Ilaria Bonacossa: “riflettiamo su arte, sesso e censura perché le libertà che davamo per scontate sono in discussione”


Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, in questa intervista spiega le riflessioni che sostengono l'edizione 2019 della grande mostra-mercato d'arte contemporanea a Torino, dedicata quest'anno alla dialettica tra desiderio e censura.

L’edizione 2019 di Artissima, la grande mostra-mercato d’arte contemporanea (qui maggiori informazioni), sarà dedicata alla dialettica tra desiderio e censura: obiettivo della kermesse è quello di avviare riflessioni che riguardano diversi temi, a cominciare dall’opera d’arte come veicolo di emancipazione, dagli impulsi che plasmano i tempi, il rapporto tra le immagini e il controllo delle immagini. Per approfondire il pensiero su cui poggia l’edizione numero ventisei di Artissima, abbiamo intervistato la direttrice Ilaria Bonacossa. L’intervista è a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

Ilaria Bonacossa
Ilaria Bonacossa. Ph. Credit Giorgio Perottino

FG. Cosa vedremo in questa edizione 2019 di Artissima?
Questa ventiseiesima edizione riconferma Artissima come un appuntamento di qualità e ricerca. È per me una grande soddisfazione registrare il ritorno a Torino di alcune realtà di cui ammiro particolarmente il lavoro, tra cui Campoli Presti, Giò Marconi, Kraupa-Tuskany Zeidler, Sadie Coles e Gavin Brown’s Enterprise. Inoltre abbiamo messo in campo moltissime iniziative e novità tra cui Hub Middle East, un focus dedicato a un’area geografica di interesse fondamentale per gli sviluppi della società contemporanea. Realizzato in collaborazione con Fondazione Torino Musei e con la consulenza di Sam Bardaouil e Till Fellrath di Art Reoriented e curatori del Padiglione degli Emirati Arabi Uniti alla 58. Biennale di Venezia, Hub Middle Eastsite-specific di Marcello Maloberti nello sfarzoso Salone dell’Hotel Principi di Piemonte di UNA Esperienze, appena riaperto; una performance a quattro mani dell’artista Tomaso Binga in collaborazione con il famoso hairstylist Franco Curletto; mentre Cristian Chironi e VANNI coinvolgeranno i visitatori facendo indossare una speciale capsule collection di occhiali. Torna inoltre anche quest’anno l’ampio programma di talk e di visite guidate all’interno della fiera.

Il tema di questa edizione sarà la dialettica tra desiderio e censura. Perché parlare di desiderio, sesso, erotismo, tabù, BDSM, censura in una fiera come Artissima? Quali riflessioni intende generare l’edizione di quest’anno?
Questa polarità contraddittoria tra desiderio e censura nasce come risposta a una sensazione di chiusura del mondo ed è in particolare una riflessione sulle immagini e sui concetti legati alla sessualità. Noi come Artissima abbiamo visto bloccare la sponsorizzazione dei video della fiera sui social media perché presentavano scene di nudo. Volevo pertanto un tema che si relazionasse con le ambizioni e le utopie contemporanee, e che parlasse del complesso sistema di relazioni che esiste oggi tra immagini e loro controllo e di come l’arte debba fare i conti con tutto questo. Da sempre infatti gli artisti hanno dovuto rapportarsi con la censura, e superare tabù o infrangere regole è in qualche modo connaturato al pensiero artistico. Il binomio desiderio/censura è nato proprio dalla percezione che libertà (e desideri) che davamo per scontati sono oggi messi in discussione, e mentre gli algoritmi decidono cosa sia appropriato alla nostra visione e cosa no, YouPorn resta uno dei siti più visitati al mondo. Questo tema sarà centrale anche nei talk curati da Anna Daneri al Meeting Point La Stampa ed è stato fonte di ispirazione per la terza edizione di Artissima Experimental Academy, guidata dall’artista iraniana Setareh Shahbazi grazie al supporto di Alserkal, la quale condurrà Eyes, come Back! sia in fiera che all’interno degli spazi Combo a Torino.

Quello della censura è uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi, ed è anche una faccenda che riguarda le democrazie avanzate, specialmente se pensiamo alla censura messa in atto dai social o anche all’eccesso di politically correct che, per certi versi (e secondo molti intellettuali), può esser considerato una forma di censura. La censura sta tornando a essere un grosso problema?
Ci sono oggigiorno più metri di muri di confine tra paesi rispetto al 1989 quando è caduto il muro di Berlino. Oltretutto alle barriere fisiche, si sommano i filtri digitali che controllano il flusso di informazioni e di immagini. Chiunque usi i social media è “controllato” e in potenza censurato dagli algoritmi che supervisionano immagini e parole “per tutelare il pubblico”. Il tema di quest’anno nasce proprio da una sensazione di libertà messa in discussione e dalla volontà di spingersi oltre per rispondere a un’urgenza di carattere “politico”. E nasce anche dall’intuizione, largamente condivisa e variamente re-interpretata da molti esponenti della cultura di oggi, del potere liberatorio e rivoluzionario che possiede il desiderio di mettere in discussione lo status quo.

