Chiude l'Istituzione Bologna Musei: termina l'autonomia dei musei, che torneranno al Comune


Bologna boccia l’esperimento di autonomia dei musei: chiude infatti l’Istituzione Bologna Musei, fondata nel 2012. I musei del capoluogo emiliano torneranno a essere gestiti direttamente dal Comune.

Dopo dieci anni esatti dalla sua fondazione, a Bologna chiude l’Istituzione Bologna Musei: la decisione del sindaco Matteo Lepore è stata presentata ieri in giunta, e presto arriverà in Consiglio Comunale. I musei torneranno dunque a essere gestiti direttamente dal Comune, che creerà un apposito settore. I musei seguono dunque le biblioteche, già sottoposte di recente all’internalizzazione. Il nuovo settore musei di Palazzo d’Accursio entrerà in funzione il 1° luglio, data in cui decadrà anche il cda dell’Istituzione Bologna Musei, che verrà sostituito da un nuovo comitato di indirizzo che dovrà progettare il rilancio del settore musei. Rimangono saldamente al loro posto i direttori dei singoli istituti.

L’Istituzione Bologna Musei veniva istituita nel 2012 e diventava operativa dal 1° gennaio 2013. L’ente riuniva sotto un unico ombrello i musei civici di Bologna: nella delibera che la istituiva veniva definita una “grande opportunità per la definizione di parametri gestionali adeguati alle condizioni operative presenti, per la razionalizzazione dei servizi e delle risorse e per l’inquadramento di un notevole patrimonio in un progetto culturale rinnovato e coerente”. L’Istituzione si poneva gli obiettivi di formulare un progetto scientifico e disciplinare unitario, valorizzare il patrimonio, migliorare l’identificazione della missione del sistema museale comunale con connessa possibilità di rilancio, e razionalizzare e coordinare la gestione delle risorse finanziare e delle attività amministrative e contabili. Dell’Istituzione fanno parte tredici musei: le Collezioni Comunali d’Arte di Palazzo d’Accursio, il Museo Civico Medievale, il Museo Davia Bargellini, il Museo della Tappezzeria, il MAMbo, il Museo Morandi e Casa Morandi, il Museo per la Memoria di Ustica, Villa delle Rose, il Museo Civico Archeologico, il Museo Internazionale della Musica, il Museo del Patrimonio Industriale, il Museo Civico del Risorgimento e il Cimitero della Certosa.

La decisione nasce essenzialmente per due motivi, ha spiegato Lepore: il primo è il fatto che i presupposti di autonomia che avevano portato alla fondazione dell’Istituzione oggi sono venuti meno, e il secondo è il fatto che il percorso di internalizzazione delle biblioteche, dopo due anni dal suo avvio, ha dato risultati soddisfacenti.

“Parte una rivoluzione per i musei comunali”, ha detto il sindaco Lepore, “decidiamo di rilanciare con investimenti nuovi, e 85 assunzioni complessive nell’ambito cultura tra 2021 e 2022. Chiudiamo questa istituzione che dal punto di vista burocratico stava affaticando tutta l’organizzazione del Comune, e riportiamo a casa i dipendenti dei nostri musei, perché crediamo in loro, crediamo che i musei civici abbiano un grande futuro. Ci apriamo inoltre alle collaborazioni con anche il sistema delle fondazioni, il sistema privato, che vorrò incontrare prossimamente. Stiamo selezionando anche un nuovo direttore/direttrice, insieme al cda uscente dei musei selezioneremo anche un nuovo comitato d’indirizzo, e proporremo alla città un progetto che porti nuove mostre, nuovi investimenti, nuovi progetti culturali”.

Il sindaco ha fatto sapere che proporrà in giunta un aumento dei finanziamenti per i musei, alla luce del piano strategico che verrà definito nei prossimi mesi. Alcune anticipazioni riguardano il museo internazionale dedicato a Giorgio Morandi, per il quale verranno stanziati 3 milioni di euro, e il Polo della Memoria alla Stazione 2 agosto (che dovrebbe diventare la nuova sede di Art City), per il quale sono previsti 20 milioni di euro. “L’idea”, ha concluso Lepore, “è di una grande città europea con un sistema museale adeguato”.

Immagine: Bologna, Palazzo d’Accursio. Foto di Klaus Graf

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