Ricostruire il tempio G di Selinunte? Idea vecchia e sbagliata: lo dicevano già Brandi e Bianchi Bandinelli


Sgarbi lancia di nuovo la proposta di ricostruire il tempio G di Selinunte: un'idea vecchia e sbagliata. Lo dicevamo già Brandi e Bianchi Bandinelli.

Non è nuova, né tanto meno originale, l’idea di ricostruire il tempio G di Selinunte, rilanciata ieri da Vittorio Sgarbi, che da novembre è il nuovo assessore alla cultura della Regione Sicilia e che per tutta la campagna elettorale ha sbandierato l’ipotesi di ricostruzione come suo cavallo di battaglia. Nelle scorse ore, lo storico dell’arte ferrarese ha diffuso le stime sui costi per rialzare le colonne del tempio, abbattuto da un sisma in epoca altomedievale, quando Selinunte era già disabitata e in stato di abbandono da secoli. E da quell’evento, del tempio G non è rimasto altro che un ammasso di rovine su cui svetta un’unica colonna, ribattezzata “il fuso della vecchia” dagli abitanti della zona.

Rimonta al 2011 l’ultimo tentativo di proporre all’attenzione dell’opinione pubblica l’idea d’una ricostruzione del tempio G: allora governatore della Sicilia era Raffaele Lombardo e principale testimonial della ricostruzione era lo scrittore e storico Valerio Massimo Manfredi. Il progetto fu subissato dalle critiche di buona parte del mondo scientifico, e produsse come unico risultato concreto un modello in legno di come doveva apparire il tempio quando ancora non era stato distrutto. Occorre però sottolineare alcuni aspetti della vicenda storica dell’edificio: si tratta infatti di un’opera che non fu mai completata. Più nel dettaglio, il progetto fu interrotto dall’invasione cartaginese di Selinunte, che nel 409 a.C. pose fine alle ambizioni degli abitanti: i nemici assediarono la città e, una volta entrati, la sottoposero a saccheggi e distruzioni, facendo strage dei suoi residenti. L’evento decretò, in sostanza, la fine della città: diversi abitanti in seguito vi fecero ritorno, ma Selinunte non riuscì mai a raggiungere lo splendore e l’importanza che ebbe prima della sconfitta contro Cartagine, e già nel 250 a.C. risultava in gran parte abbandonata. Il grande tempio rimase dunque incompiuto, e in più non sappiamo con certezza quale fosse il suo aspetto originario. Pertanto, l’unico progetto possibile per il tempio G potrebbe essere una anastilosi, ovvero quel particolare tipo di ricostruzione che prevede la ricomposizione di edifici o porzioni di edifici distrutti attraverso l’utilizzo dei pezzi originali che si sono conservati, ricollocandoli esattamente dov’erano in antico, e solo sulla base di dati sicuri.

Le varie carte del restauro emanate negli anni per disciplinare la materia forniscono precise indicazioni sull’anastilosi. La Carta italiana del restauro del 1972, in particolare, indica che sono ammesse solo le “anastilosi sicuramente documentate”, mentre la Carta di Venezia, redatta nel 1964, prescrive che “è da escludersi a priori qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da considerarsi accettabile solo l’anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma smembrate”. Nel caso del tempio G di Selinunte, è possibile parlare di una anastilosi sicuramente documentata? E soprattutto: l’immagine del tempio risollevato (perché solo a questa operazione si limiterebbe l’intervento, così com’è stato fatto per la criticatissima anastilosi del tempio E, avvenuta negli anni Cinquanta) sarebbe fedele a quella che si parava dinnanzi allo sguardo degli antichi, abituati a vedere le colonne non come finestre libere sul paesaggio, ma come cornice che racchiudeva le pareti del naos? Ma non sono questi gli unici rischi che un’eventuale anastilosi comporterebbe. Non sempre le anastilosi si sono rivelate rigorose, e spesso i materiali originali sono stati integrati anche con elementi di natura radicalmente diversa (ne è un esempio lo stesso tempio E, integrato con inserti in cemento armato). E ancora: le rovine giacciono inerti da secoli, abbandonate all’azione del tempo e degli agenti, che ne hanno comportato un’ulteriore rovina. Di conseguenza, anche se fossero rimesse in piedi, di sicuro avrebbero ben poco a che vedere con quello che doveva essere l’aspetto del tempio prima del crollo. Molti paventano dunque la ricostruzione di un falso storico: ma anche se un falso non dovesse risultare, prodigarsi in un’impresa titanica per ripristinare solo un’ombra sbiadita d’un tempio incompiuto è forse da ritenere operazione avventata, arrischiata e, quanto meno, di dubbia valenza scientifica.

