È stato presentato a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il primo Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali, un progetto promosso da Save The Artistic Heritage e dai Musei Civici Fiorentini con la curatela scientifica del professor Guido Guerzoni e sviluppato in collaborazione con la società Formules S.r.l. Si tratta della prima ricerca italiana interamente dedicata alla circolazione nazionale e internazionale delle opere d’arte per finalità espositive e alle buone pratiche connesse, con l’obiettivo di definire linee guida condivise, migliorare le strategie di valorizzazione e rafforzare le collaborazioni tra istituzioni.
L’iniziativa ha preso forma attraverso un anno di studi, i cui risultati sono stati illustrati nel corso di un convegno seguito da una tavola rotonda moderata da Carlo Francini, direttore dei Musei Civici Fiorentini. Al confronto hanno partecipato rappresentanti di primo piano del panorama culturale italiano, tra cui Andrea Carignani dei Musei Vaticani, Gianpietro Bonaldi dell’Accademia Carrara di Bergamo, Mattia Agnetti della Fondazione Musei Civici Venezia, Antonella Pinna, presidente di ICOM Italia, Angelo Crespi, direttore generale della Grande Brera, e Gianluca De Felice, segretario generale dell’Opera della Primaziale Pisana.
Al centro dell’indagine, la gestione dei prestiti di opere per mostre temporanee, una componente strutturale della vita museale italiana ma ancora priva di una lettura organica e sistematica. La ricerca ha coinvolto 60 musei italiani e internazionali attraverso una rilevazione online, con l’obiettivo di analizzare strategie, modelli organizzativi, procedure amministrative e processi decisionali legati alle richieste di prestito in entrata e in uscita.
Uno degli elementi più evidenti emersi dallo studio riguarda il divario dimensionale tra le istituzioni italiane e quelle estere. I musei italiani coinvolti risultano mediamente di dimensioni medio-grandi, con circa 50 dipendenti e un budget medio di 4,14 milioni di euro. Le realtà internazionali presentano invece numeri significativamente superiori, con una media di 298 membri di staff e risorse economiche pari a 39,7 milioni di euro.
Differenze si registrano anche sul piano delle politiche e degli strumenti adottati. Quasi tutte le istituzioni, sia in Italia sia all’estero, dichiarano di disporre di linee guida per la gestione dei prestiti, ma la loro accessibilità varia sensibilmente. Solo una su cinque tra quelle italiane rende queste indicazioni consultabili, mentre nei contesti internazionali la quota sale a circa un museo su tre.
Dal punto di vista procedurale, le strutture straniere mostrano una maggiore uniformità e formalizzazione dei processi. Tutte dichiarano l’adozione di protocolli per la gestione delle richieste di prestito, mentre tra le istituzioni italiane la percentuale si attesta all’86,8%. Inoltre, i musei internazionali tendono più frequentemente a fissare scadenze precise per la valutazione delle domande, contribuendo a rendere più prevedibile e trasparente l’iter decisionale.
I tempi di elaborazione delle pratiche risultano invece comparabili: fino a quattro mesi per le istituzioni italiane e circa cinque mesi per quelle estere. Tuttavia, sul piano organizzativo emergono ulteriori differenze. Solo il 44% dei musei italiani dispone di un dipartimento specificamente dedicato alla gestione dei prestiti, con una media di 2,6 addetti. Nelle realtà internazionali, una struttura analoga è presente nel 73,7% dei casi e conta in media 3,8 operatori. In proporzione al totale del personale, però, la quota di risorse umane impegnate in queste attività risulta leggermente più elevata nei musei italiani.
Un altro aspetto rilevante riguarda la valorizzazione economica dei prestiti. In Italia, il ricavo medio annuo derivante da queste attività si attesta intorno ai 28.000 euro, mentre all’estero supera i 95.000 euro, con punte che arrivano rispettivamente a 300.000 euro e a un milione. Secondo le stime dell’Osservatorio, una valutazione sistematica e strutturata dei prestiti potrebbe incrementare significativamente gli introiti delle istituzioni italiane, fino a quintuplicarli.
