Il panorama culturale del territorio piemontese ha visto negli ultimi anni il consolidamento di un progetto strategico denominato MUVV, acronimo che identifica la rete dei Musei di Vercelli e Varallo. Questa iniziativa nasce dall’esigenza di strutturare un sistema museale che sia allo stesso tempo più competitivo, integrato e facilmente identificabile da parte del pubblico nazionale e internazionale. Le istituzioni coinvolte racchiudono storie molto diverse tra loro, spesso ospitate all’interno di residenze storiche che nel corso dei decenni sono state riconvertite in spazi espositivi di rilevanza artistica. Il progetto si snoda geograficamente dalla pianura vercellese fino ai rilievi montuosi della Valsesia, ponendosi come obiettivo primario la tutela del patrimonio e l’incremento dell’attrattività turistica e culturale della regione. I protagonisti di questa unione sono il Museo “Francesco Borgogna”, il Museo “Camillo Leone”, il Museo del Tesoro del Duomo e il Museo Civico Archeologico “Luigi Bruzza” di Vercelli e i due musei che hanno sede nel Palazzo dei Musei di Varallo (ovvero la Pinacoteca Civica e il Museo di Storia Naturale “Pietro Calderini”), i quali hanno ufficializzato la loro collaborazione davanti al pubblico il primo ottobre del 2019. Questo traguardo è stato il risultato di un percorso iniziato già nel 2017, grazie al sostegno e all’impulso della Fondazione CRV e della Compagnia di San Paolo, che hanno favorito l’analisi delle necessità e delle potenzialità di crescita delle singole realtà.
L’idea di una rete formale ha trovato terreno fertile in collaborazioni spontanee già attive nel passato, specialmente nell’ambito della didattica e dell’organizzazione di eventi speciali tra le istituzioni di Vercelli. Progetti sperimentali come quello dedicato alle visite teatralizzate avevano già dimostrato l’efficacia del lavoro comune, così come i naturali collegamenti artistici legati alla figura di Gaudenzio Ferrari avevano creato ponti culturali tra le collezioni cittadine e quelle di Varallo. All’interno di questo sistema, il Museo Francesco Borgogna rappresenta una tappa fondamentale per la comprensione dell’arte italiana e internazionale tra il XV e il XXI secolo. La struttura, che ha aperto i battenti nel 1908 in un palazzo neoclassico, custodisce decine di opere distribuite su tre livelli. Il percorso espositivo si configura come una narrazione storica che attraversa pittura, scultura e arti grafiche, mantenendo in alcune sale l’atmosfera della casa-museo originaria voluta dal fondatore Antonio Borgogna (il museo, per sua volontà testamentaria, è dedicato al padre Francesco). Antonio Borgogna, avvocato e filantropo vissuto nell’Ottocento, dedicò la propria esistenza al collezionismo e ai viaggi, riportando testimonianze estetiche da Europa, Medio Oriente e Nord Africa con l’intento di educare al bello la cittadinanza. Tra i capolavori conservati spiccano le pale d’altare rinascimentali, le opere del divisionista Angelo Morbelli (tra cui la celeberrima Per ottanta centesimi!) e le imponenti tele di Giuseppe Cominetti, incluso il suo capolavoro, I conquistatori del sole.
Parallelamente, il Museo Camillo Leone narra la storia di Vercelli dalle sue radici più antiche fino all’epoca moderna. L’istituzione trae origine dal lascito del notaio Camillo Leone all’inizio del Novecento e si articola in due edifici storici: la cinquecentesca Casa Alciati e il settecentesco Palazzo Langosco. Questi volumi architettonici sono uniti da un corpo di fabbrica risalente al 1939, dove trova spazio la sezione archeologica con importanti reperti di epoca romana. Le sale di Palazzo Langosco ospitano invece collezioni eterogenee che spaziano dalle maioliche ai vetri delle più celebri manifatture italiane, includendo arredi di pregio, abiti d’epoca e armi che coprono un arco temporale dal medioevo all’Ottocento. Di particolare rilievo sono il cofanetto del cardinale Guala Bicchieri e il patrimonio librario della biblioteca antica, che vanta ventimila volumi tra manoscritti miniati e incunaboli. Il percorso si conclude con una rassegna dedicata all’oreficeria tradizionale del territorio vercellese.