Jean Pierre Houël, Rovine del tempio grande di Selinunte
Jean Pierre Houël, Rovine del tempio grande di Selinunte (1782; inchiostro, pietra nera e gouache su carta, 35,1 x 54,5 cm; Parigi, Louvre, Cabinet des Dessins)

È quanto pensava Ranuccio Bianchi Bandinelli al tempo in cui fu ricostruito il tempio E. Il grande archeologo scrisse, in tal senso, che “l’esempio più grave di iniziativa sbagliata è però offerto ora dalla ricostruzione del tempio E di Selinunte. Si è speso assai, oltre i cento milioni; si sono fatti, da parte della direzione dei lavori, miracoli di ingegnosità tecnica, che solo un’intelligente passione per il monumento antico poteva dettare; e tutto ciò per un risultato deplorevole. Deplorevole da vari punti di vista. Si è alterato un paesaggio ormai classico, sul quale sono state scritte pagine di alta poesia, un paesaggio che aveva ormai un suo valore culturale così come esso era; e questa distruzione di un valore culturale (evidentemente non sentito o ignoto a chi ha voluto il ripristino) avrebbe potuto essere giustificato, tutt’al più, da un preciso interesse scientifico archeologico, in modo che la perdita di un valore culturale fosse compensata dalla acquisizione di un altro. Invece, ricostruendo, come si è fatto, senza prima aver eseguito il rilievo dei frammenti pezzo per pezzo, si sono distrutte le possibilità di accertamento e di studio di quei particolari strutturali dell’architettura antica, che sono ancora oggetto di indagine e di discussione, specialmente per precisare i rapporti complessi e in parte ancora ignorati tra Grecia e Sicilia. Culturalmente e archeologicamente, quindi, il risultato è del tutto negativo”.

Esiste poi un serio problema d’opportunità: risollevare le colonne del tempio G equivarrebbe a cancellare con un colpo di spugna circa mille e quattrocento anni di storia. Sugli stessi argomenti s’erano espressi gli studiosi che avanzarono critiche, talvolta anche pesanti, sull’anastilosi del tempio E. A proposito di quest’ultima operazione, così s’era pronunciato Cesare Brandi: “anche se la ricostruzione fosse stata fatta in modo ineccepibile, senza quell’andare a tentoni sul modo di riempire le lacune, sicché il tempio si ostende come un campionario di tecniche surrettizie per lo più dissennate, sarebbe stato ugualmente un errore averlo ricostruito: perché non si attenta alla maestà di un rudere che la storia, attraverso più di venti secoli, ci aveva consegnato rivestito di tale tragica bellezza, che niente occorreva di più, anche per un profano, per fantasticarlo quale fosse - giacque ruina immensa - quando era in piedi”. Si pensi ai disegni, ai dipinti, alle stampe che ci hanno lasciato gli artisti del passato che visitavano Selinunte e che rimanevano colpiti alla vista di quanto la natura e i secoli avevano causato all’opera dell’uomo: la contemplazione delle rovine è certo lontana dalla nostra sensibilità, e sarebbe frutto di un tardivo revival romantico utilizzarla come argomento contro l’anastilosi, ma è altrettanto vero che una ricostruzione si configurerebbe come un intervento arbitrario contro una storia plurisecolare di cui quelle rovine sono parte integrante.

Un’eventuale ricostruzione del tempio G di Selinunte non avrebbe niente a che vedere con l’anastilosi degli affreschi della Basilica di Superiore di Assisi, crollati con le scosse del 1997 (un esempio che, nel corso d’un dibattito, il summenzionato Valerio Massimo Manfredi addusse per giustificare l’eventuale operazione sull’edificio sacro siciliano): ma nel caso di Assisi, si trattò di riparare danni recentissimi all’interno di un edificio ancora integro, oltre che di restituire alla comunità assisiate un suo simbolo riconosciuto.

Operazioni di questo tipo vanno certo valutare caso per caso, ma dare inizio alla ricostruzione d’un tempio crollato all’incirca quattordici secoli fa forse non è proprio una priorità per il sistema dei beni culturali della Sicilia. Non occorre enumerare l’elenco di quanti, negli ambienti scientifici e accademici, hanno ribadito la loro contrarietà all’evento (basti pensare che, quando l’ipotesi di ricostruzione fu ventilata da Lombardo nel 2011, Settis parlò di “opera di regime fuori tempo” e Giuseppe Voza di una “follia”, e addirittura negli anni Settanta - evidentemente la proposta è ciclica - un gruppo di docenti dell’Università di Palermo definì “nuovi vandali” i fautori del progetto): basti ricordare che gli interventi dovrebbero essere condotti per salvaguardare e per conservare, e non per dar vita a operazioni che con la storia hanno poco a che vedere.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

Leggi il profilo completo

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter: niente spam, una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. Lucio Trizzino in data 20/01/2018, 20:20:03

Giannini: posizione ineccepibile, argomentazioni perfette. Come scrisse F.S. Cavallari, a proposito di analoghe ricostruzioni che venivano ventilate (G. Patricolo, G.B. Basile) per i templi di Agrigento, "un'antichità nuova è cosa priva di senso". Non ci sarebbe altro da aggiungere, ma farlo sarà necessario per contrastare con fermezza il ripetersi della sciagurata operazione condotta dalla soprintendente Marconi sulle rovine del Tempio E.
Lucio Trizzino



2. Giuseppe Daricello in data 21/01/2018, 11:05:56

La ricostruzione del tempio E lascia tutti a bocca aperta. Molto più dei ruderi abbandonati ed.il disfacimento del tempio G Sono x la ricostruzione GIUSEPPE DARICELLO



