Dal 1° aprile al 30 settembre Casa Buonarroti a Firenze ospita la mostra Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi, un progetto espositivo che riporta all’attenzione del pubblico uno dei dipinti più importanti conservati nella Galleria della casa-museo dopo un importante intervento di restauro. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Casa Buonarroti, si concentra sulla tela Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce, realizzata tra il 1618 e il 1620 da Tiberio Titi (Firenze, 1573 – 1627) e parte integrante del programma decorativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per celebrare la memoria del celebre antenato.
La mostra è prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ha curato anche l’allestimento. Il progetto scientifico è curato da Cristina Acidini, presidente della Fondazione, e Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione. Il restauro del dipinto è stato sostenuto dall’associazione Friends of Florence grazie al contributo di Donna Malin, mentre l’intervento conservativo è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico dell’esposizione è stato curato da Sillabe.
Il dipinto di Tiberio Titi raffigura un momento simbolico legato alla memoria di Michelangelo Buonarroti: la collocazione del busto marmoreo dell’artista sulla sua tomba nella Basilica di Santa Croce a Firenze, avvenuta nel 1574. La scena rappresenta gli artigiani intenti a sollevare il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti e la sua famiglia assistono alla cerimonia. La composizione si sviluppa attorno a questa azione centrale e presenta intensi contrasti tra luce e ombra, che richiamano suggestioni caravaggesche e contribuiscono a conferire alla scena una forte tensione drammatica. L’opera costituisce un episodio importante nella pittura fiorentina del primo Seicento.
La realizzazione del dipinto è documentata nei taccuini di Michelangelo Buonarroti il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti. I pagamenti registrati nelle note di spesa consentono di collocare l’esecuzione dell’opera tra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Le fonti archivistiche forniscono anche indicazioni sul processo di lavoro. Il 19 settembre 1615 Tiberio Titi ricevette dal committente la tela già montata su un telaio e preparata con la base per la pittura. Il 2 ottobre 1618 gli venne consegnato anche il pigmento di azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.
Il restauro recente ha permesso di approfondire la tecnica pittorica dell’artista e di recuperare la leggibilità dell’opera dopo secoli di permanenza nella posizione originaria. Per oltre quattrocento anni la tela è rimasta fissata al soffitto della Galleria di Casa Buonarroti con la superficie pittorica rivolta verso il basso. Tale collocazione ha provocato nel tempo deformazioni della struttura e numerose crettature diffuse sulla superficie dipinta.
L’intervento conservativo ha comportato innanzitutto la rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco che nel tempo si erano depositati sul dipinto. Questa operazione ha restituito brillantezza ai colori e ha riportato alla luce dettagli che non erano più leggibili, tra cui la firma dell’artista. Il recupero della tavolozza ha consentito di apprezzare con maggiore chiarezza la complessità cromatica dell’opera e la qualità della pittura di Titi. Le operazioni di restauro sono state affiancate da indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti, che hanno fornito ulteriori informazioni sui materiali utilizzati e sulle modalità esecutive del dipinto. Dopo la pulitura e il consolidamento della superficie pittorica, la tela è stata tensionata su un telaio interinale. Il supporto tessile è stato consolidato mediante l’applicazione di un adesivo naturale ottenuto da un’alga giapponese purificata, utilizzato per riaggregare le fibre di cellulosa e garantire stabilità alla struttura.
L’esposizione si propone anche di ricostruire il contesto culturale nel quale l’opera venne concepita. Il dipinto si inserisce infatti nel più ampio progetto promosso da Michelangelo Buonarroti il Giovane, intellettuale e promotore della memoria familiare, che trasformò la casa di via Ghibellina in uno spazio dedicato alla celebrazione della figura di Michelangelo. Attraverso la decorazione della Galleria e l’organizzazione degli ambienti, Buonarroti il Giovane intese costruire un percorso narrativo volto a consolidare il mito dell’artista e a rafforzare il prestigio della famiglia.