Dal punto di vista operativo, i musei italiani gestiscono in media 30 prestiti in uscita e 32 in entrata all’anno, prevalentemente in ambito nazionale. Le istituzioni internazionali registrano invece volumi molto più elevati, con una media di 161 prestiti in uscita e 100 in entrata, segno, secondo l’Osservatorio, di una maggiore integrazione nei circuiti globali delle esposizioni. Permangono differenze significative anche nelle politiche economiche adottate. In Italia, i prestiti gratuiti sono ancora molto diffusi, mentre all’estero è più frequente la copertura dei costi amministrativi o l’applicazione di una fee, indicativa di una maggiore attenzione all’ottimizzazione economica di queste attività.
Il tema della trasparenza rappresenta un ulteriore elemento di distinzione. Nei musei internazionali, l’84,2% delle istituzioni include il numero di prestiti nei propri bilanci e report, mentre in Italia questa pratica riguarda il 57,9% dei casi, evidenziando una minore sistematicità nella rendicontazione.
L’Osservatorio si propone di colmare queste lacune attraverso un lavoro continuativo di raccolta e analisi dei dati, che includerà aspetti legislativi, economici, giuridici, quantitativi e qualitativi, sia a livello nazionale sia internazionale. I risultati confluiranno in un report annuale che sarà presentato in convegni ed eventi in Italia e all’estero.
L’obiettivo è contribuire a rafforzare il posizionamento delle istituzioni italiane nel contesto globale, promuovendo standard sempre più elevati nella gestione dei prestiti e favorendo una maggiore consapevolezza del ruolo strategico che la circolazione delle opere d’arte riveste nel sistema museale contemporaneo.
“La presentazione, nel Salone dei Cinquecento, del primo report dell’Osservatorio permanente sui prestiti rappresenta per Firenze un motivo di grande soddisfazione”, ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini. “I dati confermano il ruolo della circolazione delle opere d’arte quale leva strategica di diplomazia culturale e di crescita scientifica per i Musei Civici e per l’intero sistema nazionale. Firenze, anche in collaborazione con partner qualificati, intende svolgere un ruolo guida, promuovendo una gestione sostenibile dei prestiti, capace di generare valore e risorse da reinvestire nella tutela e nell’innovazione del patrimonio”.
“La mobilità delle collezioni”, ha affermato il professor Guido Guerzoni, curatore dell’Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali – e la circolazione dei beni culturali – in una fase storica attenta agli aspetti più critici della mobilità e alla ricerca di approcci sinceramente sostenibili – sono due strumenti fondamentali di diplomazia culturale, attraverso cui le istituzioni costruiscono relazioni, rafforzano posizionamenti, producono conoscenze, sviluppano competenze, raccolgono risorse e ampliano i propri pubblici. Ciononostante, le informazioni disponibili su questo fenomeno rimangono sorprendentemente frammentarie, disomogenee e pressoché incomparabili”.
“Con l’Osservatorio sui prestiti”, ha sottolineato Mario Cristiani, presidente di Save The Artistic Heritage, “vogliamo contribuire a costruire maggiore consapevolezza attorno alla circolazione delle opere e al ruolo dei musei oggi. Il nostro impegno è affiancare le istituzioni culturali, i curatori e i conservatori del patrimonio artistico, con strumenti concreti, capaci di coniugare tutela, innovazione e sostenibilità. Le edizioni digitali certificate rappresentano in questo senso una risposta: non copie, ma edizioni controllate dell’opera, che ne preservano l’integrità e rafforzano il rapporto tra l’artista, la sua opera originale e il pubblico, contrastando le derive di un sistema sempre più esposto a manipolazioni e perdita di valore”.
“Questo Osservatorio”, ha dichiarato Carlo Francini, direttore dei Musei Civici Fiorentini, nato dal prezioso confronto a Palazzo Vecchio, dimostra che il prestito non è solo movimentazione di opere, ma un complesso sistema di competenze che necessita di regole condivise. Il nostro obiettivo è valorizzare questo lavoro invisibile per trasformare ogni scambio in un’opportunità di crescita trasparente e sostenibile per tutto il sistema museale italiano”.
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