Godard figurano l’Oscar alla carriera nel 2011, il Premio della Giuria a Cannes nel 2014 per Adieu au langage, il Leone d’Oro alla carriera nel 1982, la Medaglia d’oro del presidente del Senato italiano per Germania nove zero nel 1991, il Premio della critica per Forever Mozart nel 1996 al Festival di Venezia, il gran premio della giuria a Berlino per La donna è donna del 1961, il Premio César onorario nel 1987, il Pardo d’onore nel 1995 al Locarno Festival, il premio speciale alla carriera dei National Society of Film Critics Awards nel 1991, il premio alla carriera degli European Film Awards nel 2007 e il Premio César onorario straordinario nel 1998 (curiosamente, nonostante varie nomination, Godard non riuscì mai a vincere un premio al principale festival cinematografico del suo paese).

Addio a Jean-Luc Godard, grande regista della Nouvelle Vague
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