Cosa succede in un futuro distopico in cui i balli vengono proibiti? La mostra al Pecci


Il Centro Pecci di Prato accoglie la mostra “La discoteca” di Jacopo Miliani, installazione che immagina un futuro distopico in cui un’autorità proibisce i balli e il libero sfogo delle emozioni.

Un futuro distopico dove le discoteche vengono bandite e un’autorità non ben identificata proibisce il ballo e il libero sfogo alle emozioni, esercitando il proprio potere sulle persone, trasformandole in rose. È questo lo scenario immaginato dall’artista Jacopo Miliani (Firenze, 1979) per la sua mostra personale La discoteca, in programma dal 10 settembre al 31 ottobre 2021 al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. La rassegna, a cura di Elisa Del Prete e Silvia Litardi | NOS Visual Arts Production verte su di una grande installazione ambientale audio-video composta dalla proiezione del film omonimo e dalla scultura luminosa al neon Babilonia, insegna della discoteca immaginaria in cui è ambientato il film.

Nel film, gli esseri umani e le loro case sono sorvegliate da un’applicazione digitale che seleziona alcune persone per una serata speciale in discoteca, luogo in cui sarà consumato un rituale finalizzato alla riproduzione controllata della specie. Nella discoteca non vi è traccia di divertimento, imprevisto, scoperta dell’altro. È qui che la protagonista Sylvester (interpretata Eva Robin’s), regina/tiranna del Babilonia, accompagnata da altri abitanti di questo luogo spettrale (Anna Amadori, Charlie Bianchetti, Kenjii Benjii e Alex Paniz), accoglie Didi (Eugenia Delbue) ed Ermes (Pietro Turano), due giovani antieroi che daranno vita a una sorprendente trasformazione.

Con La discoteca, Jacopo Miliani sceglie di relazionarsi al linguaggio cinematografico attraverso la sceneggiatura e la regia, proponendo un’evoluzione e una sintesi della sua ricerca su temi come il linguaggio del corpo, il ballo, i luoghi comunitari e la performatività del sé. Ambientato al Kontiki di Vigarano Mainarda,locale storico del ferrarese culla delle balere e delle grandi discoteche anni Ottanta e Novanta cui il film rende omaggio, l’opera, con un’estetica marcata e surreale, offre allo spettatore una narrazione aperta sulla costruzione dell’identità, la sfera della sessualità, la queerness, la fluidità di genere, il rapporto tra scelte personali e società. Il film combina diversi linguaggi tra cinema, arte, performance, video e danza, mettendo il corpo dello spettatore al centro di un’esperienza visiva e fisica, aprendo anche una riflessione sulle nuove regolamentazioni cui il nostro corpo è costretto, sulle trasformazioni in atto nelle relazioni interpersonali, e sulle dinamiche di controllo della società.

La scultura luminosa al neon Babilonia, parte del progetto e realizzata appositamente per il film, costituisce una parte fondamentale del set cinematografico, perché è l’insegna del luogo in cui è ambientata la storia. Col suo nome allusivo e metaforico la discoteca Babilonia è uno spazio composto da luoghi diversi che fanno eco al percorso di trasformazione che si sviluppa nel film: come insieme di voci, idee, linguaggi e identità fluide Babilonia invita lo spettatore stesso a un cambiamento.

Inoltre, La discotecaè anche una pubblicazione edita da Viaindustriae publishing con la progettazione grafica di Alessandra Mancini. Il volume accoglie una selezione di flyer, ephemera e locandine che testimoniamo la scena della discoteca italiana a carattere LGBTQIA+ dagli anni Settanta al Duemila, una raccolta di frammenti che compongono la ricerca personale condotta dall’artista in parallelo alla costruzione del film. Il volume comprende contributi di Jacopo Miliani, Elisa Del Prete, Silvia Litardi, Mariuccia Casadio, Luca Locati Luciani e una conversazione inedita con Eva Robin’s.

Coordinato e prodotto dall’associazione culturale Nosadella.due con la curatela di Elisa Del Prete e Silvia Litardi di NOS Visual Arts Production, il progetto La discoteca nasce in collaborazione con APS Arcigay Il Cassero / Gender Bender Festival; Bottega Bologna; If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part of Your Revolution; Run by a group / Openspace. La discoteca, progetto che comprende la realizzazione del primo feature film dell’artista, della scultura e di una pubblicazione monografica che raccoglie tutta la ricerca legata al progetto, ha vinto l’ottava edizione di Italian Council, programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura (MiC), ed entrerà a far parte della collezione museale del Centro Pecci.

Con La discoteca, il Centro Pecci continua la sua ricerca su locali notturni e discoteche come epicentri della cultura contemporanea dove la musica incontra le manifestazioni d’avanguardia del design, della grafica, della moda, dell’arte e dell’architettura e dove si sperimentano nuovi stili di vita e nuovi spazi di libertà, mettendo in discussione i codici prestabiliti del divertimento e dello stare insieme. Iniziato nel 2018 con la rassegna di film d’artista Second Summer of Love, che ha presentato opere di Wu Tsang, Josh Blaaberg e Jeremy Deller dedicate alla club culture, questa linea di programma è proseguita nel 2019 con la grande mostra Night Fever-Designing Club Culture 1960-today, sull’architettura e il design delle discoteche.

Jacopo Miliani, fiorentino, si è formato al DAMS di Bologna e al Central Saint Martins College di Londra. I suoi lavori sono stati presentati in gallerie e spazi museali in Italia e all’estero. Ha lavorato con performers come Jacopo Jenna, Annamaria Ajmone, Sara Leghissa, Antonio Torres, divaD, Benjamin Milan, Mathieu LaDurée, Eve Stainton, e ha collaborato con il regista Dario Argento, lo scrittore Walter Siti, i fashion designers Boboutic, il produttore musicale Jean-Louis Hutha e la semiotica Sara Giannini. Ha esposto in diversi spazi espositivi tra cui: GUCCI Garden Cinema da Camera, Firenze (2019), GAMeC, Bergamo (2019), Centro Pecci per l’arte Contemporanea, Prato (2019), Galeria Rosa Santos, Valencia (2018), Palais de Tokyo, Parigi (2017), David Roberts Art Foundation, Londra (2017), Kunsthalle Lissabon, Lisbona (2016), ICA studio, Londra (2015), MADRE, Napoli (2011), Studio Dabbeni, Lugano (2014 e 2010). La sua pratica artistica, con una metodologia interdisciplinare, tocca tematiche come la ricerca dell’identità, la performatività, l’universo queer, la relazione tra il linguaggio verbale e l’espressività del corpo.

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