3. Ulisse in data 21/01/2018, 17:02:22

Antonino Vorrei conoscere il parere dell'autore dell'articolo sul recupero di colonne in un edificio romano ad Aquileia (Friuli), costituite da laterizi e andate completamente in frantumi, un lavoro certosino e costoso per rimetterle intere in piedi. Lasciare le colonne dei templi greci a terra, in Sicilia, e in qualsiasi altro luogo, è una sconfitta, una vera stupidaggine, un tradimento verso coloro che ci hanno preceduto, che per motivi religiosi e di orgoglio avevano innalzato. Un tempio come quello di Selinunte, dedicato a Zeus, maestoso nelle forme e nella sua grandezza e significato, dovrebbe coinvolgere positivamente studiosi, storici, intellettuali, mecenati, invece dobbiamo tollerare un appiattimento disperato e vergognoso sui nostri beni storici e artistici, scommetto che tale apatia riguarda il tempio di Selinunte, solo perchè si trova al sud di un'italia fallita.





4. Giuseppe Taddeo in data 22/01/2018, 00:05:48

Il convegno si tenne al Baglio Florio del Parco Archeologico di Selinunte, voluto da Caterina Greco, il 22 ottobre 2011.
Tra i vari interventi ricordo quello del compianto Prof. Giuseppe Basile, dell'Istituto Centrale di Restauro di Roma, che, richiamando i grandi maestri Cesare Brandi e Ranuccio Bianchi Bandinelli, non poté che confermare che la ricostruzione di un tempio incompiuto sarebbe stata "operazione avventata, arrischiata e, quanto meno, di dubbia valenza scientifica".
Del convegno sono stati pubblicati gli atti: "Selinunte - Restauri dell'antico" (De Luca editori d'Arte).



5. GUIDO in data 23/01/2018, 09:56:00

Vorrei solo ricordare come una buona metà della Francia medioevale è stata ricostruita nel senso proposto da Sgarbi e quei monumenti rifatti attirano ogni anno milioni di visitatori producendo un notevole flusso economico.
Non sarebbe ora di liberarsi di certi pregiudizi ???

Guido Cucchiara



6. MARISA DE CARLI in data 23/01/2018, 23:32:15

Pienamente d'accordo, e credo proprio sia preferibile un "tardivo revival romantico" in difesa della tragica bellezza delle rovine del tempio di Selinunte piuttosto che un delirio di onnipotenza che ne proporrebbe la ricostruzione...
Soprattutto convincenti ed equilibrati gli ultimi due paragrafi: grazie.
Marisa De Carli



7. Nicola Turco in data 24/01/2018, 18:45:42

Ho appena letto il suo articolo, sono pienamente d'accordo con Lei e mi meraviglia il fatto che, pseudo storici dell'arte, improvvisati architetti, archeologi etc., non si rendono conto di quello che dicono! Non capiscono che la teoria del restauro è una materia scientifica, attestata da studiosi, quali Cesare Brandi, Bandinelli, R. Pane tanto per citarne qualcuno. Questi studiosi hanno studiato anni per scrivere la Carta italiana del Restauro, documento ancora insuperabile dal punto di vista teorico. Forse influenzato/i dall'avvocato L.B. Alberti, che nel 1400 all'incirca, aveva iniziato la teoria del restauro con l'intervento sul Tempio di Gisismondo Malatesta a Rimini? La differenza che l'Alberti ci ha lasciato dei trattati di architettura, pittura e scultura di una certa rilevanza culturale, quest'altro/i ci lasciano le chiacchiere di salotto, oppure vorrebbero diventare "imperatori"come Adriano!!Ricostruire il tempio poi mi chiedo con quale materiale originale? se lo stesso non è mai stato completato, peggio ancora se si falsifica l'anastilosi e quali materiali si dovrebbero impiegare? Complimenti per il suo eccellente e scientifico articolo. Un caro Saluto arch. Nicola Turco





8. Giuseppe in data 11/03/2018, 18:15:14

Povera Sicilia, in mano ai cultural chic, quelli che non visiteranno, per la supponenza dell'università più squalificata del pianeta, l'acropoli di Atene e Afrodisia, le cui ricostruzioni sono emblemi culturali e pilastro delle economie greca e turca.
Prima della guerra in Siria, l'anastilosi della Biblioteca di Celso ad Efeso portava a quel Paese quasi un miliardo di euro all'anno.
Quel tempio siceliota, più colossale della quarta delle sette meraviglie fissate da Antipatro di Sidone, ha dunque solo una sfortuna, quella di trovarsi a Castelvetrano e non in ogni altra parte d'Europa.
Giuseppe Cardillo, Firenze



Commenti dal post ufficiale su Facebook

9.Sara Alberti in data 19/01/2018 22:37:42

Che tristezza..



10.Daniela Arato in data 19/01/2018 22:41:24

Se proprio vuole lo andiamo a dire alla Lego che gliene fa uno tutto per lui.



