Andrei Molodkin: “la guerra è una catastrofe, ma gli artisti possono cambiare il mondo”


Intervista all’artista russo Andrei Molodkin, celebre per le sue opere che fanno uso di sangue e petrolio per parlare dei sistemi politici contemporanei.

Noto per le sue opere che fanno uso di sangue e petrolio, l’artista russo Andrei Molodkin (Buj, 1966) ha dedicato gran parte del suo lavoro ai sistemi politici contemporanei e in particolare alle connessioni tra politica ed economia. Nel 2009 ha rappresentato la Russia alla 53^ Biennale di Venezia con l’opera Le Rouge et le Noir, e i suoi lavori sono stati esposti presso importanti contesti internazionali. Le sue opere, spesso molto controverse, sono state spesso censurate, e oggi l’artista, rappresentato dalla galleria milanese Giampaolo Abbondio, vive lontano dal suo paese natale. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo parere sugli eventi d’attualità e per avere una breve panoramica su alcuni suoi lavori recenti. L’intervista è a cura di Ilaria Baratta.

Andrei Molodkin, Broken Capitalism (2015, acciaio corten, 2 blocchi, 188 x 144 x 81cm + 125 x 75 x 73cm)
Andrei Molodkin, Broken Capitalism (2015, acciaio corten, 2 blocchi, 188 x 144 x 81cm + 125 x 75 x 73cm)

IB. A causa dell’attuale situazione tra Russia e Ucraina, dove vive adesso, a Parigi o a Mosca? Quanto ha influito questa situazione sulla Sua arte?

AM. La guerra è una grande catastrofe, uno shock per tutti. Tocca le nostre famiglie e capiamo che tutto inizia a cambiare. Ma nessuno, nessuna istituzione culturale può riflettere su questo. Questa è una guerra politica e gli artisti che possono comunicare idee nel modo in cui Picasso ha realizzato Guernica possono cambiare il mondo.

Come definirebbe la condizione degli artisti russi?

Quando le persone cancellano la cultura russa, si comportano esattamente come il regime totalitario dell’Unione Sovietica. La cultura dell’annullamento è l’idea fascista più pericolosa del nostro pianeta in questo momento. È diventato un grande strumento per qualsiasi potere.

Le Sue opere d’arte sono strettamente legate alla politica e al concetto di capitalismo: quanto conta per Lei un’arte politicizzata?

Sono nato in una piccola città in mezzo alla neve nel nord della Russia. Quando avevo 9 o 10 anni mi divertivo a mettere molti chiodi di metallo sulla ferrovia e rimanevo sorpreso nel vedere come il treno li appiattise. Allora iniziai a mettere sempre più oggetti sul binario, per esempio soldi, bottoni di metallo. Venivano schiacciati in diversi modi. Sono diventato così curioso che ho usato cose sempre più grandi, ma poi un giorno ho fatto schiantare il treno. Questo ricordo è rimasto con me fino ad ora: cerco ancora di capire cosa significhi trasformare un oggetto in qualcos’altro, prendere qualcosa da un mondo e trasformarlo in un altro.

Andrei Molodkin, Fallen Capitalism (2015, acciaio corten, 1000 x 350 x 168 cm circa)
Andrei Molodkin, Fallen Capitalism (2015, acciaio corten, 1000 x 350 x 168 cm circa)
Andrei Molodkin, Untitled (2014; penna a sfera rossa e nera su carta, 42 x 59 cm)
Andrei Molodkin, Untitled (2014; penna a sfera rossa e nera su carta, 42 x 59 cm)
Andrei Molodkin, Liberty on the Red Square III (2017; penna a sfera blu su carta, 32 x 50 cm)
Andrei Molodkin, Liberty on the Red Square III (2017; penna a sfera blu su carta, 32 x 50 cm)
Andrei Molodkin, Nine Eleven (2006; blocco acrilico riempito di petrolio greggio, pompa, compressore e podio in legno, 52,5 x 79 x 10 cm, ed. 2/3)
Andrei Molodkin, Nine Eleven (2006; blocco acrilico riempito di petrolio greggio, pompa, compressore e podio in legno, 52,5 x 79 x 10 cm, ed. 2/3)
Andrei Molodkin, Twin Towers (2006, blocco acrilico riempito di petrolio greggio, pompa, compressore e podio in alluminio, 2 elementi in resina, 90,5 x 17,5 x 6 cm ciascuno, ed. 1/3)
Andrei Molodkin, Twin Towers (2006, blocco acrilico riempito di petrolio greggio, pompa, compressore e podio in alluminio, 2 elementi in resina, 90,5 x 17,5 x 6 cm ciascuno, ed. 1/3)

