Genova, sulle clamorose dimissioni del giovanissimo assessore alla cultura Elisa Serafini


Riflessioni sulle dimissioni di Elisa Serafini dal ruolo di assessore alla cultura del Comune di Genova.

Hanno del clamoroso le dimissioni di Elisa Serafini dal ruolo di assessore alla cultura del Comune di Genova. Clamorose, certo, ma non così imprevedibili: Elisa Serafini rappresentava una delle punte più moderate d’una giunta, quella guidata dal sindaco Marco Bucci, molto orientata a destra e con una forte componente leghista (Serafini, alle elezioni, s’era candidata con la lista civica collegata al sindaco, e al suo attivo ha una militanza nella “Giovane Italia”, il movimento giovanile del PDL, ma dal 2011 non è più iscritta ad alcun partito). Gli attriti con la giunta sono stati quindi inevitabili, e tali dissidî paiono esser alla base della sua decisione d’abbandonare il ruolo d’assessore, anche se non è noto quale sia stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il quotidiano Genova Today lascia trapelare l’indiscrezione secondo cui a spingere l’assessore alla sua decisione potrebbe esser stata una battuta sessista del sindaco Bucci circa “un’eventuale collaborazione tra Serafini e l’ex presidente del Festival della Scienza, Manuela Arata”: Serafini e Arata stavano infatti lavorando alla creazione d’un “museo del jeans”, che forse rimarrà comunque nell’agenda del Comune, malgrado le dimissioni dell’assessore. Certo è che gli scontri andavano avanti da tempo, e l’esponente del Movimento 5 Stelle Luca Pirandoni, dalle colonne del Secolo XIX, punta il dito contro la scarsa propensione del sindaco a fare squadra, che avrebbe causato situazioni d’incomprensione con l’assessore (a cominciare dalla questione del mancato patrocinio al Gay Pride di Genova: Serafini, infatti, aveva dato parere positivo, in quanto da sempre impegnata nelle battaglie contro l’omofobia, ma la giunta ha poi optato per non concedere il patrocinio alla manifestazione).

Questo, almeno, è quanto la vulgata suggerisce (però non dimentichiamo che, per quanto moderata Elisa Serafini possa esser considerata, non ha comunque mai fatto mistero di sposare appieno la ferale linea di Bucci secondo cui “tutto ciò che non è misurabile è inutile”: come se la cultura fosse solo un fatto di numeri e denari, e non un mezzo per lo sviluppo di senso di cittadinanza, pensiero critico e inclusione, tutti aspetti difficilmente quantificabili). Tuttavia, forse occorre aggiungere un elemento: tocca domandarsi quali risultati abbia raggiunto Elisa Serafini durante il suo mandato. I visitatori dei musei civici sono sì aumentati, forse soprattutto per effetto degl’investimenti sulla promozione e la comunicazione delle domeniche gratuite e del trend generale che, tra 2017 e 2018, ha visto incrementare i visitatori dei musei in quasi tutta Italia. Dall’altro lato abbiamo però il disastro di Villa Croce, le cui scaturigini non sono ovviamente da imputare all’azione di Serafini, ma c’è anche da dire che la gestione della vicenda da parte sua non è stata proprio delle più esaltanti, e probabilmente anche il conservatore più retrivo e reazionario si farebbe due domande dopo aver visto un piccolo gioiello dell’arte contemporanea trasformato in una specie di circolo ricreativo, senza che ci siano idee per il futuro. Abbiamo poi avuto l’annullamento del festival Cresta, un’importante occasione per fare cultura dal basso e che quest’anno il Comune ha completamente azzerato, e ci sono state le discutibili nomine del Comune nel consiglio direttivo di Palazzo Ducale (nel consiglio del principale istituto culturale genovese il Comune ha indicato un ingegnere e professore di dialetto che s’autodefinisce strenuo “difensore della genovesità”, e un esponente della destra identitaria privo di significative esperienze in fatto di gestione di musei e luoghi della cultura, senza calcolare, ovviamente, la discussa nomina a presidente di Luca Bizzarri). È probabile che il maggior risultato per cui Elisa Serafini verrà considerata, è l’aver consentito ai dipendenti dell’ufficio cultura del comune di portare con sé il proprio cane sul posto di lavoro.

Elisa Serafini
Elisa Serafini, foto tratta dalla sua pagina Facebook

Ad ogni modo Serafini, con un post su Facebook, ha confermato il suo gesto, ha rivendicato i risultati della sua attività (quali che siano, dato che non li ha specificati) e ha dato alcune indicazioni circa ciò che farà in futuro: “Insieme abbiamo innovato, prodotto risultati, commesso anche molti errori, ma quello che più mi rende felice è che abbiamo potuto seminare le condizioni perché potessero finalmente scardinarsi alcuni tra i più dannosi sistemi clientelari che infestavano le nostre politiche pubbliche. Chi ha seguito la mia attività politica e amministrativa lo sa: spesso ho infranto veti, calpestato interessi speciali, ed è vero, ho fatto arrabbiare qualcuno, ma ho provato sempre a perseguire l’interesse generale, che poi, se ci pensiamo, è l’unico che conta. Ho sempre pensato che l’innovazione fosse un processo che miete vittime e sancisce vincitori: è la distruzione creativa che spaventa chi desidera un mondo sempre uguale, sempre ’suo’. Un mondo che io, ho provato - da sempre - a contrastare. Ho interpretato quindi il mio ruolo come quello di un commissario. Grazie alla fiducia dei cittadini, abbiamo potuto ridurre costi, aumentare le performance, rinnovare processi e contenuti, e, infine, ho potuto condurre battaglie di coscienza politica, le cui cicatrici sono oggi indelebili su questa lettera. Ma proprio per questo, che rifarei altre cento volte. Non avevo, e non ho ancora, abbastanza esperienza o maturità per capirlo, e probabilmente per accettarlo. Ma oggi più che mai comprendo quanto mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco, e che permettono, alla fine, di poter realizzare la propria ’mission’. Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. [...] Come si dice in questi casi, farò un ’passo di lato’, perché il mio impegno per rinnovare le politiche pubbliche, e per sostenere il nostro territorio, le battaglie di libertà, di merito, e di trasparenza, assumerà altre forme, ma non finirà mai. Da alcuni mesi lavoro alla realizzazione del primo ’incubatore’ di politiche pubbliche. Un centro studi che possa aiutare gli amministratori di tutta Italia, a realizzare soluzioni efficaci sui territori. Quello sarà, da domani, il mio unico progetto pubblico. Per il resto, io mi fermo qui. Tornerò a essere un politico ’di passione’, e non di professione, come scriveva Max Weber”. Elisa Serafini ha inoltre voluto ringraziare il sindaco per la fiducia dimostratale.

Adesso c’è da domandarsi chi prenderà il suo posto, o se sarà il sindaco ad assumere la delega alla cultura, com’è spesso accaduto in casi simili. In ogni caso Genova non può più permettersi passi falsi, ne va della reputazione della città.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Daniela in data 23/07/2018, 18:55:51

Non avevo e non ho abbastanza esperienza... dice l'assessore dimissionario. Difficile avere esperienza per decidere sulla gestione dei numerosi musei genovesi (in gran parte civici) e delle scelte culturali di una città importante come Genova, alla sua età. Quanto a Bizzarri basti citare una delle sue ormai celebri frasi: 'la cultura deve essere
divertente'. Divertente non significa comica.
Grazie Federico per le tue riflessioni, tu hai avuto il coraggio di scrivere ciò che pensi, a Genova il dissenso non ha voce .







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