Quanti animali sono morti per le opere di Damien Hirst? Una stima di Artnet


Damien Hirst è noto per le sue opere che hanno per protagonisti animali morti. Artnet ha provato a stimare quanti animali sono morti per le opere di Hirst.

Era il 1990 quando Damien Hirst (Bristol, 1965) salì alla ribalta mondiale con un’opera rimasta ancor oggi indigesta. Il gruppo degli Young British Artists, dopo il successo della loro prima mostra, Freeze, aveva organizzato altre esposizioni, tra le quali un grande show intitolato Gambler (“Giocatore d’azzardo”), nel corso del quale Hirst presentò, per la prima volta, la sua A thousand years (“Mille anni”), lavoro che si proponeva di mettere in scena, davanti agli occhi dei visitatori, l’intero ciclo della vita. Una grande teca di vetro ospitava la testa di una mucca in decomposizione, sulla quale alcune mosche depositavano uova. Dalle uova nascevano larve che si cibavano del finto sangue della mucca (in realtà acqua e zucchero), diventavano mosche a loro volta e volavano verso la parte alta della teca, dove Hirst aveva sistemato una lampada insetticida che poneva fine alla loro esistenza. L’anno dopo fu invece la volta di The physical impossibility of death in the mind of someone living (“L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivente”): un grande squalo tigre, catturato da un pescatore australiano su commissione di Hirst, immerso in una vasca colma di formaldeide.

Da allora, per realizzare le proprie opere, Hirst ha continuato a utilizzare i cadaveri di animali, spesso appositamente uccisi, suscitando le ire degli animalisti che continuano a prendere di mira le mostre dell’inglese anche quando non vengono coinvolti esseri viventi (è successo anche un mese fa a Venezia, ben prima che si conoscesse il tema dell’ultima discussa mostra di Hirst: un’associazione animalista ha riversato quaranta chilogrammi di letame di fronte all’ingresso di Palazzo Grassi in segno di protesta contro l’arte di Hirst). Ma quanti animali sono morti, nel corso degli anni, per dar vita alle opere di Hirst? La rivista Artnet ha provato a fare una stima (“prudente”, specificano), pubblicata in un articolo firmato da Caroline Goldstein.

Damien Hirst, Death Denied
L’opera Death Denied di Damien Hirst in mostra a Kiev nel 2008. Photo credit

Il calcolo non è dei più semplici, perché per opere come la già citata A thousand years non è possibile giungere a un numero preciso. Tuttavia, Artnet ha cercato di profondere la massima accuratezza, basandosi sui cataloghi delle mostre e della produzione di Hirst e cercando di operare, laddove il calcolo esatto degli animali morti è impresa ardua, stime basate sulla durata dell’esposizione, sulla superficie dell’opera, sulle dimensioni medie dell’animale. I risultati sono stati divisi in quattro sezioni sulla base dei diversi tipi di animali utilizzati, ed è stato poi calcolato un totale approssimativo, ma comunque realistico, degli animali morti per le opere di Hirst: Artnet parla di 913.450 esseri viventi.

Il primo gruppo è quello degli animali da fattoria esposti nelle teche di formaldeide: il calcolo più semplice, dal momento che è bastato contare il numero di volte in cui le bestie sono apparse nella produzione di Hirst. Ne è uscito un totale di 36 animali (13 pecore, 7 mucche di razza frisona, 5 vitelli, 4 tori, 3 puledri, 2 maiali, più un orso e una zebra, che Artnet ha incluso in questa categoria). Di diverse proporzioni il numero degli animali marini: la rivista ha calcolato un totale di almeno 685 esemplari (di cui 17 squali e 668 pesci di almeno 38 specie). Più complicato, invece, il calcolo degli insetti, come le mosche utilizzate per opere quali A thousand years e le Fly Sculptures, oppure le farfalle utilizzate per i Kaleidoscope paintings. Per le mosche, Artnet ha operato un calcolo rudimentale, dividendo la superficie dei dipinti o delle sculture per le dimensioni medie dell’animale e, nel caso di alcune opere (come i Fly paintings) moltiplicandolo per due, in quanto su alcune opere gli animali sono stati disposti su più strati (si stima un totale di 850.000 mosche, più 111 generazioni di altre mosche utilizzate durante le varie esposizioni di A thousand years). La stima dei Kaleidoscope paintings è stata più precisa: le farfalle sono state scrupolosamente contate (Artnet riporta l’esempio di una sola serie di 62 tele su cui sono state utilizzate 1.629 farfalle). A queste occorre aggiungere altre 9.000 farfalle circa morte per l’installazione In and out of love esposta in una mostra del 2012 alla Tate Modern di Londra). Si calcolano poi altri 45.000 insetti di più di 3.000 specie a cui si aggiungono anche 5 uccelli. L’ultima categoria è quella dei resti, anch’essi utilizzati da Hirst al pari degli animali interi: sono stati contati 46 salsicce, un cranio umano, 624 organi provenienti da 8 mucche, 16 crani di mucca, 41 lische di pesce, uno scheletro di mammuth, per un totale di 729 resti.

C’è da dire che il calcolo di Artnet non divide gli animali deliberatamente cacciati o uccisi per permettere la realizzazione dell’opera da quelli invece reperiti già morti: sarebbe stata interessante anche una distinzione in tal senso. Ma è comunque materiale per far di nuovo discutere attorno alla produzione di un personaggio estremamente controverso.



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