Il Sodoma protagonista a Torino: alla Fondazione Accorsi Ometto la mostra sul maestro del Rinascimento


Dal 31 marzo al 6 settembre 2026 oltre cinquanta opere raccontano la formazione e i primi anni di attività di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, tra Piemonte, Siena e Roma, con prestiti da importanti musei italiani e internazionali.

Ha legato gran parte della sua carriera a Siena, ma di nascita era un piemontese doc, tanto che, sembrerebbe, il suo soprannome potrebbe essere una contrazione del popolare intercalare “su, ‘nduma!”. Stiamo parlando di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli, 1477 – Siena, 1549), uno dei protagonisti più originali ed eccentrici del Rinascimento italiano, e dal 31 marzo al 6 settembre 2026 la Fondazione Accorsi-Ometto di Torino dedica una grande mostra a L’esposizione, intitolata Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento, riporta al centro dell’attenzione critica la figura del pittore piemontese a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva a lui dedicata, organizzata nel 1950 tra Vercelli e Siena.

La rassegna, che sarà presentata ufficialmente alla stampa lunedì 30 marzo alle ore 11, è curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale e si avvale di un comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata. Il progetto espositivo si propone di approfondire in modo sistematico la fase iniziale dell’attività dell’artista, mettendo in luce la complessità delle esperienze che contribuirono alla formazione del suo linguaggio pittorico.

Attraverso oltre cinquanta opere, alcune delle quali inedite o mai esposte prima al pubblico, la mostra ricostruisce il percorso creativo di Sodoma dagli esordi fino alle prime importanti affermazioni artistiche. Il progetto intende mostrare come, fin dalle prime prove, l’artista abbia sviluppato una personalissima sintesi di influenze diverse, maturate nel contatto con ambienti artistici e geografici differenti. Le opere in mostra provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni museali italiane e internazionali. Tra queste figurano l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato, la Pinacoteca di Brera di Milano e il Musée Jacquemart-André di Parigi.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà sorretto da quattro angeli (1500 circa; olio su tavola, 85 x 65 cm; Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà sorretto da quattro angeli (1500 circa; olio su tavola, 85 x 65 cm; Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Compianto sul Cristo morto (1503 circa; olio su tavola trasportato su tela, 75 x 90,8 cm; Collezione privata)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Compianto sul Cristo morto (1503 circa; olio su tavola trasportato su tela, 75 x 90,8 cm; Collezione privata)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, La Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino (1504-1505 circa; Tempera grassa su tavola, diametro 111 cm; Siena, Pinacoteca Nazionale, inv. 512)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, La Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino (1504-1505 circa; tempera grassa su tavola, diametro 111 cm; Siena, Pinacoteca Nazionale, inv. 512)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Morte di Lucrezia (1515 circa; olio su tavola, 99 x 76 cm; Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda, inv. 239)
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Morte di Lucrezia (1515 circa; olio su tavola, 99 x 76 cm; Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda, inv. 239)

Importanti prestiti arrivano anche dai Musei Civici di Pavia, dalla Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia e da alcune delle principali istituzioni museali romane, tra cui l’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina. Il percorso espositivo include inoltre opere provenienti dalla Collezione Chigi Saracini e dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, entrambe a Siena, oltre che dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Non mancano prestiti di istituzioni piemontesi come la Biblioteca Reale di Torino, la Galleria Sabauda, i Musei Reali di Torino, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina.

Altri contributi arrivano dal Palazzo dei Musei Pinacoteca di Varallo, dall’Archivio Storico Comunale di Vercelli e dal Museo Francesco Borgogna, oltre che dalla Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno. La mostra ricostruisce idealmente il percorso artistico di Sodoma a partire dalla sua formazione nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti, uno dei principali maestri attivi in Piemonte tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Da questo contesto prende avvio il viaggio artistico dell’autore, che lo porterà progressivamente verso nuovi centri culturali e nuove esperienze stilistiche.

Un momento fondamentale di questo percorso è rappresentato dai cicli di affreschi realizzati nel Senese, in particolare quelli nella chiesa di Sant’Anna in Camprena, eseguiti tra il 1503 e il 1504, e nel chiostro dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore, realizzati tra il 1505 e il 1508. Questi interventi segnano l’affermazione dell’artista in Toscana e testimoniano la sua capacità di confrontarsi con la grande tradizione figurativa dell’Italia centrale.

Giovanni Martino Spanzotti, Madonna con Gesù Bambino e due angeli (1490 circa; Tempera e olio su tavola, 131,5 x 59 cm; Torino, Pinacoteca dell’Accademia Albertina, inv. 150)
Giovanni Martino Spanzotti, Madonna con Gesù Bambino e due angeli (1490 circa; tempera e olio su tavola, 131,5 x 59 cm; Torino, Pinacoteca dell’Accademia Albertina, inv. 150)
Maestro della Pala Sforzesca (Giovanni Angelo Mirofoli da Seregno), Madonna con il Bambino (1485-1490 circa; Tempera (?) su tavola, 58,5 x 41 cm; Collezione privata)
Maestro della Pala Sforzesca (Giovanni Angelo Mirofoli da Seregno), Madonna con il Bambino (1485-1490 circa; tempera (?) su tavola, 58,5 x 41 cm; Collezione privata)
Francesco Galli detto Francesco Napoletano, Madonna col Bambino (1495 circa; olio su tavola, 42,5 x 30,3 cm; Milano, Pinacoteca di Brera, Reg. Cron. 307)
Francesco Galli detto Francesco Napoletano, Madonna col Bambino (1495 circa; olio su tavola, 42,5 x 30,3 cm; Milano, Pinacoteca di Brera, Reg. Cron. 307)

Il percorso culmina idealmente con le esperienze romane, sostenute dalla committenza del potente banchiere e mecenate Agostino Chigi, figura centrale nella vita artistica della Roma del primo Cinquecento. Il sostegno di Chigi rappresentò per Sodoma un passaggio decisivo, permettendogli di inserirsi nei grandi cantieri artistici della capitale e di confrontarsi con alcuni dei protagonisti del Rinascimento maturo.

La mostra sottolinea inoltre l’intensità degli scambi culturali tra il Piemonte e il centro Italia tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Per documentare questo contesto, il percorso espositivo affianca alle opere di Sodoma alcune importanti testimonianze di artisti attivi negli stessi anni. Tra questi figurano il pittore piemontese Macrino d’Alba, presente con opere di rilievo come la Madonna col Bambino in trono e santi conservata alla Pinacoteca Capitolina di Roma e una predella inedita con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo. Accanto a lui sono esposte opere di Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari e Gerolamo Giovenone. Tra i confronti proposti compare anche una delle versioni della celebre Madonna d’Orléans di Raffaello Sanzio, opera che testimonia il dialogo tra le diverse scuole artistiche dell’epoca e l’ampiezza degli scambi figurativi tra le corti e i centri culturali italiani.

Nel complesso, la rassegna torinese si propone come un’importante occasione di approfondimento su una figura che, pur essendo stata protagonista della stagione rinascimentale, ha ricevuto negli ultimi decenni una minore attenzione rispetto ad altri grandi maestri del periodo. Attraverso un’accurata selezione di opere e un percorso scientificamente aggiornato, la mostra intende restituire al pubblico e agli studiosi la complessità e l’originalità del linguaggio di Giovanni Antonio Bazzi, evidenziando il ruolo che ebbe nel panorama artistico tra Piemonte, Toscana e Roma.




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