Contro la violenza del dibattito sulle Ong: i fotografi delle Ong, da Dondero a Gualazzini, in mostra a Bibbiena


Dal 15 giugno all’8 settembre 2019, il CIFA di Bibbiena ospita la mostra ’Il mondo nell’obiettivo. I fotografi delle Ong’.

Il CIFA - Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Arezzo), presenta la mostra fotografica Il mondo nell’obiettivo. I fotografi delle Ong curata da Claudio Pastrone in collaborazione con Giovana Calvenzi e Giuseppe Frangi. L’esposizione si terrà da sabato 15 giugno a domenica 8 settembre 2019.

Filo conduttore della mostra è il modo in cui i diversi fotografi hanno portato a termine il loro compito di sviluppare i temi che le Ong hanno loro proposto. Molti autori hanno documentato in modo diretto, ma ognuno con stile personale i vari scenari. Diana Bagnoli ha fotografato per AMREF una operazione di educazione sessuale in Kenya da parte di una volontaria locale, mentre Abdoulaye Barry ha documentato per COOPI il sostegno alle comunità afflitte dalle violenze scoppiate con la nascita del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, e ancora Marco Gualazzini (che quest’anno è stato finalista al World Press Photo) ha lavorato per ActionAid sull’assistenza a donne che hanno subito violenza in Madhya Pradesh, Stato centrale dell’India.

Per AVSI Stefano Schirato presenta il suo lavoro sulle maestre locali che operano nel campo profughi Palabek in Uganda, Andrea Signori ha interpretato l’attività sviluppata da Marco Martinelli che ha proposto la recitazione della Divina Commedia come possibile rimedio all’abbandono scolastico nella baraccopoli di Kibera nel cuore di Nairobi, e Alessandro Serranò propone per ActionAid gli effetti sul territorio e sulla popolazione del terremoto e del successivo tsunami che hanno colpito l’Indonesia sul finire dello scorso anno e l’intervento realizzato per andare incontro ai bisogni della popolazione.

Ancora, i fotografi di Studio14photo (Marco Sartori e Andrea Arcidiacono con Massimiliano Pescarolo e Alessandro Castiglioni) hanno invece lavorato per CIAI sui minori stranieri non accompagnati, obiettivo di un progetto di protezione e sostegno a Palermo. Altri, ognuno con il proprio specifico stile, hanno applicato al loro lavoro un linguaggio più interpretativo: Giancarlo Ceraudo è penetrato in una realtà problematica italiana, il Rione Sanità di Napoli, in cui opera Save the ChildrenStefano Guindani ha realizzato per Nph Italia - Fondazione Rava ritratti di persone e ambienti in Haiti e in altri otto paesi dell’America Latina, Giovanni Marrozzini, per Funima International, si è espresso con la sensibilità che lo contraddistingue interpretando la situazione dell’infanzia dedita alla droga nella città di Asunción, Valentina Tamborra, per AMREF, ha sviluppato il progetto fotografico e narrativo, insieme allo scrittore Mario De Santis, per testimoniare la condizione di migliaia di bambini di strada che vivono nelle discariche di Nairobi.

Altri ancora hanno prodotto lavori lontani dalla documentazione sul campo, utilizzando lo strumento del ritratto posato: Tanino Musso fa conoscere al pubblico un’operazione artistica promossa da CHE ARTE in collaborazione con AVSI che ha per tema la propria identità ed ha coinvolto come protagonisti bambini delle classi primarie provenienti da una baraccopoli nei pressi di Kampala in Uganda, mentre Francesco Alesi ha lavorato per una campagna di Save the Children sugli stereotipi e sui pregiudizi, accostando alla figura umana un segno grafico contemporaneo usato per identificare oggetti e merci, e ancora Isabella Balena ci presenta per WeWorld una serie di intensi ritratti di donne famose, vere e proprie testimonial, che hanno deciso di non tacere, di non arrendersi, di contrastare la violenza e gli stereotipi di genere su vari fronti.

