C’era un claim di TEFAF che molti ricordano ancora oggi. Recitava più o meno così: “vendiamo la migliore arte contemporanea degli ultimi 4.000 anni”. Una battuta brillante, ma anche la sintesi perfetta di ciò che questa fiera rappresenta da decenni.
Nata come una manifestazione tra antiquari nella piccola e appartata città di Maastricht, TEFAF è diventata nel tempo il punto di riferimento mondiale per il mercato dell’arte, capace di riunire nello stesso luogo opere che attraversano millenni di storia: dall’arte antica e precolombiana alla scultura greco-romana, dagli Old Masters fino al moderno, al design e alla gioielleria. Più che una fiera, è una sorta di museo temporaneo in vendita, dove la qualità scientifica e la rarità delle opere rappresentano il vero tratto distintivo. Anche per questo, tra i corridoi del MECC di Maastricht non si incontrano soltanto collezionisti e mercanti. Si incontrano soprattutto direttori di musei e curatori arrivati da ogni parte del mondo per valutare possibili acquisizioni. Nei primi giorni della preview abbiamo incrociato, tra gli altri, il direttore del Detroit Institute of Arts, Salvador Salort-Pons, ma anche Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera, e Eike Schmidt, alla guida del Museo e Real Bosco di Capodimonte. A questi si aggiungono decine di curatori e patron di istituzioni americane e internazionali, una presenza che resta uno dei veri barometri della salute della fiera. E proprio la dimensione museale è uno degli elementi che distinguono TEFAF dalle altre grandi manifestazioni del mercato: qui si acquistano opere destinate a entrare in collezioni pubbliche, spesso dopo trattative lunghe e ponderate.
L’edizione 2026 si apre in un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e instabilità economiche, oltre che da qualche difficoltà logistica (come lo sciopero dei trasporti che ha colpito il Belgio proprio nei giorni della preview). Eppure il pubblico ha risposto con entusiasmo: nei primi due giorni i visitatori sono aumentati di oltre il 5%, mentre la presenza istituzionale è cresciuta di più del 10%, con circa 450 istituzioni museali rappresentate. Il mercato, insomma, c’è. Non è forse un’edizione caratterizzata da acquisti impulsivi e milionari nelle primissime ore, ma le trattative sono numerose e spesso riguardano opere di grande importanza.
E gli stand non mancano di capolavori. Alcune gallerie storiche presentano opere di peso assoluto: da Dickinson con un importante dipinto di John Constable, a Landau con lavori di Joan Miró, Juan Gris e Josef Albers. Allo stesso tempo, la fiera continua a offrire una gamma amplissima di prezzi: dalle opere museali multimilionarie fino a lavori da qualche decina di migliaia di euro, rendendo possibile l’ingresso di diverse tipologie di collezionisti.
A colpire, come spesso accade a Maastricht, è anche la qualità dell’allestimento e dell’organizzazione. Un meccanismo quasi perfetto che sorprende ancora di più se si pensa che l’intera struttura operativa della fiera è composta da appena 25 persone. Un’edizione che molti operatori definiscono tra le più luminose degli ultimi anni, capace di confermare come, anche in tempi difficili, il mercato dell’arte di alta qualità continui a trovare qui il suo epicentro.
Se c’è una cosa che TEFAF continua a dimostrare, è che il mercato dell’arte non reagisce come gli altri mercati. Può rallentare, può riflettere, può prendersi il tempo di tornare davanti allo stesso quadro due o tre volte. Ma quando la qualità è alta — e a Maastricht lo è quasi sempre — il mercato continua a muoversi. Magari non con lo scatto nervoso delle fiere più speculative, ma con il passo lungo e ragionato di chi sa di avere davanti quattromila anni di storia dell’arte. E non capita tutti i giorni di poterli comprare.