11.Roberto Ciancaglini in data 19/01/2018 22:50:18

E lui ha il coraggio di dire capra agli altri?



12.Valeria Moscardin in data 19/01/2018 22:58:58

Paolo Mossa Idra



13.Dina Gatta in data 19/01/2018 23:39:13

Mi spiace ma non sono d' accordo , certo non sono nessuno e né rappresento se non me stessa , però perché non ripristinare quelle parti ove è possibile fare , senza lasciare in terra a macerare e a rovinare le colonne o quanto è rimasto del tempio .....non è peggio ? La ricostruzione del tempio E lascia stupefatti , magnifico si erge sulla collina tra il verde ..... un sogno, anche con il cemento



14. Michele Cusenza in data 19/01/2018 23:50:25

totalmente d'accordo con lei, spero che Sgarbi ci riesca. Il tempio E è magnifico e questo sarà altrettanto.



15. Fabrizio Fais in data 20/01/2018 01:58:00

D'accordo con voi! Io non ci vedo niente di male, anzi!! Se il restauro è fatto BENE ben venga!!



16. Maurizio Città in data 20/01/2018 05:17:53

Sono d'accordo con te Dina, ???? gioisco solo al pensiero di rivedere di.nuovo.in piedi quei templi ???



17. Francesca Guidetti in data 20/01/2018 05:41:21

Purtroppo la questione del restauro in anastilosi è complessa. Si potrebbe pensare essere un'operazione dal risultato appagante ma, se ci pensate bene, porterebbe ad un falso storico. Questo genere di operazioni non sono più riconosciute dalle Carte del Restauro. Meglio conservare l'esistente.



18. Dina Gatta in data 20/01/2018 07:42:27

Francesca Guidetti Rimaniamo incantati davanti alle ricostruzioni virtuali e abbiamo paura di accettare una ricostruzione, pre terremoto , anche se in anastilosi . Forse il costo sarà il vero problema , ma pensi il richiamo turistico in cambio Ed è l' unico modo per conservare l' esistente



19. Silvia Sparacello in data 20/01/2018 08:23:29

Non possiamo ricostruire senza la certezza di star mettendo quel concio proprio al punto giusto. Qualora possibile, le ricostruzioni si fanno, ma devono essere contestualizzate e certe! Non tutto deve o può essere ricostruito



20. Luigi Garribba in data 20/01/2018 09:21:42

Un margine d'incertezza resta sempre, in ogni operazione di restauro, per questo bisogna valutare pro e contro. Qui non si tratta d'integrare - lo spero - ma di ridare un senso a un cumulo di macerie che per motivi storici, logistici ed economici, mai nessuno si è preso la briga di studiare in maniera approfondita e di restaurare. Che valenza hanno se lasciate così? Certo, si tratta di un intervento lungo, costoso e complesso ma stiamo parlando di uno dei più grandi edifici dell'antichità. Possiamo permetterci di perderlo?



21. Dina Gatta in data 20/01/2018 09:51:47

Luigi Garribba Concordo...... in toto



22. Silvia Sparacello in data 20/01/2018 11:38:35

Quei conci non sono neanche tutti del tempio G con assoluta certezza ed è improssibile verificarlo! Non mancano gli studi e le ipotesi ma per ora non sono tali da garantire una ricostruzione se non digitale. Se mai, bisognerebbe prendersi cura del sito archeologico



23.Graciela Daneri in data 20/01/2018 00:18:55

Federico, tu sai que Io leggo tutto, mi sembra, col rispetto, una cosa bizantina...questa anastilosi, secondo me, é assoluttamente imposibile e inutile.



24.Graciela Daneri in data 20/01/2018 00:19:57

Daniela giocca con questo e mi piacce!



25.Enza Adriana Russo in data 20/01/2018 00:44:04

Pienamente d'accordo con quanto detto nell'articolo. Conosco bene questi luoghi, e non mi ci ritroverei più. Ormai le rovine sono storicizzate e così devono rimanere.



26.Gabriele Sanna in data 20/01/2018 00:50:19

Non sono per niente d?accordo lo stesso Partenone pian piano lo stanno ricostruendo nelle sue parti mancanti mi sembra una polemica assolutamente strumentale e di chiara matrice politica mi state deludendo



27. Maurizio Città in data 20/01/2018 05:21:19

Qui non si tratta di ricostruire e aggiungere parti mancanti ma quello.che è già in.loco e rimetterlo su così come doveva apparire qualche secolo fa'...ma poi che problema vi crea vedere ricomposta.una.meraviglia del passato? Proprio non capisco?



28. Finestre sull'Arte in data 20/01/2018 08:53:10

Guardi, dell'aspetto politico della vicenda ci interessa meno di niente: avremmo scritto lo stesso identico articolo se a proporre l'idea d'una ricostruzione fosse stato... chiunque. Noi valutiamo la questione da un punto di vista scientifico, ed è per questo motivo che abbiamo riportato le posizioni di Brandi e Bianchi Bandinelli



29. Gabriele Sanna in data 20/01/2018 10:15:45

Mi scusi allora criticare dal punto di vista scientifico ricostruire con le rovine in loco uno dei più grandi templi della Magna Grecia oltretutto con soldi privati non credo abbia tanto senso . Potrei citare centinaia di siti archeologici sparsi per il mondo che hanno subito questo processo diventando fruibili ed aiutando immensamente la conoscenza dell?arte antica .



