I musei italiani possono essere diretti da stranieri. Il Consiglio di Stato mette fine al contenzioso


Fine del contenzioso sui direttori dei musei: il Consiglio di Stato stabilisce che il ruolo può essere ricoperto anche da direttori stranieri.

Si chiude dopo più di un anno il lungo contenzioso sui direttori stranieri: ci sono volute due sentenze del Tar e tre del Consiglio di Stato per stabilire che sono state legittime le nomine di Dario Franceschini, che nel 2015 aveva messo a capo di sette musei italiani altrettanti direttori stranieri. Prima la bocciatura del Tar del Lazio, che con due sentenze aveva accolto i ricorsi di due candidati al grande concorso del 2015 (Giovanna Paolozzi Strozzi e Francesco Sirano) e aveva decretato l’annullamento di cinque nomine su venti, poi il ricorso del MiBACT al Consiglio di Stato, quindi le sentenze del Consiglio di Stato che aveva rimesso la decisione all’Adunanza Plenaria: quest’ultima si è pronunciata ieri stabilendo che il decreto del presidente del consiglio numero 174 del 1994 (quello che stabilisce che i dirigenti pubblici devono avere cittadinanza italiana) risulta in contrasto insanabile con il diritto europeo, e pertanto non può essere applicato. Dunque, via libera ai direttori stranieri, che possono ora continuare a svolgere il loro lavoro senza preoccupazioni.

L’ex ministro Franceschini, tramite Twitter, ha espresso piena soddisfazione per l’esito del contenzioso: “dopo anni di ricorsi e sentenze si chiude definitivamente la vicenda dei direttori stranieri nei musei con il via libera di oggi del Consiglio di Stato. Grazie a tutti i direttori italiani e stranieri che ora potranno continuare il loro lavoro straordinario”.

Nell’immagine: Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. Credit

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