In quella che è già stata definita come l’era dei populismi è necessariamente cambiato anche l’approccio alla sessualità, e il clima, in Italia come in altri paesi, non sembra essere di quelli più favorevoli al cammino verso una completa emancipazione sessuale (specialmente da parte delle donne). Qual è la posizione di Artissima su questo tema? A Torino avremo modo di riflettere anche su questi aspetti, quest’anno? Inoltre, ci sarà ad Artissima anche una mostra intitolata Abstract Sex: we don’t have any clothes, only equipment, vietata ai minori di diciott’anni, che si pone l’obiettivo di “disarmare le rappresentazioni tradizionali del desiderio suggerendo alleanze inattese tra corpi, batteri, oggetti, macchinari e tecnologie”. La mostra nasce da una Sua idea: com’è cambiato l’approccio verso il sesso nell’ultimo decennio, alla luce dei profondi cambiamenti che la società ha conosciuto? E in che modo la mostra intende mettere in atto questo “disarmo” delle rappresentazioni tradizionali del desiderio?
L’arte è in grado di portare in luce le contraddizioni e le divergenze della società contemporanea. È specchio del suo tempo e sicuramente sarà interessante capire che genere di effetti avrà sul pubblico la riflessione che la fiera sta attuando su queste tematiche. L’arte parla attraverso le immagini e la mostra Abstract Sex indaga come questa mediazione mutua il rapporto che la società ha con questi temi considerati scabrosi. Il progetto, a cura di Lucrezia Calabrò Visconti e Guido Costa, raccoglie l’eredità di un vasto apparato critico e teorico di questi ultimi decenni che attraversa il pensiero post-strutturalista, femminista e post-umanista occidentale e che ha portato alla consapevolezza che i concetti di genere, desiderio e sessualità sono delle costruzioni sociali e politiche determinate. Con Abstract Sex, cercheremo di creare una rottura nei muri che sono stati costruiti intorno a questi concetti e alle opere d’arte che rappresentano il desiderio nelle sue diverse forme. Le opere sono state selezionate tra gli artisti presentati dalle gallerie presenti in fiera e saranno allestite negli spazi di Jana, storica boutique torinese e luogo frequentato in passato dai grandi nomi dell’arte come Mario Merz e altri intellettuali.

La selezione delle opere che vedremo in fiera riflette questi temi? Come hanno lavorato quest’anno i comitati delle varie sezioni?
Non abbiamo voluto vincolare le gallerie a delle scelte su un unico argomento, ma è senz’altro una mia deformazione da curatrice quella di trovare un filo rosso che organizzi la fiera e i suoi progetti speciali intorno a dei temi che riscontro nel panorama contemporaneo. I comitati hanno lavorato come ogni anno in un’ottica di ricerca per proporre progetti espositivi e monografici di alto livello, coerentemente con le tematiche selezionate per ciascuna sezione di pertinenza. Present Future porterà in scena i progetti inediti di 20 artisti da 22 gallerie (16 straniere e 6 italiane), realizzati appositamente per la fiera o alla loro prima esposizione in contesto europeo e italiano. Back to the Future si concentrerà quest’anno sull’arco temporale che corre dal 1960 al 1999 e ospita le opere di 19 artisti, presentati da altrettante gallerie (16 straniere, 3 italiane). Disegni infine riunisce 21 artisti, rappresentati da 21 gallerie (11 straniere, 10 italiane).

Quali sono le vostre aspettative per Artissima 2019?
L’unicità di Artissima sta nella sua duplice vocazione che la vede affiancare a una proposta di mercato di alto livello, una proposta culturale in grado di indagare sempre nuove e diverse modalità di proporre arte. Anche quest’anno abbiamo lavorato in questa duplice direzione: per rafforzare il mercato dell’arte stimolando investimenti, ma anche avvicinando i giovani al collezionismo, e per produrre un riscontro positivo sul territorio tramite l’offerta artistica che si traduce in progetti e mostre che spaziano anche al di fuori del contesto fieristico.

Un’ultima domanda: Artissima è una fiera di grandi dimensioni e attira un pubblico sempre più ampio anno dopo anno. Non ci sono soltanto collezionisti, ma anche appassionati che arrivano all’Oval per conoscere le ultime tendenze. E Artissima è peraltro una fiera che fa anche ricerca. Se volesse dare un consiglio a un appassionato che la visita per la prima volta, cosa gli direbbe?
Un consiglio che mi sento di dare agli appassionati che per la prima volta parteciperanno alla fiera è quello di perdersi tra gli stand e la grande proposta espositiva che le gallerie offrono. Uno strumento che mettiamo a disposizione gratuitamente per chi volesse essere accompagnato sono i Walkie Talkies by Lauretana, un esclusivo programma di visite guidate che consistono in brevi conversazioni tra coppie di curatori e collezionisti internazionali. Queste conversazioni itineranti permettono ai relatori di sviluppare percorsi unici e originali attraverso i lavori presentati dalle gallerie e al pubblico di riflesso di sperimentare la fiera in maniera inedita e sicuramente arricchente. E per i visitatori più piccoli che si avvicinano per la prima volta all’arte contemporanea, anche quest’anno Artissima Junior by Juventus proporrà un affascinante laboratorio che coinvolgerà i bambini nella realizzazione di una colorata opera corale sotto la guida del duo artistico Ornaghi e Prestinari.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Jessica Consalvi in data 12/10/2019, 12:36:29

Se a un museo vi è l'accesso anche per un minore, il che significa anche un bambino, non trovo che sia molto sensato fargli vedere nudità, ovvero fotografie di persone nude.
A noi i nostri genitori l'hanno giustamente ben vietato.
Invece, ho visto recentemente in Toscana gigantografie di nudi in dei musei, anche che coinvolgono minori, e lo trovo una vergogna.
Credo che sia l'ennesima moda per la distruzione del mondo.
Peccato che a rimetterci saranno i giovani.
Come sempre.








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