30. Finestre sull'Arte in data 20/01/2018 11:55:31

Non è detto che se una cosa si fa nel resto del mondo significa che sia giusta, esistono anche decine di esempi di anastilosi sbagliate, arbitrarie e irrispettose



31. اجوستينو ستورنيولو دي كارو in data 20/01/2018 12:17:57

Fosse per me ricostruirei tutto. Poi finchè i progetti li fanno gli altri ... sò sempre sbagliati



32.Marco Sbrissa in data 20/01/2018 01:05:36

Sgarbi in un paese normale non verrebbe preso in considerazione nemmeno da sua madre.



33.Maurizio Città in data 20/01/2018 05:24:08

Qui non si tratta di ricostruire e aggiungere tout court parti mancanti ma quello che è già in loco e rimetterlo su così come doveva apparire qualche secolo fa' prima del terremoto che lo buttò giù...ma poi che problema vi crea vedere ricomposta.una.meraviglia del passato? Fosse anche solo una anastilosi per carità, e trattandosi tra l altro di un tempio incompiuto già in.età antica, si potrebbe rimettere su come poteva apparire in origine e potrebbe risultare anche didattico e istruttivo per noi e i nostri ragazzi (che spesso andiamo lì senza capire esattamente di che posto si tratti) oltre che magnifico da ammirare nella.sua "relativa" integrità. Scusate ma proprio non capisco che problema possa arrecare all'umanità una simile operazione se condotta con perizia tecnica, fedeltà e coerenza storica ?



34.Alessandra Bozzoli in data 20/01/2018 06:16:33

Allora buttiamo giù tutti i restauri dei monumenti se le rovine sono meglio..in assoluto disaccordo con le tesi dell'articolo. Oggi ci sono i mezzi per una restituzione accurata e il ricollocamento del pezzo originale, colmando le lacune con materiale distinguibile come hanno fatto nel Partenone.



35. Alessandra Bozzoli in data 20/01/2018 17:01:48

Credo che sia molto ma molto più semplice ricostruire un Tempio non finito e abbandonato che uno come il Partenone, riconvertito in chiesa cristiana in epoca bizantina, poi in moschea con tanto di minareto, poi polveriera..e naturalmente le prime fonti fotografiche sono dei primi del 900..



36.Alessandro Berutti in data 20/01/2018 06:17:30

Stefania



37.Alex Negri in data 20/01/2018 06:18:46

La storia viene continuamente riscritta. Meglio un falso di questo fascino che tante opere orrende buttate a caso in posti bellissimi (vedere Firenze). Tanti monumenti sono frutto di rifacimenti, ampliamenti, crolli, abbandoni, ricostruzioni. In sé l'idea mi piace, pur essendo un semplice turista. Il risultato finale non piacerà a prescindere ai puristi. Agli altri chissà, io sono fiducioso. Sgarbi è un potente (e prepotente), prevedo un bel braccio di ferro. È quello che ci girerà intorno a preoccuparmi di più. Intendo flotte di turisti provenienti da ogni angolo del globo, operazioni commerciali, wedding planners etc.



38.Serenella Lamponi in data 20/01/2018 06:39:25

Perfettamente d'accordo con l'articolo, è ormai storicizzata l'attuale situazione del tempio G, peraltro mai concluso in epoca storica. Tra l'altro in mancanza di una seria ipotesi di ricostruzione per mancanza effettiva di documenti, si rischierebbe di incorrere in un falso storico, che come tale non gioverebbe né all'estetica né alla scienza.



39.Amedeo Mattoscio in data 20/01/2018 06:40:27

Sarebbe un grave errore procedere con una ricostruzione, anche con anastilosi. Leggere Ruskin e ricordare le pessime ricostruzioni dell'800, del tutto arbitrarie



40. Fabrizio Biotec in data 20/01/2018 08:04:41

Si ma dall 800 ad oggi ne.sono cambiate di cose, ed abbiamo mezzi perpubblici indagare meglio il sito,.capirlo meglio e ricistruirlo meglio. Vanno riviste le ipotesi di partenza, se nell 800 ricostruire.originava un lavoro mal fatto oggi non e' piu vero, per cui perche' non ricostruire? L alternativa e' lasciare quattro sassi rotti a finire di essere rovinati dalle intemperie



41. Silvia Sparacello in data 20/01/2018 08:27:24

Ma senza fonti e certezze cosa si può ricostruire? Non parliamo di un monumento distrutto due anni fa di cui sappiamo tutto. In questo caso è troppo complesso e una ricostruzione incerta solo per appagare i nostri vizi snaturerebbe totalmente l'opera



42. Fabrizio Biotec in data 20/01/2018 08:36:10

Silvia Sparacello Si potrebbe fare qualcosa di innovativo, per esempio "interpolare", cioé creare un bel modello matematco in cui mettere tutti i tempi di quella forma, usare il processore per scomporre poi le forme del tempio in pezzi di rovina e poi riassemblarlo virtualmente, magari con un bell algoritmo MonteCarlo per minimizzare la incertezza. Alla fin fine, se si riesce a fare lo stesso lavoro con una struttura 3D di una proteina (cosa molto piu complessa di un tempio) perché non si puo´ farlo con il tempio? Davvero, abbiamo avuto 30 anni di progresso tecnologico pazzesco per le simulazioni e ricostruzioni e stiamo ancora fermi al principio dell´auctoritas "ma nell´800 ci han detto che cosí non si fa e quindi non lo faccianmo" anziché indagare perché alora era meglio di no ma oggi si potrebe?



