Recensione della mostra su Carlo Bononi a Ferrara


La recensione della mostra 'Carlo Bononi. L'ultimo sognatore dell'officina ferrarese' a Ferrara, Palazzo dei Diamanti.

C’è un aneddoto particolarmente idoneo a dar misura della grandezza del genio di Carlo Bononi (Ferrara, 1580 circa - 1632), il grande pittore cui Ferrara dedica quest’anno la prima mostra monografica, a Palazzo dei Diamanti. Sembra che Guido Reni (Bologna, 1575 - 1642), incaricato di terminare una Resurrezione lasciata incompiuta da Bononi alla sua scomparsa, avesse declinato l’invito affermando che non gli sarebbe stato possibile mettere mano a un’opera d’un artista “non ordinario”, e che sarebbe stato “in verità temerario” se avesse provato a intraprendere un’impresa simile.

Ora, non sappiamo se la lettera di Guido Reni, citata nelle Vite de’ pittori e scultori ferraresi di Girolamo Baruffaldi, sia autentica (tuttavia sussistono motivi per ritenerla tale, a detta di diversi studiosi), ma di vero c’è che Carlo Bononi godette di un’altissima considerazione in vita, e anche dopo. Fu egli artista versatile, che seppe destreggiarsi tra morbidezze reniane, un naturalismo che non disdegnava sguardi a Caravaggio, atmosfere venete mutuate dal Veronese e da Palma il Giovane, una pittura vigorosa, forte, calda e profondamente sentita quale sapeva essere quella di maestri come il Tintoretto o Ludovico Carracci, e fu capace di raggiungere risultati sorprendentemente originali che gli garantirono fama e successo: naturale che, prima o poi, gli venisse dedicata una monografica.

Una mostra eccezionale, a partire dalla titolazione scelta: Carlo Bononi. Ultimo sognatore dell’officina ferrarese. Un titolo che riecheggia Longhi: fu lui, in un saggio del 1934, a coniare la definizione “officina ferrarese” con la quale venivano esaltati il senso di comunità degli artisti ferraresi, la loro propensione al confronto reciproco, e la coralità che connotò molte delle loro imprese, e fu sempre Longhi a riferirsi a Carlo Bononi come all’“ultimo sognatore” dell’officina.

Il 1598 fu l’anno della devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio, la corte estense dovette trasferirsi a Modena e, per quanto l’ambiente artistico ferrarese non avesse smesso la propria intensa vitalità, Bononi dovette trascorrere la propria esistenza entro i confini d’un mondo venato da una sottile nostalgia e costretto a fronteggiare tutte le difficoltà tipiche di quei tempi ben altro che prosperi.

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Recensione della mostra su Carlo Bononi a Ferrara
Recensione della mostra su Carlo Bononi a Ferrara


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