Per ultimo il pubblico incontra l’unico lavoro “storico” in mostra,ovvero quello realizzato, con la potente semplicità di stile che lo contraddistingue, da Mario Dondero per Emergency, in una Kabul dei primi anni 2000. Le sue immagini in bianco e nero ricordano come in quel paese l’Ong è operante da tanti anni e che continua ancora oggi perché purtroppo i risultati di quella guerra, di cui la popolazione civile è la vittima principale, sembrano essere senza fine.

“Mai come in questi tempi il tema delle Organizzazioni non governative è stato al centro dell’attenzione pubblica”, scrive Giuseppe Frangi, che ha realizzato l’opera di scouting dei lavori in mostra. “È un’attenzione che spesso ha assunto toni polemici e verbalmente violenti, che finisce con il relegare in secondo piano il lavoro capillare e sistematico che la cooperazione italiana continua a svolgere in contesti difficili e marginali. È un’azione meritoria, sia a livello sociale che culturale, che tra le sue ricadute ha anche quella di tenere aperti canali di conoscenza con aree dimenticate del mondo. In molti casi questo è anzi un impegno prioritario di cui le Ong si fanno carico, come dimostra la mostra proposta. Sono decine i fotografi che in questi anni recenti, grazie all’appoggio delle organizzazioni, hanno documentato contesti ed emergenze dimenticati. Non si tratta semplicemente di testimoniare con le immagini i progetti che gli enti di cooperazione hanno realizzato. L’obiettivo è sempre più largo, al punto che questi reportage finiscono con lo svolgere quasi una funzione di supplenza rispetto ad una grande informazione, sia carta stampata che televisiva, che hanno sempre più ridotto impegno ed investimenti rispetto all’informazione internazionale. Il risultato è stato quello di ridurre le conoscenze e di alimentare inevitabilmente una cultura dell’indifferenza.  Le Ong invece hanno continuato ad investire, pur in tempi non semplici, nella documentazione soprattutto visiva, mostrando in particolare una grande fiducia nello strumento fotografico. La fotografia nella sua oggettività garantisce uno sguardo ravvicinato e fedele; è anche coinvolgente e quindi capace di mobilitare le coscienze rispetto a situazioni che richiedono un impegno diffuso. I fotografi delle Ong infatti mettono in campo professionalità, passione e anche un’adesione solidale agli obiettivi delle Ong, ben riconoscibile nei lavori presentati”.

La mostra vede coinvolte le Ong e i fotografi:

•ActionAid (fotografi Alessandro Serranò e Marco Gualazzini)

•Amref (fotografe Diana Bagnoli e Valentina Tamborra)

•AVSI (fotografi Stefano Schirato e Andrea Signori)

•AVSI  - CHE ARTE (fotografo Tanino Musso)

•CIAI (fotografi Studio14photo: Marco Sartori, Andrea Arcidiacono e dei fotografi Massimiliano Pescarolo e Alessandro Castiglioni)

•COOPI ( fotografo Abdoulaye Barry)

•Emergency ( fotografo Mario Dondero)

•Fondazione Francesca Rava – Nph Italia (fotografo Stefano Guindani)

•Funima International (fotografo Giovanni Marrozzini)

•Save the Children (fotografi Francesco Alesi e Giancarlo Ceraudo)

•WeWorld (fotografa Isabella Balena)

Per saperne di più potete visitare il sito di Centro Italiano della Fotografia d’Autore cliccando qui.

Nell’immagine: Marco Gualazzini (ActionAid), One Stop Center. Assistenza a donne che hanno subito violenza in Madhya Pradesh, Stato centrale dell’India. 

Contro la violenza del dibattito sulle Ong: i fotografi delle Ong, da Dondero a Gualazzini, in mostra a Bibbiena
Contro la violenza del dibattito sulle Ong: i fotografi delle Ong, da Dondero a Gualazzini, in mostra a Bibbiena


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