Palazzo Maffei a Verona amplia la propria offerta museale con l’inaugurazione del cosiddetto Monastero, un piccolo e suggestivo ambiente restaurato e recuperato a pochi passi dall’edificio principale, con ingresso da Vicolo Raggiri. La struttura, assimilabile a una cappella con due vani principali, conserva elementi architettonici originali come volte, colonne addossate alle pareti, lunette e capitelli, oltre a un lacerto di affresco che lascia intuire la rilevanza della funzione originaria degli spazi. L’intervento si propone anche di contribuire al recupero estetico e funzionale di una zona del centro storico fino a oggi considerata isolata e poco sicura.
La scelta del nome “Monastero” richiama la memoria dell’antico complesso benedettino, dipendente dall’abbazia di Leno (Brescia), che tra il X e il XII secolo si estendeva nell’area del Capitolium. Secondo fonti scritte e reperti archeologici, l’antico monastero comprendeva una chiesa, un cimitero e diversi edifici annessi. Nel tempo, la trasformazione urbana ha progressivamente cancellato gran parte delle tracce di questa struttura: la zona è stata inglobata in edifici come la Corte Sgarzerie, la Torre del Gardello, il Monte di Pietà e i palazzi dei Maffei, dei Pellegrini e dei Malaspina. Restano tuttora alcune testimonianze, tra cui la chiesetta settecentesca intitolata a San Benedetto “al Monte”, situata alle spalle di Palazzo Maffei e soprannominata così per la vicinanza al Monte di Pietà eretto nel 1490.
Non esistono documentazioni certe sulla funzione originale degli ambienti oggi recuperati, ma i lacerti di affresco e le caratteristiche architettoniche confermano un ruolo di rilievo nell’ambito dell’antico complesso. Il restauro ha valorizzato le volte e i dettagli decorativi, creando un luogo raccolto, capace di ospitare mostre temporanee, iniziative didattiche e altre attività culturali. La nuova struttura si propone quindi come spazio in grado di collegare le attività museali con la città circostante e di ampliare le possibilità di fruizione culturale nel centro storico di Verona.
“Nel ridare vita allo spazio annesso a Palazzo Maffei, il cosiddetto monastero”, spiega la direttrice del museo veronse, Vanessa Carlon, “mi sono ispirata a una chiesa sconsacrata che si trovava nel bel mezzo del vociare del mercato della Vuccirua, a Palermo, e che ebbi l’occasione di visitare accidentalmente quasi trent’anni fa: una piccola chiesa vuota, délabrée, che ospitava poche, potenti opere di Miquel Barcelo’. Quell’immagine di un luogo inatteso, in cui poter contemplare l’arte in silenzio e solitudine è rimasta indelebile nella mia memoria”.
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