43. Amedeo Mattoscio in data 20/01/2018 13:54:41

Quel tempio è morto da 1500 anni. La realtà ed il senso di quei luoghi da allora sono le rovine, quelle si che sono originali. Non possiamo essere artefici della costruzione di un falso storico solo perché abbiamo dei software o per marketing turistico.



44. Fabrizio Biotec in data 22/01/2018 15:37:44

Amedeo Mattoscio Colonia Ulpia Traiana eran quattro sassi diroccati sepolti dalle piene del Reno, oggi é il sito archeologico romano piú bello che io abbia mai visto ma soprattutto quello che insegna di piú la vita degli antichi romani, oltre che essere stato abbandonato e caduto in rovina del V secolo DC, piú o meno come Selinunte. Inoltre, ad occhio e croce, ha creato un beneficio economico molto lagiore che le rovine di Selinunte. https://en.wikipedia.org/wiki/Xanten







45.Nicoletta De Franceschi in data 20/01/2018 06:53:36

Marco Zindato



46.Gianni J Bellavita in data 20/01/2018 07:45:11

Poi magari andate in germaia e dite che berlino è bellla...



47.Paolo Solinas in data 20/01/2018 08:04:49

Polemica politica e palesemente strumentale.



48.Cesaralberto Cena in data 20/01/2018 08:09:23

Dite a quel puttaniere caprone ciarlatano di ricostruire i paesi terremotati.



49.Emiliano Riccobono in data 20/01/2018 08:20:00

Finestre sull'Arte peraltro le emerge dei beni culturali in Sicilia sono tante, come il rischio che la cattedrale di Agrigento crolli per dissesto idrogeologico (un esempio). Anche se fosse un?idea condivisibile, le priorità sarebbero molte altre.



50. Francesco Piagnani in data 20/01/2018 08:31:42

Questa è un'altra faccenda, perché gli investitori che rimetterebbero su il tempio forse non sarebbero disposti a cacciare manco una lira per la cattedrale



51. Emiliano Riccobono in data 20/01/2018 09:01:00

Il neoassessore si preoccupi di questo.



52. Finestre sull'Arte in data 20/01/2018 09:20:51

Appunto...



53. Dina Gatta in data 20/01/2018 09:58:10

Finestre sull' Arte ...... Sgarbi non durerà molto , come per ogni carica assunta , non vi preoccupate più di tanto ....e sarà un peccato per la Sicilia perdere un così vulcanico pensatore ....



54. Giovanna Ragionieri in data 20/01/2018 16:36:43

a Firenze un sindaco che poi ha fatto carriera propose alcuni anni fa di costruire la facciata di San Lorenzo secondo il progetto di Michelangelo e di "riportare alla luce" la Battaglia di Anghiari di Leonardo...



55. Emiliano Riccobono in data 20/01/2018 16:39:28

Giovanna Ragionieri è quindi un presagio?



56. Giovanna Ragionieri in data 20/01/2018 16:40:18

giudica tu... io mi limitavo a un paragone



57. Vito Reina in data 20/01/2018 20:17:17

Selinunte, è un sito con grande quantità di blocchi di tufo e non molto altro da dire dal punto di vista culturale. Le risorse(poche)economiche per la cultura dovrebbero essere impegnate per progetti che guardino oltre al puro aspetto economico.Non c'è bisogno di una Disneyland Siciliana che attragga il turismo per i mesi estivi. La cultura serve a un paese per fare crescere la società, e non a contemplare monumenti funerari. Meglio spendere soldi per restaurare e rendere fruibili i palazzi pubblici dei centri storici, e magari renderli fruibili a cittadini e associazioni culturali. I grandi progetti proposti per fare propaganda elettorale, sono inutili e dannosi e terreno fertile per il malaffare mafioso, soprattutto in Sicilia(io sono siciliano). Le cave di Cusa, a qualche chilometro da Selinunte, sono il sito di estrazione dei blocchi di tufo di cui sono fatti i templi. Dal punto di vista culturale sono più interessanti della citta che si intravede in lontananza.







58. Vito Reina in data 20/01/2018 20:19:20

Tecnica di estrazione con zappa.







