Il Museo Oceanografico di Monaco: un secolo di esplorazioni e meraviglie sottomarine


Dai fondali mediterranei alle barriere coralline tropicali, il Museo Oceanografico di Monaco coniuga ricerca scientifica, conservazione delle specie e innovazione tecnologica, offrendo esperienze immersive per adulti e famiglie.

Il Museo Oceanografico di Monaco rappresenta una delle istituzioni più prestigiose e antiche dedicate al mondo sottomarino, e oltre a essere uno dei siti più visitati del Principato di Monaco, spesso ragione del viaggio, funge anche da ponte tra la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del grande pubblico. Questa imponente struttura, che domina il maredall’alto delle scogliere della rocca di Monaco-Ville, è stata concepita con l’obiettivo primario di favorire la comprensione e il rispetto degli oceani, un impegno che prosegue ininterrottamente da oltre un secolo. L’edificio stesso è un capolavoro architettonico in stile neobarocco, la cui costruzione ha richiesto undici anni di lavori prima dell’inaugurazione ufficiale avvenuta il 29 marzo 1910.

Progettato dall’architetto Paul Delefortrie (Tourcoing, 1843 – Amiens, 1910), il museo si estende su circa 6.000 metri quadrati ed è costruito sul fianco di una scogliera alta 85 metri, con un’imponente vista sul litorale sottostante. Per la sua realizzazione sono stati impiegati materiali pregiati come la pietra bianca di La Turbie e il calcare proveniente da Brescia, utilizzati per le colonne monumentali e l’imponente facciata esterna.

La nascita di questo “tempio del mare” è totalmente legata alla figura del principe Alberto I (Parigi, 1848 – 1922), noto come il “principe navigatore”, il quale trasformò la sua passione per l’oceanografia in una missione di vita dopo aver condotto ventotto spedizioni scientifiche tra il 1884 e il 1915. L’idea di creare un laboratorio permanente di biologia marina e uno spazio espositivo maturò nel sovrano in seguito al successo ottenuto dalla presentazione delle sue collezioni scientifiche all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. Oggi il museo non è solo un luogo di esposizione, ma è gestito dall’Istituto Oceanografico, una fondazione che coordina anche la Maison de l’Océan a Parigi e collabora attivamente con la Fondation Prince Albert II de Monaco, istituita nel 2006 per proseguire l’opera di protezione ambientale avviata dai predecessori.

Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely
Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely

L’esperienza dei visitatori inizia dai celebri acquari, che ospitano una collezione vastissima composta da circa 6.000 esemplari appartenenti a 350 specie diverse di pesci e invertebrati. Uno degli elementi di maggiore richiamo è senza dubbio la laguna degli squali, una vasca monumentale profonda sei metri e protetta da vetri spessi trenta centimetri, progettati per resistere alla pressione dell’acqua senza distorcere la visione delle creature che vi nuotano. In questo spazio, i visitatori possono osservare da vicino diverse specie di predatori marini e comprendere il loro ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio biologico. Accanto ai grandi predatori, il museo dedica ampie sezioni agli ecosistemi tropicali, dove la barriera corallina è protagonista con i suoi colori vivaci e la simbiosi tra innumerevoli piccoli organismi.

L’istituzione rivolge una particolare attenzione anche alle specie endemiche del Mediterraneo, svelando curiosità su creature come il polpo, un maestro del mimetismo, o la nacchera e la cernia bruna, che figurano tra le specie protette ospitate nelle vasche. Un’area dedicata all’odissea delle tartarughe offre uno spazio all’aperto dove seguire il percorso di questi antichi rettili e approfondire le sfide legate alla loro sopravvivenza in un ambiente sempre più fragile. Rifugio per specie in pericolo, il Centro di cura delle tartarughe, inaugurato nel 2019, rappresenta un simbolo delle missioni dell’Istituto Oceanografico. Situato come estensione del museo, ai margini dei giardini Saint-Martin, accoglie soprattutto tartarughe ferite, ma può ospitare anche progetti dedicati alla tutela della biodiversità, come iniziative su cavallucci marini o sulla grande madreperla.

La filosofia del museo è orientata a un’etica della conservazione che privilegia la riproduzione interna degli animali per limitare i prelievi in natura; molti degli esemplari visibili, come i pesci pagliaccio e i cavallucci marini, sono nati infatti direttamente nella nursery dell’istituto. Questo impegno per la biodiversità si estende anche a programmi internazionali di conservazione, come quello rivolto all’Apogon delle isole Banggaï, un pesce indonesiano minacciato dalla pesca eccessiva.

Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely
Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely

Oltre agli spazi dedicati alla fauna, il Museo Oceanografico custodisce una ricchezza inestimabile di reperti storici e strumenti scientifici, molti dei quali sono prototipi originali utilizzati durante le prime campagne del principe Alberto I. Viene presentato il suo laboratorio di lavoro originale, affiancato da ologrammi che ne ricostruiscono la figura e illustrano le scoperte e le spedizioni. Nella sezione superiore dell’esposizione, un’area è dedicata al principe Alberto II, focalizzata sulla tutela degli oceani e sulle sue missioni scientifiche. L’area denominata “Monaco e l’Oceano” permette al pubblico di immedesimarsi negli esploratori del passato, ripercorrendo l’impegno dei sovrani monegaschi attraverso documenti d’archivio e una scenografia che include una nave stilizzata lunga 27 metri. I visitatori possono salire a bordo dello yacht del Principe Ranieri III, Deo Juvante II (“Con l’aiuto di Dio”, motto del Principato di Monaco). Accompagnati dalla voce di S.A.S. la Principessa Stéphanie, attraversano quattro spazi intimi ed esplorativi, che rivelano le diverse sfaccettature del Principe e la sua passione per il Grande Blu.

Una delle sale più originali è “Oceanomania”, una vera collezione di curiosità creata dall’artista Mark Dion, dove convivono scheletri, fossili, modelli di scafi e scafandri storici, tutti provenienti dalle riserve del museo, in un’atmosfera che richiama le antiche biblioteche e il fascino dell’uomo per l’ignoto marino. L’evoluzione tecnologica ha permesso al museo di integrare esperienze interattive e digitali che proiettano i visitatori nel futuro della conservazione: il Museo Oceanografico di Monaco, si può dire, è uno dei musei più tecnologici d’Europa. Lo spazio dispone di un’unica sala immersiva, attualmente dedicata all’esposizione Mediterraneo 2050, che propone un’immersione a bordo di un sottomarino nell’area Pelagos. In precedenza, la mostra Missione Polare accompagnava i visitatori attraverso la banchisa, chiudendo le sue porte il 5 gennaio 2025. Nel 2020, l’esposizione Immersione li trasportava invece nel cuore della Grande Barriera Corallina australiana. Chi desidera un approccio ancora più tecnologico, l’animazione ImmerSEAve VR consente di immergersi virtualmente nelle aree marine protette utilizzando visori di realtà virtuale di ultima generazione.

L’aspetto educativo è centrale in ogni attività proposta, con un occhio di riguardo per le famiglie e i visitatori più giovani. Durante i fine settimana e le vacanze scolastiche, il museo organizza sessioni didattiche che permettono di interagire con la fauna locale attraverso una vasca tattile, dove è possibile toccare specie come granchi, stelle marine, cetrioli di mare sotto la guida di esperti. Esistono inoltre attività ludiche come un gioco di fuga a tema oceanico, che stimola il brainstorming e la risoluzione di enigmi legati ai segreti del mare. Per completare l’esperienza, la terrazza sul tetto dell’edificio offre non solo un’area relax con ristorante, ma anche un’area giochi per bambini a forma di balena, una veduta panoramica senza eguali sul Principato di Monaco e sul litorale circostante offre una prospettiva dall’alto sull’elemento naturale cui l’istituzione è interamente dedicata. Dalla terrazza si possono ammirare, con un solo sguardo da est a ovest, tre paesi: l’Italia fino a Sanremo, Monaco e la Francia.

Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely
Il Museo Oceanografico. Foto: ©BenjaminVergely

Il legame tra il museo e la scienza è stato consolidato negli anni anche da figure di rilievo internazionale come il comandante Jacques-Yves Cousteau, che ha diretto l’istituzione dal 1957 al 1988, promuovendo una politica marittima ambiziosa e portando la causa della protezione delle specie marine all’attenzione globale. Questo patrimonio di conoscenze è oggi accessibile a oltre 600 mila visitatori ogni anno, che confermano il ruolo del museo come punto di riferimento mondiale per l’oceanografia. La struttura è stata inoltre resa completamente accessibile e segue standard di ecosostenibilità, riflettendo nei fatti i valori di rispetto per l’ambiente che promuove attraverso le sue esposizioni. Visitare questo luogo significa non solo ammirare la bellezza delle creature acquatiche, come l’imponente scheletro di balena da 2,8 tonnellate sospeso nella sala immersiva e probabilmente l’attrazione più famosa dell’intero museo, ma anche comprendere l’evoluzione dell’inventiva umana nello studio degli abissi.

Si può dire che il Museo Oceanografico di Monaco agisca come una grande memoria storica che, partendo dalle scoperte del diciannovesimo secolo, cerca di interpretare e proteggere le sfide del ventunesimo. Attraverso l’arte contemporanea, la fotografia e le esposizioni temporanee che hanno visto protagonisti artisti del calibro di Damien Hirst o Marc Quinn, il museo continua a rinnovare il proprio linguaggio per parlare a generazioni diverse. L’obiettivo resta quello di trasformare ogni ospite in un consapevole esploratore del mare, capace di riconoscere l’importanza di questo ecosistema per la sopravvivenza del pianeta intero.


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