Dal 28 maggio al 21 giugno 2026 la Sala Capitolare della Biblioteca del Senato, all’interno di Palazzo della Minerva a Roma, ospiterà temporaneamente il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini, dipinto di Caravaggio acquisito dallo Stato italiano nel marzo scorso.
L’opera sarà visibile con accesso libero dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 20, mentre il sabato, la domenica e nella giornata festiva del 2 giugno l’apertura sarà prevista dalle 10 alle 18. Si tratta della prima occasione in cui il pubblico potrà ammirare il dipinto dopo l’acquisizione dello Stato, prima del suo trasferimento definitivo alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, presso Palazzo Barberini.
Per l’occasione verrà inoltre presentata nrlla Sala Capitolare, per la prima volta, una preziosa selezione di documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Roma: tre registri giudiziari legati alla vicenda personale di Caravaggio. Tra questi spicca il verbale dell’interrogatorio del 4 maggio 1598, redatto nel carcere di Tor di Nona, dove il pittore era detenuto dopo essere stato arrestato la notte precedente tra piazza Madama e piazza Navona. Nel documento Caravaggio dichiara di essere stato fermato perché portava con sé una spada, precisando però di possedere regolare licenza in quanto pittore al servizio del cardinale Del Monte, presso il quale viveva e dal quale riceveva uno stipendio.
L’inaugurazione ufficiale è in programma mercoledì 27 maggio alle ore 17.30 alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli e del Presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“Questa acquisizione si inserisce in una strategia precisa: intercettare opere di eccezionale importanza prima che vengano assorbite dai circuiti del collezionismo privato internazionale e restituirle alla piena disponibilità pubblica”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli. “È accaduto anche con l’Ecce Homo: due operazioni diverse, ma accomunate dalla medesima visione. Quella di uno Stato che investe nella cultura come bene comune, a vantaggio dei cittadini e delle generazioni future, e che considera la nostra ricchezza artistica non soltanto un’eredità del passato, ma uno strumento vivo di identità, conoscenza e coesione”.
“Michelangelo Merisi da Caravaggio”, afferma il Presidente La Russa, “fu a palazzo Madama e a palazzo Giustiniani molto prima che queste antiche dimore divenissero sede del Senato. La scelta di esporre presso la Camera alta una sua importante opera è perciò un seppur temporaneo ritorno a casa. Il giovane pittore visse presso il cardinale Francesco Maria del Monte, che aveva preso in affitto palazzo Madama dal granduca Ferdinando de’ Medici, suo protettore, e vi abitò per un quarantennio, dal 1589 fino alla morte nel 1626”. “È un fatto denso di significati”, ha concluso il Presidente La Russa, “che l’esposizione di un’opera così importante, appena acquisita al patrimonio dello Stato, abbia luogo negli spazi del Senato della Repubblica. Offriamo agli italiani e a tutti gli appassionati di bellezza un’occasione unica di incontro con un capolavoro che testimonia la grandezza della nostra storia artistica e il valore della sua tutela”.
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