59.Luigi Garribba in data 20/01/2018 08:26:46

Quindi, quei cumuli romantici e ?storicizzati? di rovine scarsamente leggibili, in fase di disfacimento, su cui non è mai stato effettuato un restauro serio e su cui, al momento resta di difficile attuazione anche un semplice diserbo, hanno più valore didattico e culturale di un'indagine estensiva eseguita con metodologie moderne e rigorose, comprendente, si auspica, un rilievo accurato, uno scavo su tutta l'area e infine il riposizionamento basato sui confronti con situazioni già studiate e sui calcoli eseguiti con l'ausilio di software di calcolo e di ricostruzione grafica (risorse che Brandi e Bianchi Bandinelli non avevano)?







60. Fabrizio Biotec in data 20/01/2018 08:39:00

completamente d accordo, come in qs altro mio comento qui sotto Si potrebbe fare qualcosa di innovativo, per esempio "interpolare", cioé creare un bel modello matematco in cui mettere tutti i tempi di quella forma, usare il processore per scomporre poi le forme del tempio in pezzi di rovina e poi riassemblarlo virtualmente, magari con un bell algoritmo MonteCarlo per minimizzare la incertezza. Alla fin fine, se si riesce a fare lo stesso lavoro con una struttura 3D di una proteina (cosa molto piu complessa di un tempio) perché non si puo´ farlo con il tempio? Davvero, abbiamo avuto 30 anni di progresso tecnologico pazzesco per le simulazioni e ricostruzioni e stiamo ancora fermi al principio dell´auctoritas "ma nell´800 ci han detto che cosí non si fa e quindi non lo faccianmo" anziché indagare perché alora era meglio di no ma oggi si potrebe?



61. Luigi Garribba in data 20/01/2018 09:08:52

Sia chiaro che resterebbe sempre un margine d'incertezza, dal momento che la documentazione coeva è quasi inesistente e il tempio non è mai stato completato. Tuttavia, appresa la lezione del passato e con il progredire delle tecnologie d'indagine, degli studi sull'architettura antica, scartando a priori le forzature ricostruttive e l'uso del cemento armato, non ha senso chiudere a priori verso uno studio approfondito e un auspicabile ricomposizione sia del Tempio G che di quello F adiacente. C'è necessità di fermare il processo di erosione dei blocchi, ridare forma a un monumento crollato i cui resti non raccontano nulla se non un terremoto e, secondariamente, anche fornire opportunità di lavoro a una moltitudine di archeologi di cui lo Stato continua ad ignorare l'esistenza



62. Finestre sull'Arte in data 20/01/2018 09:18:51

Perché non stiamo parlando di un monumento vivente sul quale un'operazione di questo tipo potrebbe anche avere un senso, stiamo parlando di un tempio crollato una quindicina di secoli fa, e che rimase incompiuto 2.400 anni fa. Secoli di storia che hanno agito sulle rovine e che, anche con le tecnologie più moderne ed evolute, non consentirebbero di rimettere in piedi un tempio simile a quello che crollò in epoca altomedievale. Senza contare che non abbiamo certezze su come dovesse apparire all'epoca il tempio, per cui anche l'ipotesi più verosimile sarebbe comunque arbitraria: non è un monumento crollato l'altro ieri, quindi noto e documentato con studi, immagini e rilievi. E senza contare che i "sette mesi" prospettati da Sgarbi sarebbero comunque del tutto insufficienti per un'operazione rigorosa. Tutte le carte del restauro indicano che il restauro deve avere fini conservativi, qui non si tratterebbe di conservare ma semplicemente di costruire una specie di grande richiamo per turisti che poco aggiungerebbe alla conoscenza scientifica



63. Luigi Garribba in data 20/01/2018 09:50:55

Concordo in parte con le vostre osservazioni. Un margine d'incertezza resta sempre, in ogni operazione di restauro, per questo bisogna valutare pro e contro. Qui non si tratta d'integrare o di ricostruire ex-novo - lo spero - ma di risollevare enormi blocchi di pietra e di ridare un senso a un cumulo di macerie che per motivi storici, logistici ed economici, mai nessuno si è preso la briga di studiare in maniera approfondita e di restaurare. Che valenza hanno se lasciate così? Trasmettere il racconto di una distruzione e del successivo abbandono? Non so fino a che punto quest'aspetto sia prevalente rispetto a una ricomposizione accurata, nella quale l?arbitrio e la creatività di archeologi e architetti dovrebbero essere oggettivamente mitigate da metodologie più accurate e meno fantasiose delle anastilosi del passato. E stiamo comunque parlando di uno dei templi più imponenti della storia dell'umanità. Piuttosto, come voi, resto scettico sulla reale affidabilità di Sgarbi e sui tempi assegnati a priori a un intervento lungo e affatto confacente ai tempi di 'ritorno' della politica. Queste sarebbero le incertezze maggiori







64.Metti Due Maria Cristina in data 20/01/2018 08:50:54









65.Gian Luigi Pepa in data 20/01/2018 09:07:42

L'arte da vivere, tutte le opere ristrutturate ed utilizzate per la cultura, le mostre, talmente rinforzate nella struttura da durare ancora nel tempo, ed i costi armottizzati dall'utilizzo, uno spazio che torna alla vita della comunità. Pensiamo al Colosseo che opera fantastica da ristrutturata che torna alla vita della città, come d'altronde l'arena di Verona viene utilizzata per concerti ....