Il percorso espositivo presenta documenti d’archivio, dipinti e materiali preparatori che illustrano le diverse fasi della commissione. Tra questi compare il bozzetto realizzato da Tiberio Titi per la composizione, acquistato dalla Fondazione Casa Buonarroti sul mercato antiquario alla fine del Novecento. Accanto al bozzetto sono esposti anche fogli autografi che riportano l’invenzione del soggetto e le annotazioni relative ai pagamenti per l’esecuzione dell’opera.
La mostra include inoltre un apparato didattico composto da pannelli esplicativi e da un video che documenta le varie fasi dell’intervento di restauro. Tale materiale consente di seguire il processo di recupero dell’opera e di comprendere le metodologie adottate dai restauratori per affrontare i problemi strutturali e conservativi della tela. Il progetto espositivo restituisce dunque una nuova lettura di un dipinto centrale nella collezione di Casa Buonarroti.
“Per la prima volta”, commenta la curatrice Cristina Acidini, “si può osservare da vicino, grazie al restauro di Elizabeth Wicks, un’opera singolare dal soggetto unico: nessun dipinto, infatti, raffigura la sistemazione finale di un monumento funebre, in questo caso particolarmente illustre perché dedicato a Michelangelo Buonarroti. Il restauro consente inoltre di valorizzare un artista poco noto ma di grande talento, quale fu Tiberio Titi. Anche per questo siamo grati ai Friends of Florence che hanno sostenuto l’intervento”.
“Dopo Artemisia Gentileschi, Francesco Bianchi Bonavita e Anastagio Fontebuoni, è la volta adesso”, precisa il curatore Alessandro Cecchi, “del dipinto di Tiberio Titi nell’ambito del progetto di restauro che mira al completo recupero delle opere commissionate da Michelangelo Buonarroti il Giovane per la Galleria Buonarrotiana”.
“Friends of Florence”, sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda, President Friends of Florence, “è lieta di far parte del progetto per il restauro di questo interessante dipinto di Tiberio Titi per il Museo di Casa Buonarroti. La donatrice Donna Malin, con il suo speciale amore per Firenze e per l’arte, rispecchia perfettamente il carattere dei nostri Benefattori e le siamo grati per il suo costante impegno a sostegno del patrimonio artistico. Ringraziamo la Fondazione Casa Buonarroti, la Presidente Cristina Acidini e il Direttore Alessandro Cecchi e siamo grati ai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti per il loro eccellente lavoro”.
Tiberio Titi, secondogenito del pittore e architetto Santi di Tito, fu avviato alla carriera artistica insieme al fratello Orazio all’interno della bottega paterna. Alla morte del padre, nel 1603, ne ereditò l’attività, che aveva prodotto numerosi dipinti di soggetto religioso caratterizzati da un linguaggio naturalistico conforme ai principi promossi dal Concilio di Trento. L’eredità comprendeva anche molte opere non concluse e oltre settecento disegni. Dopo aver collaborato con il padre alla realizzazione di scenografie e apparati effimeri per le feste della corte medicea nel 1589 e nel 1598, Titi si affermò soprattutto come ritrattista di corte, assumendo il ruolo di pittore della famiglia Medici. La sua attività in questo ambito conobbe però un ridimensionamento a partire dal 1620, con l’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans, che dal 1623 prese il suo posto. Tra le opere attribuite a Titi figurano, oltre al dipinto conservato nella Galleria di Casa Buonarroti, l’Autoritratto delle Gallerie degli Uffizi e vari ritratti della famiglia Medici e dei loro congiunti, tra cui quello di Vittoria della Rovere da bambina, anch’esso agli Uffizi.
| Titolo mostra | Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi | Città | Firenze | Sede | Casa Buonarroti | Date | Dal 01/04/2026 al 30/09/2026 | Artisti | Tiberio Titi | Curatori | Alessandro Cecchi, Cristina Acidini | Temi | Firenze, Arte antica |
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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