Dall’1 marzo al 3 maggio 2026 il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna ospita la quinta e ultima tappa di un articolato progetto espositivo dedicato a Mattia Moreni (Pavia, 1920 – Brisighella, 1999), figura tra le più irregolari del secondo Novecento italiano. La mostra ravennate, intitolata Dalla regressione della specie all’umanoide e curata da Serena Simoni, chiude un percorso diffuso che, da settembre 2025 a maggio 2026, ha coinvolto cinque istituzioni della Romagna con l’obiettivo di ricostruire in modo organico l’intero arco della produzione dell’artista, dalla formazione fino agli ultimi esiti.
Il progetto complessivo, dal titolo Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, è curato da Claudio Spadoni e promosso da Associazione Mattia. Nato a Pavia nel 1920 e formatosi a Torino, Moreni trascorse lunghi periodi a Parigi prima di stabilirsi stabilmente in Romagna a partire dagli anni Settanta, legando il proprio nome al territorio in cui visse fino alla morte, avvenuta nel 1999. La scelta di articolare l’iniziativa in cinque sedi corrisponde alla volontà di attraversare momenti e nuclei tematici differenti della sua ricerca, mettendo in relazione opere, cicli e contesti critici. Le prime quattro tappe hanno indagato fasi specifiche: la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche come le Angurie e gli Autoritratti, oltre alla rievocazione della grande antologica bolognese del 1965 curata da Francesco Arcangeli. Con l’appuntamento al MAR si concentra l’attenzione sugli ultimi vent’anni di attività, dalla prima metà degli anni Ottanta al 1999, attraverso una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni principali, cui si aggiunge una parte documentaria. Dopo aver concluso il ciclo delle Angurie, l’artista si dedica inoltre con maggiore intensità alla scrittura, elaborando testi come L’ignoranza fluida e L’Assurdo razionale perché necessario. In tali scritti confluiscono considerazioni sulle cause di quella che egli definisce “regressione” della specie, nozione che investe tanto la condizione umana quanto il sistema dell’arte.
La prima sezione della mostra è intitolata Regressione della Specie e Belle Arti (1983-1995). Nelle opere esposte al MAR, Moreni si propone come osservatore dell’involuzione delle Belle Arti, considerata speculare al declino antropologico. Secondo la sua lettura, fin dagli inizi del Novecento l’arte avrebbe progressivamente rinunciato a una spinta autenticamente creativa, rifugiandosi in primitivismi di maniera o in formalismi privi di tensione. La regressione, talvolta inconsapevole, talvolta deliberata, si manifesta attraverso oggetti e geometrie irregolari che alludono a un’arte estetizzante, infantilizzata, manierata o assorbita nelle logiche del consumo. Per chiarire il processo che definisce produzione “degli asili nido e asili patologici”, Moreni accentua il riferimento all’Art Brut, con particolare attenzione alla produzione infantile e psichiatrica. Lo stile volutamente regressivo e patologico diventa così il rovescio di un’epoca che egli percepisce come anestetizzata dai mass media e dal consumismo di massa.
A partire dal 1995 prende avvio il ciclo conclusivo degli Umanoidi (1995-1999), presentato nella seconda sezione della mostra ravennate. Tali lavori costituiscono, nella prospettiva dell’artista, l’esito naturale della regressione della specie. I dipinti raffigurano robot in attesa di un’intelligenza artificiale pienamente operativa e figure umanoidi che richiamano gli autoritratti ai quali Moreni, già dal 1986, aveva applicato dispositivi, elettrodi e laser, fino a ipotizzare un’ibridazione con il computer. La genetica e l’elettronica vengono interpretate come ambiti destinati a consentire una sostituzione o una fusione tra macchina e individuo. Gli Umanoidi si presentano come identikit esemplari di una mutazione antropologica in corso, inscritta in una rivoluzione priva di idealità. L’artista dichiara di voler assistere a tale trasformazione in posizione distaccata, senza adesioni né enfasi. Anche il linguaggio pittorico si modifica: la stesura diventa più rapida e definita, coerente con ciò che Moreni identifica come “pulito, l’eleganza e il distacco dell’età elettronica”. La lettura proposta dalla mostra ravennate suggerisce un confronto con sviluppi tecnologici che l’artista non ha potuto conoscere direttamente: la pervasività di internet e dei social nella sfera privata, la profilazione di milioni di individui anche in senso politico, la dimensione globale delle merci, la difficoltà di orientamento informativo, l’uso ambiguo delle intelligenze artificiali.
La terza sezione dell’esposizione presenta un apparato fotografico e documentario che testimonia l’attenzione riservata alla sua opera da parte di numerosi critici italiani e internazionali. Già negli anni Cinquanta figure come Michel Tapié e Pierre Restany avevano inserito Moreni tra i pochi artisti italiani capaci di confrontarsi con la scena informale europea e con quella statunitense, riconoscendone l’originalità.
Il progetto espositivo ha preso avvio al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, nella sede dell’Ex Convento di San Francesco con la mostra Dagli esordi ai cartelli, curata da Davide Caroli e Claudio Spadoni e aperta dal 21 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. In parallelo, al Museo Civico San Domenico di Forlì, dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026, RoccoRonchi ha approfondito il periodo delle Angurie. Alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (Forlì-Cesena), dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026, Denis Isaia ha presentato gli Autoritratti e le opere conservate nella collezione pubblica che costituisce il nucleo più consistente di lavori di Moreni in un museo.
Dal 30 gennaio al 31 maggio 2026 il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna rievoca la storica personale del 1965 all’allora Galleria d’Arte Moderna di Bologna (poi diventata MAMbo), curata da Francesco Arcangeli, prima mostra dell’artista in un’istituzione pubblica, con la cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni. La tappa conclusiva al MAR di Ravenna completa così un itinerario che ha inteso restituire un quadro unitario della ricerca moreniana. L’iniziativa si svolge con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Dipartimento delle Arti, dei Comuni di Bagnacavallo, Santa Sofia, Forlì, Bologna e Ravenna. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione e al prestito di collezionisti privati, con il supporto di Manifattura Ceccarelli, Teikos Solutions e Associazione Controcorrente. Un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore documenta le opere esposte nelle cinque sedi, corredate da un apparato fotografico completo.
| Titolo mostra | Dalla regressione della specie all’umanoide | Città | Ravenna | Sede | MAR - Museo d?€?Arte della Città di Ravenna | Date | Dal 01/03/2026 al 03/05/2026 | Artisti | Mattia Moreni | Curatori | Serena Simoni | Temi | Novecento, Pittura |
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