La rete comprende anche il Museo del Tesoro del Duomo, situato nel Palazzo Arcivescovile, che custodisce una delle collezioni di oggetti sacri più significative a livello internazionale. L’esposizione permette di approfondire la storia dell’evangelizzazione in Piemonte attraverso reliquiari, oreficerie databili tra il VII e il XVII secolo e preziosi tessuti liturgici. Un elemento di eccezionale importanza è la copia anastatica del Vercelli Book, un codice in lingua anglosassone risalente alla fine del X secolo, che testimonia la fitta rete di scambi culturali dell’epoca. La narrazione museale include anche i resti del restauro del Crocifisso ottoniano della Cattedrale e le cosiddette Sale del Papa, dove sono conservati arredi e opere legati al profondo legame storico tra la città e il papato. A completare il quadro delle istituzioni vercellesi vi è il MAC, il Museo Archeologico Civico intitolato a Luigi Bruzza. Questa struttura raccoglie oltre seicento reperti derivanti da scavi urbani degli ultimi trent’anni, offrendo una visione chiara dell’evoluzione dell’abitato. Il percorso parte dalle testimonianze dei Libui, popolazione celtica originaria, per poi descrivere l’integrazione con il mondo romano, i cambiamenti urbanistici, le pratiche funerarie e le dinamiche economiche fino al periodo tardoantico.
Spostandosi verso la Valsesia, il Palazzo dei Musei di Varallo rappresenta il cuore artistico e scientifico della valle, dove l’arte e la natura convivono dalla metà dell’Ottocento. La Pinacoteca di Varallo, istituita nel 1886, è strettamente legata all’esperienza estetica del Sacro Monte. Le sue sale ospitano sculture provenienti dal complesso monumentale e dipinti di maestri come Gaudenzio Ferrari, Bernardino Lanino e Tanzio da Varallo (tra cui i due David ovvero i suoi due capolavori), coprendo un periodo che va dal XV al XIX secolo. La collezione si arricchisce di una sezione dedicata alle maioliche italiane e di recenti acquisizioni come la raccolta Remogna, che include opere di Camillo Procaccini, di Tanzio da Varallo, di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Nello stesso edificio si trova il Museo di Storia Naturale Pietro Calderini, fondato nel 1867 con finalità prettamente didattiche e scientifiche. Le sue collezioni spaziano dalla geologia alla zoologia, includendo un importante erbario e una sezione archeologica con reperti egizi ed etruschi. Recentemente riallestito, il museo mantiene il suo carattere ottocentesco pur adottando percorsi moderni rivolti alle nuove generazioni.
Oltre alla conservazione e all’esposizione, la rete MUVV è attiva nella promozione di una cultura accessibile e inclusiva. Gli obiettivi della rete includono l’abbattimento di ogni forma di barriera, sia essa fisica, sociale o culturale, per contrastare i fenomeni di isolamento contemporaneo. L’educazione permanente è un pilastro fondamentale, attuato attraverso l’organizzazione di seminari, conferenze, concerti e mostre tematiche che puntano a coinvolgere un pubblico di ogni fascia d’età. Per le famiglie, i musei della rete predispongono attività specifiche come laboratori creativi, letture animate e percorsi ludici coordinati da personale esperto, con l’intento di favorire la condivisione di tempo di qualità in un contesto educativo. Anche il mondo della scuola trova in MUVV un interlocutore privilegiato, grazie alla varietà delle collezioni che si adattano ai programmi di ogni ordine e grado. L’offerta didattica può essere personalizzata ed è accessibile sia in presenza che attraverso strumenti digitali, e i musei fungono da sedi accreditate per tirocini formativi e percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.
La rete si rivolge con attenzione anche al mondo della ricerca, garantendo a studiosi e accademici l’accesso ad archivi, biblioteche e materiali conservati nei depositi, previa prenotazione. Esistono convenzioni con diversi atenei per lo sviluppo di tesi di laurea e collaborazioni scientifiche continuative. Parallelamente, MUVV offre i propri spazi per l’organizzazione di eventi privati, convention aziendali e campagne fotografiche, compatibilmente con le esigenze di tutela del patrimonio storico. Le guide abilitate sono incoraggiate a operare all’interno dei siti della rete, che offre supporto logistico per la gestione di gruppi e la personalizzazione degli itinerari sul territorio.
Il futuro della rete MUVV è orientato verso una progettazione sempre più condivisa, che veda i musei come motori di sviluppo per l’intera comunità locale. La visione a lungo termine punta a trasformare queste istituzioni in centri di coinvolgimento attivo, capaci di valorizzare il legame tra il passato storico e le sfide del presente. Attraverso il sostegno degli enti finanziatori e la collaborazione costante tra le diverse direzioni museali, la rete mira a consolidare il proprio ruolo di punto di riferimento culturale al servizio della collettività. La sinergia tra le realtà di pianura e quelle montane permette di offrire una visione d’insieme del patrimonio vercellese e valsesiano, rendendo la cultura un elemento centrale dell’identità territoriale. Questo approccio sistemico m mira a garantire non solo una migliore gestione delle risorse, ma anche una capacità di innovazione che le singole istituzioni difficilmente potrebbero raggiungere autonomamente. Ogni attività proposta, dalle grandi esposizioni temporanee ai piccoli laboratori per l’infanzia, viene inserita in una cornice di senso che vuol continuare a vedere il museo come un luogo vivo e aperto al dialogo.
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