Prendiamo due opere come Broken Capitalism e Fallen Capitalism del 2015: perché Lei rappresenta le lettere cadute dalla parola “CAPITALISM”? Cosa significa? E poi, cosa significano le parole “Nient’altro che sangue può fermare il capitale”, che compaiono in diverse Sue opere e hanno dato il titolo a una Sua mostra a Milano?

Sangue e petrolio sono entrambe valute di guerra e genocidio. Uso materiali industriali per pompare il liquido attraverso questo ciclo. Quando le persone donano il loro sangue alle mie sculture, il lavoro viene immediatamente politicizzato. Non uso mai il mio sangue, il mio liquido o la mia personalità perché sono nato in un paese militarista, in un regime totalitario. Uso la lingua di tutti. Parole come “Democrazia”, “Capitalismo” e “Diritti umani” sono piene di sangue di un gruppo specifico di persone, oppure di petrolio di una regione in conflitto: Iran, Iraq, e così via. Il materiale riempie e trasforma questi concetti in qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo.

Il sangue, che viene utilizzato come materiale per le opere d’arte con petrolio greggio e inchiostro, è come l’inchiostro che scorre da una penna, allo stesso modo in cui il petrolio greggio (Lei lo consegnava in Siberia quando prestava servizio nell’esercito russo) rappresenta un linfa vitale che scorre nel sistema occidentale. Allora, qual è il legame tra sangue, inchiostro e petrolio greggio?

Quando trasportavo missili attraverso la Siberia ricevevo penne biro, per scrivere a casa alla famiglia, e sigarette. Non fumavo, quindi scambiavo le sigarette con altre penne e disegnavo. In seguito avrei usato il concetto della penna vuota nel mio lavoro per riflettere i corpi umani, le navi vuote della guerra, impoverite per mano di politici come Bush.

In ogni opera d’arte Lei fa riferimento anche agli Stati Uniti, come in Liberty on the Red Square, in Twin Towers e in Nine Eleven. Cosa rappresentano gli USA nelle Sue opere d’arte?

Per White House Filled with the Blood of US Citizens, ho usato il sangue donato da cittadini statunitensi, all’interno del cosiddetto simbolo della democrazia: la Casa Bianca. La mia scultura dell’edificio, attorno alla quale scorre il sangue, doveva essere installata a Washington D.C., ma l’operazione è stata cancellata il giorno prima a causa dell’escalation della violenza. È stata ritenuta un’opera troppo pericolosa da mostrare. Ho incoraggiato coloro che sono profondamente disillusi dalla politica statunitense a venire e donare il loro sangue a questo pezzo. Come al solito, avevamo un’infermiera qualificata a disposizione per amministrare le donazioni. È importante che i politici vedano che il pubblico è disposto a versare sangue per la propria battaglia, non solo per le guerre combattute in nome della falsa democrazia.

Quale sarà, secondo Lei, il futuro degli artisti russi? E quali sono i Suoi progetti futuri?

Un giovane gruppo di professionisti del Web3 ha lavorato a lungo e duramente per creare una serie NFT Putin Filled with Ukrainian Blood, e il ricavato delle vendite è andato all’UNICEF per finanziare trasfusioni di sangue. L’opera d’arte era già sulla Piazza Rossa il Giorno della Vittoria e ora è disponibile fuori da ogni ambasciata russa in tutto il mondo.

Andrei Molodkin, White House Filled with the Blood of US Citizens (2020; blocco acrilico riempito con sangue)
Andrei Molodkin, White House Filled with the Blood of US Citizens (2020; blocco acrilico riempito con sangue)
Andrei Molodkin, Putin Filled with Ukrainian Blood (2022; blocco acrilico riempito con sangue)
Andrei Molodkin, Putin Filled with Ukrainian Blood (2022; blocco acrilico riempito con sangue)

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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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