66.Giovanni Rossi in data 20/01/2018 09:35:46

"Invece, ricostruendo, come si è fatto, senza prima aver eseguito il rilievo dei frammenti pezzo per pezzo, si sono distrutte le possibilità di accertamento e di studio di quei particolari strutturali dell?architettura antica, che sono ancora oggetto di indagine e di discussione,..." Dunque se si fosse eseguito il rilievo dei frammenti pezzo per pezzo sarebbe andato bene?



67.Gian Luigi Pepa in data 20/01/2018 09:59:52

ristrutturazione in anastilosi è la "ricomposizione di esistenti parti smembrate con l'aggiunta eventuale di quegli elementi neutri che rappresentino il minimo necessario per integrare la linea e assicurare le condizioni di conservazione" e la qualifica come l'unica scientificamente accettabile: ogni integrazione che dovesse rendersi necessaria deve risultare distinguibile dalle parti antiche, al fine di non offuscare la leggibilità (analisi ricercata).



68.اجوستينو ستورنيولو دي كارو in data 20/01/2018 10:00:14

Una domanda. Ma fino a quale secolo esattamente tutto quello che scrivevano Brandi e Bianchi Bandinelli dovrà essere legge assoluta ?



69. Lucrezia Adamo in data 22/01/2018 09:03:58

Fino a quando ci saranno storici dell'arte,archeologi e restauratori non corrotti che attueranno sempre e solo per il bene PUBBLICO E COMUNE. io sono una di queste!



70. اجوستينو ستورنيولو دي كارو in data 22/01/2018 09:46:01

Perché chi ha una idea diversa da Brandi è automaticamente corrotto ...



71.Giuseppe Garufi in data 20/01/2018 11:10:49

Viollet-Le-Duc non avrebbe dubbi sul da farsi. :-D



72.Paola Patrizia Sciaccaluga in data 20/01/2018 13:04:44

Già, a quando Disneyland?



73. Lucrezia Adamo in data 22/01/2018 09:04:29

Ci siamo già arrivati



74.Dall'asta Andrea in data 20/01/2018 21:48:33

per carità ---- io ricostruirei subito... non diventiamo necrofili del passato...



75.Luca Lista in data 21/01/2018 15:56:06

Salve a tutti, non sono esperto di arte e archeologia, ma mi farebbe piacere capire di più (e lo dico augurandomi di non avviare una polemica, ma una discussione) sulle argomentazioni che sono state riportate nell'articolo. A me pare che esistano due tipi di problemi: 1. la possibilità tecnica di ricostruire il tempio in maniera fedele, o almeno quanto più vicino possibile, all'originale (o anche alle intenzioni originali, visto che ho letto che il tempio era in parte incompiuto) 2. l'opportunità di compiere questa operazione, perché il valore del tempio ricostruito sarebbe inferiore allo stesso disposto rovinosamente come è ora. Sulla prima ipotesi, credo che le tecniche moderne di scan 3D e di modellizzazione al computer potrebbero permettere molti passi avanti rispetto alle ipotesi di anni fa. Ma mi rendo conto che l'operazione potrebbe essere comunque difficile. Ammettiamo, però, che ci siano i mezzi per ottenere una realizzazione fedele, almeno in buona approssimazione. A questo punto, capisco che, anche se fosse possibile ripristinare l'esatta collocazione originaria, l'obliterazione della "storia" rappresentata dalla collocazione delle macerie attuali, riportate in vari dipinti, verrebbe considerata una perdita. A parte che l'attuale collocazione, dovuta al caso e a come sono crollati i vari pezzi, potrebbe essere millimtetricamente registrata, per cui l'operazione potrebbe essere fatta in modo da essere reversibile, seppur ipoteticamente, mi sfugge come un ammasso di blocchi di pietra, che dice molto poco al visitatore (io ci sono stato), possa essere considerato di valore superiore ad una sistemazione il più vicino possibile a quella originaria. Ho visto diversi restauri moderni di reperti antichi nei quali si cerca, almeno parzialmente, di ricollocare i pezzi nella loro posizione originaria, e mi pare che offrano al visitatore molto di più dei semplici pezzi disposti a caso. Mi farebbe piacere capire di più, perché è evidente che certe argomentazioni degli esperti mi sfuggono, probabilmente perché attribuisco valore diverso ai diversi possibili risultati, rispetto a chi sta scrivendo.



76.Laura Pitscheider in data 21/01/2018 19:14:06

Perchè non lo ricostruiscono a Las Vegas? Lì ricostruiscono tutto...sono riusciti a inventarsi persino una copia di Bellagio...?mentre a Palm Beach mi hanno portata a visitare una Calle Veneziana persino, con la muffa finta sul davanzale di una finestra ,in perfetto stile ...???NuovoAntico



77.Lorenzo Miotto in data 21/01/2018 21:47:00

Sarebbe bellissimo! Solo pensare alle dimensioni sarebbe colossale!





Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Seicento     Rinascimento     Barocco     Ottocento     Cinquecento     Firenze     Novecento     Quattrocento     Genova     Roma     Riforme    

Strumenti utili