Per Tiziana Sassoli, della galleria Fondantico di Bologna, i primi giorni della fiera hanno registrato una forte partecipazione di collezionisti e professionisti, nonostante il contesto internazionale complesso e lo sciopero dei trasporti che ha interessato il Belgio proprio durante la preview. Tra gli incontri più rilevanti si segnalano quelli con numerosi direttori di musei americani e internazionali. Allo stand della galleria sono già in corso diverse trattative istituzionali, tra cui l’interesse di un museo americano per due opere importanti: un raro dipinto su tavola di Lorenzo Costa, conservato in eccellenti condizioni, e una Maddalena di Artemisia Gentileschi, particolarmente apprezzata per la sua forza espressiva. Alcune fondazioni hanno inoltre richiesto approfondimenti su altre opere esposte, tra cui la scena con Gli Argonauti di Gaetano Gandolfi e il ritratto della regina Elisabetta realizzato nei primi anni del Novecento da Annigoni e Stefanelli. Secondo Sassoli, questa edizione di TEFAF si distingue anche per la presenza di molti giovani visitatori, incuriositi dalla varietà e dalla qualità delle opere esposte, con dipinti, arredi e oggetti di grande rarità.
Marco Voena di Robilant + Voena ci dice che TEFAF resta una manifestazione unica nel suo genere. “TEFAF è come un museo in vendita, con la differenza che qui si possono quasi toccare le opere, come al supermercato”, commenta il gallerista. Lo stand ha registrato una presenza forte di collezionisti americani, tradizionalmente tra i più attivi nella fiera. Tra le opere vendute figurano lavori di Carlo Dolci, Pompeo Batoni (con il ritratto di Thomas Kerrich), Lucio Fontana, con una ceramica della serie Concetto spaziale. Il range delle opere vendute si colloca tra i 200.000 e i 500.000 euro.
Quanto ad Antonacci Lapiccirella Fine Art, Francesca Antonacci, i primi giorni di TEFAF 2026 si sono rivelati di grande successo sia per il pubblico sia per le vendite. Tra le operazioni più importanti spiccano due dipinti di Gustaf Fjaestad, presentati all’interno del focus Swedish Lights, entrambi venduti per cifre a sei zeri, uno acquisito da un’importante collezione europea, e l’altro da una fondazione canadese. Tra le altre vendite di rilievo un oil sketch dell’artista svizzero Johann Jakob Frey acquistato da un museo americano e il dipinto Ghiacciaio (1896) di Angelo Morbelli, venduto a un collezionista europeo. Si registrano inoltre forti interessi museali per altre opere dello stand, tra cui la rarissima Aurora Boreale del pittore svedese Helmer Hertzhoff, oggetto di valutazione da parte di due musei americani, e il ritrovato Autoritratto al cavalletto dell’artista parigina Henriette Daux, seguito da un museo francese.
Per Matteo Salamon di Salamon Fine Art, TEFAF 2026 si presenta come un’edizione particolarmente dinamica. “Un’edizione frizzante”, osserva il gallerista, “con un’offerta da parte degli espositori che sembra superare quelle passate e con un pubblico che risponde positivamente”. Tra le opere vendute o in trattativa figurano lavori di: Jacobello del Fiore, Giacomo Cipper, Fortunato Depero.
Un andamento positivo anche per Andrea Ciaroni di Ciaroni Arte che descrive la fiera con una battuta efficace: “Dalla quantità di bollini rossi sembra quasi una mostra di morbillo”. Il gallerista segnala tuttavia come la clientela principale resti quella dei musei americani, con cui sono state concluse alcune vendite significative. Tra le opere collocate figurano maioliche rinascimentali e bronzi, con un range di prezzo compreso tra i 100.000 euro e il milione. Tra i pezzi venduti si segnala un piatto rinascimentale di Deruta del XVI secolo: un Piatto a lustro “Bella Donna” con il motto “Un bel morir tutta la vita onora”, decorato in blu su maiolica a lustro.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.